Zagrebelsky e la riforma incostituzionale

MILAN, ITALY - FEBRUARY 05: Gustavo Zagrebelsky attends the 'Liberta e Giustizia' (Justice & Freedom) protest against Italian Prime Minister Silvio Berlusconi, at Palasharp on February 5, 2011 in Milan, Italy. Liberta e Giustizia is an Italian Movement who call for the resignation of Berlusconi. Some 10,000 people attended the protest. (Photo by Vittorio Zunino Celotto/Getty Images) *** Local Caption *** Gustavo Zagrebelsky
(Photo by Vittorio Zunino Celotto/Getty Images) *** Local Caption *** Gustavo Zagrebelsky

Roma, 29 novembre 2016 – Sbaglierò, ma più il tempo passa, più mi pare che questa campagna elettorale permanente, giocata sulla paura e sul fanatismo, sulla propaganda e sulla menzogna, sull’ignoranza e sul pregiudizio, stia  rivelando il lato più deteriore e meno democratico della politica. Anzi, io credo che “fare politica” sia proprio tutt’altra cosa, come lascia chiaramente intendere oggi l’intervista a Gustavo Zagrebelsky su “La Stampa”. Che succede se vince il No? Gli chiede il collega Giuseppe Salvaggiulo. “Si potrà ricominciare a ‘fare politica’ – risponde l’ex presidente della Consulta – La responsabilità sarà dei partiti e dei movimenti. Altrimenti si correrà il rischio dell’affacciarsi dei cosiddetti governi tecnici o istituzionali”.

Da mesi, ormai, la politica è bloccata e inquinata da questa campagna referendaria, dove lo scontro più duro non è  sul merito della riforma costituzionale e neppure sul leader e sul suo governo, ma sul tentativo in atto da tempo di sostituire, qui come altrove, alla democrazia partecipata dal basso una democrazia “guidata” dall’alto, dove la rappresentanza dei cittadini, dei loro diritti e dei loro bisogni, delle loro idee e delle loro proposte, conta assai meno della stabilità dei governi e della liberazione di questi ultimi da lacci e lacciuoli.

Voglio dire che l’ambizione di leader come Renzi  è  soltanto lo strumento locale e occasionale di una strategia oligarchica e neoliberista che sta già producendo l’aumento delle disuguaglianze in Europa e nel resto del mondo. Perciò nessun articolo della nostra Costituzione è minacciato da questa riforma quanto l’articolo 49, che non è tra i 47 presi in considerazione, ma riconosce a tutti i cittadini il diritto di associarsi liberamente in partiti “per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. Partiti ridotti al ruolo di comitati elettorali, piedistallo di questo o quel leader, non permettono ai cittadini di determinare alcunché. E hanno già cominciato a non contare più niente. Così l’articolo uno della nostra legge fondamentale, quello per cui “la sovranità appartiene al popolo”, viene disinnescato.

Ma lo stesso articolo 1 è stato violato con questa riforma anche più direttamente, come osserva il costituzionalista Zagrebelsky  nell’intervista a “La Stampa”. Una sentenza della Corte  ha infatti stabilito che questo Parlamento  non è stato eletto secondo le forme ammesse dalla Costituzione, come prescrive l’articolo uno. Dunque, “c’è stata un’usurpazione della sovranità popolare”. La riforma costituzionale “è stata approvata con i voti determinanti degli eletti col premio di maggioranza dichiarato incostituzionale. Ma i garanti della Costituzione fanno finta di niente e tacciono”.  Chi sono i garanti? chiede di precisare il giornalista. “Dal presidente della Repubblica ai singoli cittadini”, risponde Zagrebelsky. E poiché sono tra loro #iovotoNO.

 

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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