NObullismo. La voce ai giovani: un gara di idee

Chi non è stato, da ragazzo, vittima o testimone di episodi, più o meno gravi di bullismo? E negli ultimi decenni il cyberbullismo si è aggiunto a complicare la vita agli adolescenti più deboli. Accade purtroppo in diverse comunità, a cominciare da quelle scolastiche, dove la prepotenza è spesso assistita dall’omertà dei coetanei. Le statistiche sul fenomeno dimostrano che è indispensabile combattere il diffondersi di questa piaga con più determinazione ed efficacia di quelle usate finora. Non soltanto con la repressione da parte degli adulti che purtroppo a volte si  rivela controproducente. E poi ricorrervi non è psicologicamente facile in quella fascia di età. Vale dunque la pena provare a coinvolgere gli stessi giovani, come propone L’AIED ripresa da articolo 21. Se anche non fosse la soluzione, sarebbe comunque un modo per educarli a darsi una mano (nandocan)

***di Sabrina Ancarola, 12 settembre 2016* – «Oggi dovevo tornare in classe dopo la malattia, ma io non ce la facevo a rientrare. Avevo paura di urlare al mondo i miei timori e così ho deciso di farla finita» Parole scritte da C. (12 anni), prima di buttarsi dal balcone di casa sua aveva ricevuto alcuni messaggi da parte di un suo coetaneo come questo: «Ti devi uccidere… Dovrei ucciderti io, ma poi passo i guai. Quindi è meglio se ti ammazzi tu!»

Più di metà dei ragazzi italiani è stato vittima di bullismo
«Piangevo ogni notte, ho perso ogni amico e ogni tipo di rispetto»; «Non ho nessuno. Ho bisogno di qualcuno»; «Ogni giorno penso: perché sono ancora qua?» A. (15 anni) aveva girato un video prima di suicidarsi nel quale, tramite l’uso di 74 tavole, raccontava le violenze subite.

Il suicidio è la seconda causa di morte fra gli adolescenti in Italia
«Scusatemi, non ce la faccio più a sopportare» C.14 anni, aveva subito una violenza sessuale da parte di 6 ragazzini di età compresa fra i 13 e i 16 anni.

Queste giovanissime vittime, oltre ad aver subito l’abominio della violenza sessuale, sono state ricattate dai loro aguzzini che avevano girato dei video durante il sopruso e li avevano messi in rete o minacciato di farlo. Le nuove tecnologie, attraverso anche la possibilità dell’anonimato, favoriscono impulsi violenti e offese. «Non fidatevi del ragazzo con i pantaloni rosa, è frocio!» Parole queste che si riferivano a A. morto suicida a 15 anni.

L’Istat, in un rapporto relativo al 2014, rileva che le ragazze sono colpite dal fenomeno del bullismo in misura leggermente maggiore rispetto ai ragazzi e che nel nord si registra un numero maggiore di vittime di tale fenomeno (oltre il 57%)

«I miei compagni mi chiamano cicciona» 12 anni, tenta il suicidio dopo aver scritto su un foglietto: «Non ce la faccio più»

L’aspetto, la sessualità (vera o presunta), l’estrazione sociale, le origini familiari o qualsiasi cosa che venga ritenuta in qualche modo una forma di “diversità” dal gruppo dei bulli scatena la derisione che in alcuni casi porta a conseguenze drammatiche come il suicidio. Le derisioni subite durante l’infanzia e l’adolescenza influenzano anche pesantemente la salute fisica e mentale del soggetto bullizzato che ne paga le conseguenze spesso per tutta la vita.

Il bullismo non è un fenomeno che riguarda solo i più giovani, nel mondo reale e soprattutto in rete osserviamo un continuo fiorire di offese, denigrazioni, battute pesanti e invettive condite da sessismo, razzismo, omofobia. Se è praticamente impossibile intervenire sull’educazione di un adulto, per arginare sul nascere tale fenomeno, è necessario lavorare con i ragazzi per proteggerli e lavorare sulle cause affinché si crei una propensione più forte delle offese e delle persecuzioni.

Proprio per questo l’AIED ha lanciato il contest NObullismo Voce ai giovani: una gara d’idee

L’iniziativa, per la prima volta, si rivolge non solo ai maggiorenni, ma anche a quella fascia d’età maggiormente toccata dal fenomeno, perciò sono invitati a partecipare tutti coloro che hanno dai 15 ai 30 anni e sono interessati a una gara di idee nazionale che abbia un impatto sociale.

PERCHE’ “NObullismo”:

Per promuovere la creazione e la diffusione di una società basata su confronto, libertà e sicurezza, lontana da violenza, sopraffazione ed esclusione. Perché i numeri delle vittime che tenta il suicidio e arriva ad atti di autolesionismo conferma la gravità del fenomeno che, troppo pesso, si nasconde tra le trame dello scherzo e dei giochi tra ragazzi.

COME FUNZIONA:
Per promuovere una cultura basata sul rispetto reciproco e avere un effetto su bullismo e cyberbullismo, come le scorse edizioni, la gara è aperta alle idee realizzabili che possono avere un impatto sulla realtà coinvolgendo direttamente i ragazzi. La possibilità di inviare le idee partirà dai primi giorni di settembre. Ci sarà una fase di votazione on-line, in cui i partecipanti si faranno promotori dei propri progetti (e con essi anche dell’iniziativa) divulgandoli, e una fase di votazione e selezione da parte di un’apposita Giuria.

Dalla media di questi due voti verranno selezionati tre team finalisti che presenteranno la loro idea in 2 minuti durante un evento previsto il26 novembre a Roma, che vedrà una prima parte dedicata ad una tavola
rotonda sul tema e una seconda parte dedicata alla gara tra i tre team finalisti che presenteranno pubblicamente la loro idea e a cui seguirà un momento di confronto e dibattito.

La squadra vincitrice, che sarà eletta dalla Giuria, si aggiudicherà un premio di 2.000 euro come riconoscimento e ringraziamento per la validità del contributo offerto.

L’iniziativa è partita il 5 Settembre, è possibile iscriversi fino al 7 novembre.

Info: http://www.aied-roma.it/nobullismo/

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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