FNSI. Sit in domani sotto l’ambasciata turca a Roma

***da articolo21, 13 settembre 2016 – La Federazione Nazionale della Stampa convoca la sua riunione per domani, mercoledì 14 settembre dalle 11 alle 12, sotto l’ambasciata della Turchia a Roma, in via Palestro. Come Articolo 21 aderiamo con convinzione all’iniziativa che riprende la nostra proposta: sarà data lettura dell’appello dello scrittore turco Orhan Pamuk contro la caccia alle streghe contro il libero pensiero in corso nel suo paese, che La Repubblica ha pubblicato, raccogliendo firme illustri di scrittori, editori, accademici di tutto il mondo. Di seguito il comunicato Fnsi.

La situazione in Turchia sta precipitando. La repressione avviata dal presidente Erdogan all’indomani del tentato colpo di Stato sta assumendo sempre di più i contorni di una deriva liberticida. Gli arresti di intellettuali, giornalisti, avvocati, magistrati, insegnanti si stanno moltiplicando. L’appello lanciato domenica scorsa dalle colonne di Repubblica dal premio Nobel Orhan Pamuk non può cadere nel vuoto né può lasciare indifferenti i governi dell’Unione europea.
La Federazione nazionale della stampa italiana fa suo l’appello di Repubblica, che sta registrando numerose adesioni, e dopo il sit-in davanti all’ambasciata turca promosso nel luglio scorso, seguito dall’incontro con il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, intende riportare all’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni il dramma dei numerosi giornalisti e intellettuali turchi incarcerati.
Per questa ragione, nella giornata di domani, mercoledì 14 settembre, alle ore 11, promuoverà una riunione straordinaria delle rappresentanze di giornalisti e associazioni nei pressi dell’ambasciata turca nel corso dalla quale verrà letto l’appello di Repubblica contro la repressione in Turchia. Il testo sarà inoltre distribuito ai cittadini con l’invito a sottoscriverlo.
All’iniziativa hanno sin qui aderito: La Repubblica, Articolo21, Associazione amici di padre Paolo Dall’Oglio, Forum Terzo Settore, LasciateCientrare, NoBavaglio-Pressing, Ordine dei giornalisti del Lazio, Tavola della pace, UsigRai.
Per ulteriori adesioni scrivere a segreteria.fnsi@fnsi.it

Vai all’appello:

http://www.repubblica.it/esteri/2016/09/11/news/turchia_appello_intellettuali-147579398/?ref=HREC1-34

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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