Imprese italiane in Russia a Corsera: nessun clima di guerra

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Titolo in prima pagina a quattro colonne sul Corriere della Sera di oggi: “Un clima di guerra in Russia”. Sottotitolo: scorte alimentari, esercitazioni di civili. Pre-titolo:”Tensione internazionale. Il Cremlino invita i cittadini a prepararsi a uno scontro con l’Occidente”. Che anche il più prestigioso e diffuso quotidiano italiano, noto un tempo per la sua moderazione, si sarebbe dato ai titoloni choc specie su una materia delicata come questa non potevamo aspettarcelo. Ce n’è abbastanza per giustificare la reazione pacata ma severa del gruppo più influente di imprenditori italiani a Mosca, pubblicata da Askanews. E la responsabilità di questo allarmismo che la lettera degli imprenditori giudica totalmente ingiustificato non può essere attribuita soltanto all’autore dell’articolo, Fabrizio Dragosei, tanto più che quest’ultimo precisa nel testo che la realtà appare del tutto diversa. Incredibilmente, il direttore responsabile del giornale, Luciano Fontana, titolando il suo editoriale sulla campagna referendaria attiguo all’articolo incriminato, predica:”Più razionalità. il sili no e i toni sbagliati”. Da che pulpito….(nandocan)

 

***Mosca, 12 ott. (askanews)Dura replica al Corriere della Sera dal gruppo più influente di imprenditori italiani a Mosca Gim Unimpresa, dopo la pubblicazione dell’articolo in prima pagina sul quotidiano intitolato “Clima di guerra in Russia”. Mentre sale la tensione a livello internazionale dopo che il presidente russo Vladimir Putin ha annullato il suo viaggio a Parigi, ed è così naufragato l’ennesimo tentativo di mediazione per tregua in Siria, il quotidiano italiano mette a centro pagina che “il Cremlino invita i cittadini a prepararsi a uno scontro con l’Occidente” e che “la psicosi si è impadronita della Russia”.

La lettera degli imprenditori, indirizzata al direttore, inizia così: “Le scriviamo in relazione all’articolo, a firma Fabrizio Dragosei, apparso oggi nella prima pagina del suo giornale, relativo alla Russia, dove si paventa un clima di Guerra, con tutta una serie di fatti ed esempi che starebbero a dimostrare il contenuto dell’articolo. Non abbiamo certo la pretesa di modificare le convinzioni del suo giornale sulla Russia, vorremmo però chiedere un maggior senso di responsabilità nel diffondere notizie che possono creare preoccupazione e panico tra le migliaia di nostri connazionali che lavorano e intrattengono relazioni di vario genere soprattuto economico con questo Paese. In Russia non c’è alcun clima di guerra e gli esempi forniti dal giornalista sono del tutto inesatti o palesemente parziali”.

Nella missiva si fa notare che “le esercitazioni della Protezione Civile vengono effettuate ormai da 16 anni con cadenza regolare, come peraltro avviene in tanti altri Paesi, le scorte di grano e generi alimentari esistono in Russia dal 1949, quando venne creato un’apposito Servizio Statale sulle scorte strategiche, che viene alimentato e rinnovato costantemente. Tralascio le considerazioni sulle vicende militari in quanto oggetto di sostanziale disinformazione mediatica in atto da tempo”.

Gli imprenditori aggiungono poi di voler “garantire che la nostra Comunità italiana in Russia, non vive le ansie e le agitazioni che sono rappresentate nell’articolo in questione, d’altra parte se l’autore dell’articolo volesse visitare Mosca o altre città, cosa che da molto tempo non avviene, ne trarrebbe sicuramente impressioni diverse da quelle descritte”. Infine si chiede “un maggiore equilibrio e la possibilità di dare spazio” a posizioni differenti

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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