Davide contro Golia

Fa bene Antonio Pileggi, annunciando dal sito del Coordinamento Democrazia Costituzionale il confronto televisivo di domani sera tra Renzi e Zagrebelsky, a segnalare la sproporzione fra la verve comunicativa del primo e la pacatezza professorale del secondo, che di fronte ad un pubblico disinformato potrebbe non rendere giustizia alla superiorità delle ragioni del NO su quelle del SI. Certo, molto dipenderà dalla capacità del moderatore Mentana di non consentire a nessuno di cavarsela con le battute o valutazioni sommarie come quelle del titolo della riforma di sollecitare entrambi a spiegazioni semplici ma non elusive del merito piuttosto complesso della medesima (nandocan) 

***di Antonio Pileggi, 29 settembre 2016  – Alle nove della sera di domani 30 settembre 2016, la “TV la 7” ospita un confronto televisivo, moderato dal giornalista Mentana, tra il Presidente del Consiglio, dott. Matteo Renzi, e il Professore emerito della Corte Costituzionale prof. Gustavo Zagreblesky, che è anche Presidente onorario del Comitato per il NO nel referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre.
Sarà un confronto di grande interesse atteso che, tra l’altro, nelle pregresse comunicazioni di fonte governativa, abbiamo assistito a sconcertanti “qualifiche” attribuite ai critici della riforma costituzionale: “professoroni”, “rosiconi”, “gufi” etc. È mancata solo la qualifica di “culturame” di infausta memoria storica.

C’è da da sottolineare che i due Personaggi sono espressione di due “scuole di pensiero” totalmente differenti.

Da una parte c’è un autorevole Professore di diritto Costituzionale, già Presidente della Corte Costituzionale e con una lunga carriera di costituzionalista in Italia e in Europa, per esporre i motivi del No ad una riforma che viene valutata molto negativamente da parte di quasi tutti gli ex Presidenti e vice Presidenti della Corte costituzionale e di gran parte dei costituzionalisti italiani

D’altra parte c’è un politico di professione che, senza un previo mandato popolare a cambiare 47 dei 139 articoli della Costituzione, ha utilizzato e sta utilizzando la poltrona di Presidente del Consiglio per fare una propaganda palesemente divisiva del popolo italiano al fine di favorire, nella vicenda referendaria, il suo disegno di riforma costituzionale denominato ufficialmente Renzi-Boschi. In questa opera di propaganda e nella veste di segretario del suo partito, che è una organizzazione di parte, ha addirittura reclutato un esperto della comunicazione, straniero, per farsi consigliare sul come “vincere” quella che considera una battaglia contro una parte del popolo che ha già in vario modo annunziato di non credere alla bontà della riforma costituzionale di stampo governativo.

Nel confronto peserà moltissimo la capacità comunicativa del Presidente del Consiglio che sta dimostrando di voler usare, anche con promesse di elargizioni economiche a favore dei poveri e con promesse di progetti faraonici come il ponte di Messina, tutto il “fascino” del potere costituito che ha indossato i panni del potere costituente. Questo modo di fare ci fa vedere una specie di gigante Golia, che mette in mostra la potenza i muscoli del potere governativo innanzi al Davide che ha dalla sua una piccola fionda, quella della cultura costituzionale.

È da ricordare, al riguardo, che il Governo ha impegnato tutti i suoi ministri a fare propaganda e che il dott. Renzi, nella veste di capo del suo partito, che è una organizzazione di parte, ha dichiarato di voler reclutare 10.000 comitati composti di decine di componenti da mandare porta a porta nelle case degli italiani per convincerli a votare a favore della sua riforma. Ha anche messo in atto iniziative che danno al Governo un immenso potere sulla RAI come in un regime di monopolio, un regime che entra nella case degli italiani attraverso i telegiornali della televisione di Stato.

C’è da fare molto affidamento sulla professionalità del moderatore, il giornalista Mentana, per rendere equilibrato il confronto fra due livelli culturali e due linguaggi che hanno considerevoli differenze formali e sostanziali.

Infatti in Italia ha molte difficoltà a farsi strada la cultura del costituzionalismo moderno improntato al bilanciamento dei poteri e all’autorevolezza delle istituzioni. L’uso del linguaggio irriverente nei confronti delle Persone e delle istituzioni hanno dato la stura ad uno scontro che sta lacerando la serenità dei cittadini. Mi riferisco, ad esempio, all’uso della parola “rottamazione” riferita a delle Persone e percepita, da molti cittadini, come necessità di “rottamare” le istituzioni e la stessa Costituzione. Pesa moltissimo la qualità del linguaggio usato dai responsabili posti a capo delle istituzioni nel momento in cui si fanno portatori della voglia di convincere il popolo, con messaggi improntati al “vincere”, in una materia, quella costituzionale, in cui ci sarebbe da ricercare sempre ciò che unisce un Popolo, non ciò che sia palesemente divisivo e che potrebbe arrecare un danno alla stessa credibilità delle istituzioni.

Purtroppo in questa vicenda il Governo sta facendo tutto il contrario di quanto insegnato da Calamandrei, che aveva raccomandato al Governo di tenersi fuori in materie riguardanti la normativa costituzionale. In definitiva, quello che risulta evidente, a parte ogni altra considerazione sui contenuti della riforma, è una voglia di tradire di fatto i principi liberal-democratici sulla divisione e sul bilanciamento dei poteri.

Quanto ai linguaggi del confronto, c’è da sperare che possa pesare come un macigno il fatto che la costituzione che ora si vorrebbe “rottamare” sia stata insignita, nel 2006, del Premio Strega per la letteratura proprio in ragione della chiarezza del linguaggio usato a suo tempo dai Padri costituenti.

Questo aspetto dovrebbe essere tenuto presente proprio attraverso la lettura di alcune norme, com’è il caso del famigerato articolo 70, che si vorrebbe novellare in modo incomprensibile, come ha più volte affermato il professor Gustavo Zagreblesky.
Roma, 29 Settembre 2016.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
Vai alla barra degli strumenti