Facciamocene una ragione (la replica di Serra a La Valle)

A leggere la replica pubblicata stamani dalla Repubblica, che ripropone stancamente il medesimo ragionamento fatto nell’Amaca di domenica scorsa, a me pare che Michele Serra voglia davvero confermarsi come un campione di quella sinistra rassegnata e dormiente che, nel terrore di ricadere nel radicalismo di un tempo, ha finito col cedere il passo al populismo di ogni colore. In sintesi, tutta la politica corrente è condannata ad essere succube degli assetti socio-economici imposti dalla sovranità dei mercati e tanto vale prenderne atto facilitando con la riforma della costituzione il compito di chi è chiamato a gestire l’esistente. La vicenda “amaramente esemplare” del governo di Syriza in Grecia dimostra che viviamo purtroppo nel migliore dei mondi possibili, dove il margine di intervento è minimo e – lui non lo scrive ma credo che si possa dedurre – l’attuazione degli obbiettivi e la tutela dei diritti previsti nella prima parte della Costituzione del ’48 rappresentano oggettivamente un programma troppo ambizioso. Veda dunque la sinistra di non peggiorare le cose suscitando attese di cambiamento che vadano oltre i “bonus” concessi da Renzi con la sofferta benedizione dell’Unione europea. E chissà che, se stiamo buoni e votiamo tutti Sì al referendum, ci scappi una mancetta in più. #iovotoNO (nandocan)

***da Repubblica, 26 ottobre 2016 – Caro La Valle, io credo che la riforma Boschi- Renzi non c’entri nulla con la perdita di sovranità del popolo e il trionfo dei mercati. Credo preveda un blando rafforzamento dell’esecutivo, una semplificazione (sperata, chissà se realizzabile) degli iter legislativi e un pasticciato rimaneggiamento del Senato che sarebbe stato molto meglio abolire per passare a un sistema monocamerale. Credo, insomma, che si tratti di una riforma tecnico-istituzionale sulla quale è assurdo scaricare il peso di mutamenti strutturali della società e dell’economia (la “sovranità dei mercati”) già avvenuti da tempo, nonostante gli sforzi, a volte generosi a volte solo presuntuosi, di una sinistra che non ha retto l’urto del cambiamento e forse di quel cambiamento, in qualche caso, neppure si è avveduta.

Credo anche che di quei mutamenti strutturali della società occidentale, in specie della fine della centralità operaia e del lavoro salariato a tempo indeterminato, Renzi non sia certo il fautore, né, per dirla con una battuta, l’utilizzatore finale. Al massimo gli si può imputare di esserne il gestore a cose fatte, ma al pari di TUTTA la politica corrente, che appare succube degli assetti economici e con un margine di intervento minimo. Veda un poco, come vicenda amaramente esemplare, il pochissimo che è riuscito a fare il governo di sinistra-sinistra insediatosi in Grecia con la speranza, evidentemente eccessiva, di un cambiamento paradigmatico rispetto alle politiche di austerità imposte dall’Unione Europea.

Infine, per utilizzare il suo stesso metro di valutazione, le dirò che la “sovranità del popolo” non mi pare sia stata efficacemente rappresentata e tutelata dai precedenti assetti normativo-funzionali delle nostre istituzioni, a meno che i 62 governi (in neanche settant’anni) che hanno preceduto questo siano da considerarsi il sintomo di una estrema vivacità politica del popolo italiano. (25 ottobre 2016)

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

2 pensieri riguardo “Facciamocene una ragione (la replica di Serra a La Valle)

  1. Non c’è nulla di necessario nel ragionamento di La Valle. Più chiaro di così Serra non poteva esserlo. A Renzi si danno colpe non sue. E la riforma costituzionale non c’entra nulla con lo stato di cose di cui La Valle parla. Poi, certo, se ci si vuole mettere la JP Morgan, i poteri forti e, perché no, la Spectre – al livello di chiacchiera – si può fare.

    La riforma costituzionale attuale è l’articolato della scheda 4 del programma dell’Ulivo di Prodi nel 96. Le critiche che si fanno oggi in relazione ai poteri forti potevano essere fatte allora. Ma forse, allora come oggi, erano assurde.

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