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Chi tocca Roma muore? Caffè del 30 settembre

Che alla prova del governo della più grande città italiana, disastrata da decenni di mala politica , i cinquestelle avrebbero trovato, almeno nei primi mesi, gravi difficoltà lo sapevamo già tutti, compresi quelli che oggi si scandalizzano oltre misura.  Che il tipo di organizzazione che si sono dati avrebbe complicato la selezione del personale amministrativo, chi ha votato per loro avrebbe dovuto e potuto immaginarlo. Hanno commesso e ammesso degli errori, che avremmo perdonato più volentieri se i grillini non avessero peccato anche di scarsa umiltà e disponibilità al dialogo, sia con i media che con l’opposizione. Ma il piacere sadico di accanirci sulla loro inadeguatezza, senza concedere loro e in definitiva anche a noi il tempo necessario per mettersi in grado di riavviare una macchina complessa e inceppata come quella capitolina, quello almeno potevamo risparmiarcelo. O forse dovremmo dire masochista, considerato che nell’attuale quadro politico questa amministrazione rappresenta pur sempre la sola carta non ancora bruciata dall’esperienza per guarire dal cancro di Mafia capitale? Ma loro, al nostro posto, avrebbero fatto peggio. C’è un proverbio che dice: chi crede di avere più cervello, l’adopri.(nandocan)

***di Corradino Mineo, 30 settembre 2016 – Roma, nuovo caso giudiziario, titola il Corriere e secondo Fiorenza Saracini: “Si aggrava la posizione di Paola Muraro, assessora all’Ambiente di Roma indagata per abuso d’ufficio assieme al direttore generale di Ama, Giovanni Fiscon, già imputato nel processo «Mafia Capitale», nell’inchiesta sulle consulenze alla municipalizzata”. Al vaglio degli inquirenti 30 telefonate tra la Muraro, Fiscom e l’ex amministratore dell’azienda rifiuti, Panzironi. Un ruolo, quella della Muraro, che non sembra essere stato di consulente – come ha sempre sostenuto – ma di “vera e propria manager che aveva la delega alla gestione degli impianti Tmb (trattamento freddo degli impianti indifferenziati) e dei tritovagliatori”. Il sospetto, dice Sarzanini, è che l’assessora della Raggi “abbia favorito la contraffazione dei risultati sia per quanto riguarda la quantità, sia per la qualità del materiale trattato e favorito le aziende del ras dei rifiuti Manlio Cerroni accettando che gli impianti di Ama lavorassero a regime più basso di quanto era invece possibile e consentendo così alle ditte private di poter smaltire il resto della spazzatura”. Intanto si confermano le dimissioni del ragioniere generale del Campidoglio Ferrante e del suo vice. Ferrante avrebbe mandato il seguente sms ad Alfonso Sabella: “Ho provato a ragionarci (con i grillini), ma con questi è impossibile”.

Tre anni di carcere a Ignazio Marino per 56 pagamenti con la carta di credito del comune: tanto chiede la procura della Repubblica. Mafia capitale, i guai con gli scontrini e l’inedita defenestrazione (by Pd) di Ignazio Marino, il plebiscito dei romani per Virginia Raggi, ma poi ben 100 giorni trascorsi tra le polemiche interne al movimento, tra deleghe concesse e subito revocate, dimissioni di assessori, e tecnici che si ribellano, con la giunta ancora in alto mare. Chi tocca Roma – a quanto pare – muore. Tempo fa Walter Tocci aveva proposto non di sciogliere – dopo l’inchiesta su mafia capitale – solo il consiglio comunale, ma l’intero comune. Per lavorare a una rifondazione del municipio, con un bacino più grande che comprendesse l’intera area metropolitana, poteri che gli permettessero di creare e di gestire un sistema integrato dei rapporti e il ciclo dei rifiuti, dalla raccolta allo smaltimento, una adeguata autonomia finanziaria – oggi Roma rischia la bancarotta – e (immagino) una rete di controlli popolari per combattere abusi e corruzione. Era una proposta “riformista”, rivolta in primo luogo al Partito di Tocci, il Pd. Nessuno ha risposto, ed è venuta la farsa Giachetti.

