Il vero quesito: approvate il superamento della democrazia parlamentare?

Roma, 4 ottobre 2016 – “Approvate voi il superamento della democrazia parlamentare”? Questo sarebbe, secondo Raniero La Valle, il vero quesito da sottoporre agli Italiani se si dicesse loro la verità. Nel suo secondo discorso sulla verità del referendum costituzionale (qui il testo integrale) il presidente del Comitato dei “Cattolici per il NO” affronta  la questione del superamento del bicameralismo paritario indicata per prima nel quesito che invece saremo chiamati ad approvare o meno il 4 dicembre prossimo. E pone quindi la domanda di fondo su una “camera alta” che diventa “camera bassa e tanto bassa, che non sarà fatta nemmeno da senatori eletti dal popolo, ma da sindaci e onorevoli locali designati dai Consigli regionali.

Pur declassati, questi senatori potranno fare davvero i senatori?

“Secondo Renzi, dovendo essi venire a Roma a sbrigare delle pratiche, come già fanno i sindaci, ne potranno approfittare per passare anche dal Senato e tra una cosa e l’altra fare i senatori. (anzi, rispondendo a una domanda della Gruber a 8e mezzo, ha buttato là che sarebbe possibile ipotizzare una seduta al mese oppure ogni venti giorni, ndr) Però secondo l’art.55 della nuova Costituzione il Senato dovrebbe vegliare su pressoché tutte le politiche pubbliche, valutarle e verificarle, come se fosse una sorta di “commissario politico” della Repubblica. Secondo poi l’art. 70, che ridistribuisce le competenze tra Camera e Senato, i senatori avranno ingentissime altre incombenze e per adempierle dovranno osservare una tempistica massacrante;

Infatti, mentre da un lato per moltissime leggi fondamentali, che restano nelle competenze del bicameralismo paritario, i senatori dovranno passare in Senato tanto tempo quanto i deputati alla Camera, d’altro lato per richiamare al proprio esame ogni altra legge e per intervenire, deliberare, proporre modifiche, fare ricorso alla Corte costituzionale, dare il loro parere quando il governo voglia sostituirsi ai poteri delle Regioni e delle città metropolitane, i senatori avranno termini tassativi ora di 5 giorni, ora di 10 giorni, ora di 15 o 30 giorni che si accavalleranno tra loro. Questo ancora nessuno l’ha detto; ma è chiaro che nel ping pong tra una legge e l’altra, tra un richiamo di una legge e un altro, tra una proposta di modifica e l’altra, i senatori per non saltare i termini dovrebbero stare a Roma molto più a lungo dei deputati, che invece possono andare a casa quando vogliono senza che a loro scada termine alcuno.

E qui c’è il paradosso: una riforma che doveva addirittura istituire un Senato delle autonomie, rischia di risolversi in un una sorta di sabotaggio delle autonomie da parte del Senato. Perciò è impossibile che sindaci di grandi città e consiglieri regionali di rilievo possano abbandonare i loro doveri d’ufficio nel territorio per installarsi a Roma correndo dietro alle leggi e alle delibere con uno scadenzario in mano. Il che vuol dire che a Roma non ci staranno affatto e perciò ci sarà un Senato ma non ci saranno i senatori, e l’attività legislativa sarà bloccata….”

A conforto di questa affermazione, La Valle pubblica sul suo sito una scheda tecnica sui “termini impossibili per la spoletta dei senatori tra Regioni e Senato” e sulle  scadenze che la nuova Costituzione impone ai senatori. Eccola:
“La nuova Costituzione prevede questi tempi di permanenza dei sindaci e dei consiglieri regionali in funzione di senatori a Roma:
1) Nessun limite di tempo alla presenza a cui sono tenuti i senatori per la discussione e l’approvazione a Palazzo Madama delle leggi costituzionali, delle leggi sulla tutela delle minoranze, sui referendum popolari, sull’ordinamento, delle leggi elettorali,delle leggi sugli organi di governo, sulle funzioni fondamentali dei Comuni e delle Città metropolitane, sulle forme associative dei Comuni, sulla partecipazione dell’Italia alla formazione e attuazione delle normative e delle politiche europee e di tutte le altre leggi indicate dall’art. 70, primo comma, che restano di competenza delle due Camere in regime di bicameralismo paritario. Per queste leggi ci vorranno gli stessi tempi e gli stessi passaggi di prima.
2) Termine di 5 giorni entro cui un terzo dei senatori può chiedere di esaminare ogni legge approvata dalla Camera con procedura urgenza perché considerata dal governo essenziale per l’attuazione del suo programma, e di 15 giorni entro cui il Senato può deliberare proposte di modifica (art. 72);
3) Termine di 10 giorni entro cui un terzo dei senatori può chiedere di esaminare ogni altra legge approvata dalla Camera su cui il governo non abbia chiesto l’urgenza, e di 30 giorni entro cui il Senato può deliberare proposte di modifica delle medesime (art. 70, terzo comma).
4) Termine di 15 giorni dalla trasmissione da parte della Camera, entro cui il Senato può deliberare proposte di modifica della legge di bilancio e della legge sul rendiconto consuntivo (art. 70, quinto comma).
5) Termine di 10 giorni dalla data di trasmissione entro cui il Senato dispone l’esame delle leggi che su proposta del governo la Camera abbia approvato su materie riservate alla competenza delle Regioni in forza della clausola di supremazia statale invocata per la tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica o la tutela dell’interesse nazionale (art. 70, quarto comma).
6) Termine di 10 giorni dall’approvazione della legge entro il quale un terzo dei senatori può chiedere alla Consulta un giudizio preventivo di costituzionalità sulle leggi elettorali di Camera e Senato (art. 73 secondo comma)
7) Termine di 30 giorni dalla presentazione alla Camera dei decreti legge entro il quale il Senato ne dispone l’esame e di dieci giorni dalla data di trasmissione del disegno di legge di conversione entro il quale il Senato può deliberare proposte di modifica.
8) Termine di 15 giorni dalla data della richiesta, entro cui il Senato dovrà rendere il suo parere al governo in tutti i casi in cui esso intenda sostituirsi a organi delle Regioni, delle Città metropolitane, delle Province autonome di Trento e Bolzano e dei comuni adducendo la tutela dell’unità giuridica o dell’unità economica della Repubblica o gli altri motivi indicati dall’art. 120 secondo comma.

“È prevedibile – commenta La Valle –  data l’abbondanza e la varietà della produzione legislativa riservata alla Camera, l’ingente numero di leggi rimaste nel regime di bicameralismo paritario, e la frequenza con cui il governo potrebbe appellarsi alla clausola di supremazia, che le scadenze di questi termini si intersecheranno e accavalleranno tra loro, e che per non mancare a queste scadenze il Senato, e perciò i sindaci e i consiglieri regionali che lo formano, dovrebbero sottoporsi a una sorta di ciclo continuo mantenendo una ininterrotta presenza nella capitale, diversamente da quanto invece sarà richiesto ai deputati.
Vale in questo caso il principio che le leggi impossibili non sono leggi, ciò che significa che il sistema parlamentare italiano, formalmente ancora fondato sul bicameralismo ancorché imperfetto, al subentrare di questa nuova Costituzione precipiterebbe nell’anomia, resterebbe privo di una plausibile fondazione costituzionale ovvero, per usare un termine di uso più corrente e chiaro a tutti, cadrebbe nell’anarchia.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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