Le volpi finiscono in pellicceria? Caffè del 22 settembre

Confesso che oggi avevo davvero poca voglia di scrivere sul blog. Perché sta succedendo di tutto ma è come se non succedesse niente. Nel mondo, in Medio oriente in particolare, le carneficine si succedono alle finte tregue. La crisi economica e finanziaria ristagna in uno sfilacciamento senza fine. Quella umanitaria dei migranti continua a non trovare una risposta adeguata tra una foto di gruppo e l’altra dei capi di stato e di governo, lo stesso vale per le prospettive inquietanti dell’inquinamento ambientale e del riscaldamento globale. In Italia, la “palude”, quella da cui il Matteo Renzi di tre anni fa annunciava la prossima liberazione, è ben lontana da essere bonificata e sui palazzi del potere sventola “lo stendardo del rinvio”, come titola uno sconfortante editoriale del professor Michele Ainis sulla Repubblica. Servono intelligenza politica, lungimiranza e coraggio perché né l’Italia né il mondo possono essere governati con la furbizia, oggi meno che mai. E a rischiare la pelle in pellicceria non sono purtroppo soltanto le volpi (nandocan).

***di Corradino Mineo, 22 settembre 2016 – No all’Olimpiade del mattone, by Virginia Raggi. Apertura di Repubblica e del Corriere. “Un rifiuto per compattare il movimento”, titolo del commento che Marcello Sorgi firma per La Stampa. Sono le due facce della verità. Vero che le Olimpiadi non sono da tempo un affare per le città che le ospitano (vedi Atene, Londra, Rio de Jianero). Vero pure che il No ai giochi ha il valore di una palingenesi per i 5 Stelle, i quali vogliono cancellare l’immagine, data a Roma, di una forza inesperta e impreparata, costretta a chieder aiuto a gruppi di potere vicini all’ex sindaco Alemanno. Venendo al merito, Olimpiadi sì o no? Non sarebbe stato meglio che la Raggi dimostrasse agli italiani che sì, si potevano ospitare le Olimpiadi anche senza cedere agli speculatori, ai cementificatori selvaggi, agli specialisti dei lavori iniziati e mai portati a termine, a opere inutili e costose, all’intermediazione più o meno mafiosa? Può darsi. Ma non si celebrano le nozze coi fichi secchi. E i fichi pentastellati non erano pronti per una sfida così ardua. Del resto è assai dubbio che altri (Giachetti, Meloni, Marchini) avrebbero saputo far meglio, se non fossero stati sonoramente battuti alle elezioni.

Le volpi finiscono in pellicceria. Lo disse Craxi di Andreotti, lo ha detto Bersani di Renzi. La furbizia del governo sull’italicum ha superato, ieri, i limiti della decenza. Una mozione della maggioranza che non impegna il governo (a questo servono le mozioni) ma il parlamento, a modificare una legge che la stessa maggioranza ha approvato in via definitiva pochi mesi fa e in forza della fiducia imposta dal governo. Una cosa davvero grottesca. Fra l’altro la mozione non dice come si intenderebbe cambiare la legge: si potrebbe perfino peggiorarla, renderla ancora più funzionale all’elezione plebiscitaria di un premier che si porta dietro in parlamento i suoi nominati. A questo punto, sarà rottura nel Pd? Non è affatto certo. Secondo me, neppure probabile. Come scrive Ainis su Repubblica: la maggioranza e il Pd stanno innalzando “Lo stendardo del rinvio”. Italianissimo stendardo. Anche se, “C’è sempre un che d’ingannevole quando la politica non sa prendersi la responsabilità delle sue scelte. Quando le rinvia per paura di scontentare gli alleati o gli elettori. Perché il rinvio inocula un elemento di opacità nel tessuto delle democrazie. Perché il più delle volte non serve a guadagnare tempo, ma casomai a sprecarlo. E perché infine questo sotterfugio è specchio d’un Paese perennemente in ritardo sui propri adempimenti. Come diceva Rivarol, non aver fatto nulla è certo un terribile vantaggio, ma non bisogna abusarne”.

Torna l’Italia del No (alle olimpiadi) e del Sì (al fertility day). Ecco cosa ci aspetta fin sotto Natale: la maggioranza dirà che con il No (grillino) l’Italia non toccherà palla. L’opposizione potrà infierire sul Sì della ministra Lorenzin, la quale prima ha immaginato una campagna ammonitrice e punitiva della donna (con la clessidra ad avvertirla: il tuo tempo è scaduto) e dopo ha sfornato un manifesto razzista, con i buoni (bianchi, belli e puliti) e i cattivi (neri, sporchi e fumatori). Prendersela col funzionario che ha sbagliato serve a poco. La responsabilità politica è del governo, in questo caso della ministra, che dovrebbe dimettersi. Non lo farà. Perché non è un momento per crisi o rimpasti. Perché, come scrive Vogue, il premier si è trasformato da “rottamatore in stability man”. E giù foto di Renzi in una cucina del “mulino bianco”. Per carità, il governo cerca persino di correggere i peggiori spropositi. Dagli incentivi a pioggia, che non sono serviti a nulla se non a indebitarci di più, il governo, secondo il il Sole24Ore, vorrebbe passare a sostegni mirati da darsi solo agli imprenditori che investono e innovano. Ma con quali soldi? Strappando con l’Unione? Napolitano consiglia prudenza al suo ultimo pupillo. Dal Corriere: “comprensibili le critiche di Renzi all’Unione, ma non si può fare da soli”.

Libia – Siria – America. In Libia il governo di Tripoli ha presentato la richiesta di onorario, in cambio dell’aiuto per liberare i tecnici rapiti: “Ci servono rinforzi (italiani) per trovare gli italiani”. In Siria, uno a uno, palla al centro: Kerry, dopo i bombardamenti a stelle e strisce contro una caserma di Assad e quelli (attribuiti ai russi) contro un convoglio umanitario, propone una no fly zone. Con il rischio che se ne avvantaggino Isis e alleati. Infine in America: a Charlotte è stato assaltato il quartiere generale della polizia, dopo l’uccisione dell’ennesimo nero da parte di un agente. La sensazione dell’insicurezza, il ripetere ossessivo “Law & Order” ha ormai riesumato il fantasma del razzismo. Il poliziotto vede nero e spara. Ma la violenza dello stato può provocare la rivolta dei poveri e degli esclusi. E la rivolta fa crescere la sensazione di insicurezza. È questo il brodo in cui proverà a sguazzare Trump.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
Vai alla barra degli strumenti