Fatica di informarsi

***di Massimo Marnetto, 4 gennaio 2017 – Pitruzzella, capo dell’Autorità garante della concorrenza – vuole un’agenzia pubblica per smascherare e cancellare le notizie false dal web.
No, non è una bufala, l’ha detto davvero. E la cosa è molto pericolosa, perché aprirebbe la strada ad un’azione non “orientativa” (segnalazione) delle falsità, ma “soppressiva” (cancellazione e sanzione) di tutto ciò che un’Autorità dovesse ritenere non vero.

Intendiamoci: il problema esiste e tutti sappiamo benissimo che il web è pieno di fake news, per il semplice motivo che scatenare contatti attiva una parallela speculazione pubblicitaria. Più la notizia è virale, più persone leggono il banner pubblicitario abbinato e più il “falsario” che l’ha lanciata intasca soldi. Ma sappiamo anche che lo stesso web ha creato potenti anticorpi fondati sulla “reputazione” di chi scrive e la competenza di chi legge.

La reputazione si fonda prima di tutto sull’identità certa dell’autore, cioè un nome e cognome. Poi, sulla qualità dei contenuti che nel tempo offre. E infine sul rifiuto di posizioni di parte, anche quando sia dichiarato il proprio orientamento politico, mediante la critica per errori di persone e gruppi di solito stimati. La competenza di chi legge frutto dello sforzo di attingere da fonti diverse d’informazione per metterle a confronto e ricavarne una “risultante” attendibile. Informarsi bene è faticoso e richiede tempo. Ma qui si vede la differenza tra chi è esigente nell’informazione e chi si accontenta di quello che passa un tg o un solo giornale, per il piacere del “rinforzo”, ovvero cercare solo l’informazione che confermi il nostro punto di vista, scartando altre valutazioni.

Ora Pitruzzella propone una scorciatoia ammiccante: non fate la fatica di confrontare le notizie, perché vi diciamo noi quali sono quelle vere. Come se la vicinanza al potere di una Autorità fosse garanzia di autenticità. Semmai è vero il contrario: maggiore è l’indipendenza e riconoscibilità della fonte, maggiore è la probabilità (mai la certezza) che la notizia abbia una buona quota di verità. Infatti, non esistono notizie completamente vere, ma esistono notizie sostanzialmente vere, al netto della enfatizzazione politica di chi le fornisce, ma che un lettore esperto deve poter filtrare.

Insomma, no al controllo del web, né tanto meno alla censura da parte dell’Autorità della Verità. Sì, alla biodiversità informativa, come palestra di selezione di ogni cittadino attivo. Perché informarsi è già esercizio di sovranità democratica.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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