Spagna elezioni rebus, tutto come prima. Delusione Podemos

Lo choc suscitato dalle prime conseguenze del(la) Brexit sull’economia e sui mercati, enfatizzate sui media, ha frenato probabilmente lo spostamento dell’elettorato verso i movimenti politici alternativi, accreditato dai sondaggi fino alla vigilia del voto. Sia pure di poco, l'”usato sicuro” torna ad avere la meglio sulla lotta alle diseguaglianze e alla corruzione. A (non) governare è sempre la paura (nandocan). 

***da RemoContro, 28 giugno 2016 – Il Partito Popolare del premier uscente Mariano Rajoy ha vinto le elezioni politiche in Spagna con il 33% e 137 seggi su 350 nel Congresso dei deputati. Il Psoe ottiene il 22,7% e 85 deputati, Podemos il 21,1% e 71 seggi, Ciudadanos il 13% e 32 seggi. Analisi diffusa tra gli osservatori, un voto condizionato dai timori suscitati da Brexit che avrebbero spinto gli elettori al ‘voto sicuro’, verso le forze politiche più collaudate sottraendolo alle formazioni più innovative e assieme incerte.

Nelle elezioni dello scorso 20 dicembre, che hanno segnato la fine del tradizionale bipartitismo spagnolo tra partito popolare e partito socialista, e portato allo stallo il Parlamento, il Pp aveva ottenuto 123 seggi, il Psoe 90, Podemos 69 e Ciudadanos 40.

Cresce di pochissimo il partito popolare nonostante gli scandali che lo vedono protagonista, inciampa il partito socialista che arriva ai minimi storici ma tiene la seconda posizione in Parlamento, ma paga pegno Podemos che non unisce l’izquierda.

Il leader di Podemos Pablo Iglesias ha ammesso questa sera che il risultato del suo partito alle politiche spagnole “non è stato soddisfacente”. Il leader del partito ‘viola’ si è detto anche preoccupato dalla perdita di consenso per il blocco progressista.

Effetto Brexit certo, la nuova disfatta dei sondaggi
Dopo quella sulla Brexit, nuova sconfitta per gli istituti demoscopici che in Spagna hanno dato previsioni smentite poi dal voto reale. Per le due settimane di campagna i sondaggi hanno accreditato lo ‘storico’ sorpasso di Podemos sui socialisti.

COSA ACCADE ORA?
L’incerta governabilità spagnola è la nuova preoccupazione per Bruxelles ancora sotto shock da Brexit. Nuove elezioni ma vecchi risultati. Cambiano i piccoli numeri ma non la situazione di blocco politico figlia del bipartitismo ormai superato definitivamente.
Alleanze numeriche che diventano politicamente impossibili.
176 la maggioranza parlamentare richiesta, e numeri raggiungibili solo da un governo di Unità nazionale tra opposti, partito popolare e socialisti. La sinistra non ha i numeri, salvo aggregazioni spurie. Gran pasticcio.

Sei mesi fa, gli spagnoli si erano pronunciati per un cambiamento, togliendo al Partito popolare del premier conservatore uscente Mariano Rajoy la maggioranza assoluta.
Il Partito socialista (Psoe) a dicembre aveva registrato il peggiore risultato della sua storia, superato ieri, pur rimanendo la seconda forza politica del Paese.
I due partiti avevano dovuto fare spazio a due nuove formazioni, Podemos a sinistra e i liberali di Ciudadanos al centro.

La quarta economia della zona euro è da sei mesi guidata da un governo che può occuparsi solo degli affari correnti e non può lanciare alcuna riforma o rivedere i conti, in un momento così complicato della vita del Paese e dell’intera Europa.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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