Dalla Litizzetto ai super manager ai parlamentari. Ma quanto ci costano?

Roma, 24 ottobre 2016 – Centomila euro a puntata, 5mila al minuto, a Luciana Litizzetto? Che la notizia l’abbia data con sdegno Brunetta in Parlamento non esclude che si tratti di una bufala, non sarebbe la prima volta. Ma anche prendendo per buone le 20mila a puntata della vecchia quotazione, mille euro al minuto per le battute più o meno spiritose e salaci a “Che tempo che fa”, come anche i 500mila euro all’anno ciascuno di Fabio Fazio e Massimo Giletti e altre star televisive, ce n’è abbastanza per suscitare sconcerto e rabbia tra i telespettatori. Per non parlare delle 200 e più migliaia di euro ciascuno distribuite ad altri dirigenti o ex dirigenti del servizio pubblico radiotelevisivo, dai 650mila dell’amministratore delegato Antonio  Campo Dall’Orto in giù. In gran parte soldi dei contribuenti, pagati da quest’anno con la bolletta elettrica.

Che si tratti di denaro pubblico o privato, la domanda che viene fatta per valutare la congruità di una retribuzione è questa: chi la decide, un criterio imprecisato di equità oppure il mercato e la libera concorrenza? Per i dirigenti delle pubbliche amministrazioni un decreto legge del 2010 aveva fissato una riduzione dei redditi del 5 per cento per i redditi tra i 90mila e i 150mila e del 10 per cento per quelli superiori. La Corte l’ha giudicato incostituzionale perché non toccava anche il settore privato.  Sta di fatto che in uno studio dell’Unione europea l’Italia viene al secondo posto, dopo il Regno unito, per livello di disuguaglianza distributiva dei redditi. E nel 2012 per retribuire i 22 super manager italiani con stipendio più alto è stato versato (compresa qualche buona uscita) un totale di 54 miliardi e 337 milioni di euro. Quel che è peggio, l’esperienza dimostra che non sempre alla spesa più elevata corrisponde il risultato migliore quanto a produttività. Ora, con la riforma Madia della P.A. , un decreto attuativo sta per dividere le società partecipate in cinque fasce con altrettanti limiti ai compensi dirigenziali, fermo restando il tetto per tutti di 240mila euro. Se questo basterà a cambiare le cose, vedremo.

Ma veniamo agli stipendi dei politici. Come è noto, uno dei cavalli di battaglia per la campagna del Sì al referendum costituzionale del 4 dicembre è il taglio dei costi che si avrebbe con la riduzione a 100 del numero dei senatori e della loro selezione tra sindaci e consiglieri regionali. Ma la sfortuna vuole che tra oggi e domani venga discussa e votata alla camera la proposta di legge dei 5stelle, Lombardi prima firmataria, che se approvata comporterebbe, con la riduzione a 5mila euro lordi al mese dell’indennità parlamentare e con il tetto di 3500 euro per la diaria,  risparmi decisamente più rilevanti di quelli che si avrebbero con la trasformazione del Senato in “Camera delle regioni”. Che faranno i deputati Pd, minoranza compresa? Voteranno a favore come li ha invitati a fare Grillo? O, come anticipato dai giornali, si salveranno in corner chiedendo il ritorno della proposta Lombardi in Commissione?

Comunque sia, vi offro  due modeste considerazioni finali: la prima è che il crescere delle disuguaglianze economiche, in Italia come nel resto di Europa e del mondo, sta producendo guai a non finire ed è compito indifferibile della politica ridurle, non aggravarle. La seconda considerazione deriva dal buon senso e vorrebbe che prima di assegnare un compenso si tenesse conto non tanto di calcoli astratti o del capriccio del mercato, ma dell’utilità che ne deriverebbe ai destinatari del servizio.

 

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

3 pensieri riguardo “Dalla Litizzetto ai super manager ai parlamentari. Ma quanto ci costano?

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
Vai alla barra degli strumenti