Pulizia etnica dei palestinesi con le colonie ebraiche

Nessuna pace si è rivelata fino ad oggi irraggiungibile come quella fra Israele e i Palestinesi. E tra i fallimenti di Barack Obama negli otto anni della sua politica estera, questo è probabilmente il più rilevante. Per i  riflessi che può avere avuto sulla difficile crisi medio orientale, più grave della mancata chiusura del carcere di Guantanamo. Tutti sanno che solo una giusta pressione americana, non soltanto morale, sul governo israeliano per indurlo a condividere non solo a parole  la soluzione dei due Stati  – o perlomeno a non ostacolarla con una escalation dell’occupazione coloniale in Cisgiordania – avrebbe fatto la differenza. D’altronde nessuna presidenza è mai riuscita a superare il veto della potentissima lobby filo-israeliana degli Stati Uniti. E con Trump alla Casa Bianca sarà probabilmente peggio.  (nandocan) 

 

***di Mimmo Lombezzi, 8 gennaio 2017* – I quattro soldati di leva massacrati dal camion kamikaze di Talpiot avevano 20 anni e facce da ragazzini.
Per spiegare la loro morte, Netanyahu ora evoca l’Isis (come Erdogan evoca i Kurdi per qualsiasi atto di terrorismo che colpisca la Turchia) ma c’è una differenza radicale fra i camion-kamikaze che hanno insanguinato Nizza, Berlino o Istanbul e la ‘road-jihad’ che ha fatto strage in Israele : nei primi tre casi le vittime erano dei civili, spesso dei turisti, mentre a Gerusalemme erano dei militari , in un paese in cui l’occupazione militare delle terre palestinesi non solo dura da decenni, ma, grazie ai coloni, si espande ogni giorno che passa.

Quello che è avvenuto Gerusalemme è orrendo, come sono orrende le uccisioni di ragazzini durante le sassaiole o le esecuzioni a freddo di attentatori palestinesi ( almeno 14 da quando è iniziata l’ “Intifada dei coltelli”) , ma questa scia di sangue non si fermerà finché Israele resterà ostaggio dei ‘settlers’ e di chi li rappresenta, finché l’occupazione di quello che sulla carta avrebbe dovuto essere lo “stato palestinese” aggiungerà altre umiliazioni a quella che dura dal 1967.
Sul piano militare i palestinesi sono stati sconfitti molti anni fa ma lo “stato di guerra” non è mai finito .
Gli israeliani la combattono con i caccia, i palestinesi con i coltelli, come a Hebron, o con i camion-kamikaze.

“L’Intifada dei coltelli” è stata quella sì, un’ondata di terrorismo “jihadista”, perché venivano scannati anche i civili, anziani rabbini, donne di 42 anni o bambini di 13, ma era
di qualcosa di totalmente diverso dagli attacchi ai militari, che ci sono sempre stati e che continueranno sin che continuerà l’occupazione.
Lo storico Uri Avneri aveva scritto che i coloni ormai sono un decimo della popolazione israeliana e nessuno stato è in grado di “ritirare” un decimo della sua popolazione per restituire a un sempre più ipotetico ‘stato palestinese’ la terra occupata.
La ” Pulizia etnica ” della Palestina – di cui parla un altro storicio Israeliano Ilan Pappe – non si è mai fermata, è un progetto di lungo periodo ed è ormai l’unico vero “Piano” che riguardi i Palestinesi. Forse alla fine vincerà, ma il prezzo sarà atroce.
Per entrambe le parti.

*Remocontro

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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