Soldi, comizi e web. Duello sul referendum. Sinistra Pd contro Renzi. Così Repubblica. Al netto del clamore: madonna (Boschi) pellegrina tra i migranti in sud America, il socio del guru Jim Messina, sotto guru David Hunter, pagato per indottrinare i “volontari” del porta a porta per il sì, e però la sala dell’Obihall, dove 7 anni fa Renzi debuttò come candidato sindaco, che non si riempie, il succo politico della svolta di Renzi ve l’avevo già anticipato. Matteo sa che Renzi 1 ha perso: che la narrazione ottimistica fin qui propinata si squaglia davanti alla realtà di una ripresa deludente, che corteggiare (e talvolta minacciare) Merkel e Hollande non varrà all’Italia un posto sulla locomotiva che guida l’Europa né l’aiutino che servirebbe, che l’idea di conquistare prima il Pd (partito, per volontà di Renzi, dell’internazionale socialista) per poi sottrarre parte della destra a Berlusconi e parte degli elettori anti casta ai 5 stelle, è fallita. Renzi lo sa e cerca una diversa strategia.

“Cambio l’Italicum”, Corriere, pagina 8. Vuol dire che il Renzi 2 non esclude alleanze, non crede più che uno solo (cioè lui) possa vincere tutto e governare per 5 anni “senza inciucio”. “Il referendum è più importante”: certo, perché se lo perdesse la sua immagine in Italia e in Europa ne uscirebbe ridimensionata. “E si vince coi voti della destra”: significa che i voti “di sinistra” Renzi li dà per persi. Chi ha lasciato il Pd non ritornerà sui suoi passi. Dunque anche Bersani, Cuperlo e Speranza o si allineano o vadano pure via: “con D’Alema esperto di guerre fratricide”. Dietro questa svolta c’è l’intuizione della crisi profonda della sinistra democratica e socialista in tutta Europa. I suoi pari, pensa l’ex rottamatore, o si condanneranno all’irrilevanza perché ancora di sinistra (Corbyn, Sanchez che vuol dialogare con Podemos) o faranno da ruota di scorta delle destre (Spd in Germania, Susana Diaz che vuole appoggiare Rajoy in Spagna, quei socialisti francesi che sceglieranno Sarkozy pur di evitare Le Pen). La barca dell’internazionale socialista affonda. Si salvi chi può.

Il Renzi 2 personalizzerà ancora di più. Si proporrà come un cavaliere solitario, non più rappresentante di un partito di sinistra (sia pure della Terza Via) ma semplice professionista della politica, un deus ex machina con le competenze necessarie per gestire, da Palazzo Chigi, gli interessi dell’Italia. Dopo la sospirata vittoria dei sì, renzi spera, probabilmente, di ottenere un viatico dall’ottantenne Berlusconi e il sostegno operoso di un leader senza carisma come Parisi. Poi guiderà nuove coalizioni e cambierà l’Italicum come meglio gli converrà, farà ulteriori concessioni agli industriali, prometterà soldi pubblici e affari ai clientes meridionali – il ponte sullo stretto è una prima offerta – e condizioni di vantaggio ai capitali internazionali senza guardare da dove vengano – pecunia non olet -, accetterà (pazienza) qualche compromesso con i sindacati, sparerà alto contro Merkel e Hollande che considera perdenti e proverà ad incassare un dividendo per l’appoggio alla Clinton, la cui vittoria gli permetterebbe di schiacciare tutti gli avversari sul profilo impresentabile di Donald Trump. Guerra ai grillini, naturalmente, “perché vogliono lo sfascio”; e alla sinistra “perché sa solo perdere”. Sbaglia Massimo Franco quando scrive che ritorna il partito della nazione. Semmai Renzi propone se stesso come uomo della nazione. I partiti, nel nuovo contesto, gli appaiono una zavorra e rappresentano un rischio. Scrive il Giornale: “Guai giudiziari in vista: preavviso di garanzia al Pd di Renzi”. Starebbero per maturare processi sulle primarie. Matteo è ormai nel Palazzo, le primarie con gli servono più.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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