Sopravvissuti

“È la sconfitta dello Stato”, ha scritto giorni fa sul Corriere della Sera Fiorenza Sarzanini, commentando le barricate di Gorino. “È la sconfitta di chi chiede all’Europa di essere solidale, di aiutare il nostro Paese a gestire i flussi di profughi che a migliaia continuano a sbarcare e poi non sa gestire l’assistenza per venti persone, non è in grado di predisporre misure adeguate ad ospitare una ragazza incinta, altre giovani, alcuni minorenni già fiaccati da giorni e giorni di viaggio”. Mi pare di udire la protesta: ma come, proprio nei giorni in cui decine di migliaia di italiani sfollati a causa del terremoto hanno bisogno di un tetto per ripararsi dal freddo dell’inverno ci vieni a chiedere più attenzione per i migranti? Beh, forse mi illudo, ma io credo che la solidarietà non faccia distinzioni di pelle e che chi condivide il dramma degli sfollati sarà il primo a muoversi a pietà anche per chi è vittima di tragedie ancora maggiori.

Migrants arrive at the Sicilian harbour of Pozzallo, February 15, 2015. Some 275 migrants rescued on Friday from overcrowded boats near Libya arrive safely in Sicily, days after more than 300 others died trying to make the crossover. REUTERS/Antonio Parrinello (ITALY - Tags: SOCIETY IMMIGRATION)

Guardateli negli occhi,

immaginate

lo sguardo fisso all’orizzonte

in cerca

di un approdo ospitale.

Allo stremo di forze consumate

nella fuga infinita dalla morte.

Maledetta la sorte

che li ha portati su una terra ostile,

dove hanno posto l’ultima speranza.

Il mare li ha salvati

e voi che fate?

(nandocan, 31 0ttobre 2016)

***Le 8 sopravvissute di Gorino: 1 su 47 muore in mare (da Remocontro del 27 ottobre 2016) – Mare Nostrum, Mare Mostrum. Dall’inizio del 2016 ad oggi i corpi ingoiati dalle acque del Mare Nostrum sono già 3740 e alla fine dell’anno mancano ancora due mesi. «Sono numeri raccapriccianti», denuncia l’Unhcr, l’agenzia Onu per i rifugiati.  Le 3771 vite umane perse nel 2015 durante la traversata sembravano un record negativo ineguagliabile. Ma il peggio doveva ancora venire.

Perdite ancora più gravi, se si considera che moltissimi migranti quest’anno hanno deciso di evitare la pericolosissima via del mare per tentare la fuga via terra, attraverso la rotta Balcanica. Nel 2015 si sono affidati alle carrette almeno un milione e 15mila profughi. Quest’anno, per il momento, appena 327.800. Un crollo vertiginoso. Ma le morti invece crescono con percentuali da guerra al fronte.

Il rapporto è passato da un morto ogni 269 migranti sbarcati sulle coste italiane a un morto ogni 88. E se si considera la sola rotta del Mediterraneo Centrale, quella che collega la Libia alla Sicilia, il rapporto sale a uno su 47. Il che significa che per ogni barcone con 300 migranti, almeno sei non arriveranno mai a destinazione. È la rotta segnata col teschio, la più pericolosa. Qualcosa di simile a ciò che sta accadendo ad Aleppo.

I trafficanti senza scrupoli caricano all’inverosimile imbarcazioni sempre più precarie, e non si fermano neanche davanti a condizioni meteo pessime, rendendo spesso il lavoro dei soccorritori un’impresa. «L’Italia è oggi ancora più sola di prima perché l’Europa fa un passo avanti e uno indietro, non prende decisioni, è paralizzata, serve uno scatto di orgoglio e di umanità», denuncia Stephane Jaquemet, delegato dell’Alto Commissariato per le Nazioni Unite per i Rifugiati.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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