Vai alla barra degli strumenti

La Rai e le regole: dopo i superstipendi i dirigenti esterni

No, dottor Cantone, questa non è la BBC. E le regole non scritte in RAI hanno sempre contato più di quelle scritte. In particolare quella per cui, lottizzato un direttore generale o affidata al partito di governo la nomina dell’amministratore delegato, per di più confortato dalla maggioranza del consiglio di amministrazione, la catena delle nomine successive nei quadri dirigenti verrà orientata di conseguenza. Eventuali irregolarità “secondarie” forse saranno sanate, forse no. L’Usigrai, denunciandole, ha fatto il proprio mestiere. L’ANAC altrettanto. Cosicché oggi possiamo anche noi commentare, con viva e vibrante soddisfazione, “una censura ai vertici dell’azienda che non ha precedenti”. Vedremo se “il pasticcio delle assunzioni di dirigenti esterni fuori da regole e procedure”, come lo definisce Ennio Remondino nell’articolo che segue, sarà preso in considerazione dalla Corte dei Conti, alla quale è stata inoltrata la stessa denuncia, vedremo se avrà la sanzione che merita. E vedremo, ad esempio, se la nomina del “valoroso Semprini” alla conduzione di Politics verrà revocata. Secondo me è più facile che a metterla in discussione sia il flop di ascolti registrato nelle prime puntate della trasmissione. Ma se per ora possiamo solo prendere atto, con Remondino, di una ” bagarre ferragostana sui superstipendi che alla fine non ha tolto un soldo di tasca a nessuno”, ci resta la debole speranza che la severa conclusione dell’Anac induca a quell’esame di coscienza politico che finora è mancato. «Una situazione che mina la credibilità del Servizio Pubblico – conclude infatti l’Autorità nazionale anticorruzione – sulla quale serve una urgente riflessione dell’azionista, ovvero il ministero dell’Economia, e della Commissione parlamentare di Vigilanza. Anche perché è di tutta evidenza che questi atti illegittimi saranno valutati dalla Corte dei Conti per verificare l’eventuale danno erariale e le conseguenti responsabilità, a partire dal Direttore generale e dal Consiglio di Amministrazione». Mi sbaglierò, ma io credo che l'”azionista principale” sia un altro e si preoccupi piuttosto del modo in cui saranno trattate “l’Italia del sì” e la politica del suo governo. D’altronde, non sarà qualche migliaio di euro di multa a fare la differenza (nandocan).

Remondino Ennio***di Ennio Remondino,  16 settembre 2016 – La Rai, creatura aziendale antropomorfa, per metà ‘entità’ pubblica per funzioni e finanziamento dello Stato, e per metà azienda privata per stipendi dei suoi vertici e regole per selezionarli, forse sarà presto costretta a scegliere se essere uomo o animale. Ed era ora, anche se è imprudente contarci troppo.

Questa volta, reduci dallo scandalo ferragostano dei ‘superstipendi’, peraltro privo di soluzioni note, il ‘reato’ contestato non è neppure dei più gravi tra i molti di cui esiste pubblica memoria attribuiti alla Rai. I nuovi dirigenti massimi, già loro scelti non si sa bene in base a quali criteri, scelgono a loro volta i più stretti collaboratori nei ruoli chiave tra fedelissimi garantiti da amicizia personale o aziendale precedente. Criteri di selezione zero, trasparenza da nebbia in val Padana a dicembre.

Quasi da far rimpiangere l’antica lottizzazione che aveva il pregio di fornire all’azienda almeno delle identità chiare sulle appartenenze e sulle gratitudini future del raccomandato. Sulla professionalità, beh, eravamo alla scoperta, a volte persino con qualche felice sorpresa. Ora, nelle mani di chi, di volta in volta, crede di aver inventato lui la vera e televisione intelligente e di successo commerciale, si procede a tentoni e senza rotta aziendale riconoscibile.

Dell’andazzo dello ‘spoil sistem de noantri’, tutti sapevano, e chi è senza peccato scagli la prima pietra. Il nuovo che arriva si fa la sua squadra e i dirigenti Rai si accumulano per strati geologici . Ma questa volta Campo Dall’Orto sembra aver esagerato, o forse non ha sentito che l’aria attorno all’azienda stava cambiando e che occorrevano altre attenzioni alle regole. Quasi che i silenzi dell’imbelle consiglio di amministrazione e della sua presidente di sola rappresentanza avessero trovato altra supplenza….

continua su RemoContro

 

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: