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La Francia nel pallone. I Tg di martedì 14 maggio

Forse qualcosa è sfuggito a me come a Baldazzi ma non mi pare di aver notato, fra i tanti servizi sulle manifestazioni sindacali e soprattutto sui disordini del Paese vicino, qualche spiegazione dei motivi per cui i lavoratori scendono in piazza contro la loi travail, se non il riferimento ad un imprecisato Jobs Act francese. Sarebbe stato interessante scoprire se e in quale misura si tratta di un provvedimento analogo a quello vantato dal governo Renzi. Ma forse mi sbaglio ed è solo colpa della nostra distrazione. (nandocan)

***di Alberto Baldazzi – La “Francia nel caos” (titolo La7) è in apertura sulle testate Rai e, appunto, su TgLa7, per l’abbinata tra i gravi disordini con feriti e arresti durante le proteste contro la nuova legge sul lavoro, e l’assassinio di due poliziotti a Parigi per mano di un ulteriore adepto dell’Isis, un individuo già in precedenza condannato e incarcerato per reati legati al terrorismo. C’è da chiedersi a quale filosofia rispondano le forze di sicurezza francesi, considerando che anche gli europei di calcio stanno mostrando seri problemi di ordine pubblico. Nei Tg di serata ancora forti i riflessi della strage di ieri in Florida, mentre le motivazioni dell’assassino (che frequentava abitualmente gli stessi ambienti gay che ha scelto come obbiettivi), appaiono sempre più legate solo marginalmente alla radicalizzazione islamista.

Le 3 testate Mediaset aprono sulle condizioni (buone) di Berlusconi, uscito nel primo pomeriggio da un’operazione di 4 ore a cuore aperto. Servizi anche per gli altri, con al centro le dichiarazioni non del “cerchio magico”, ma della famiglia e degli amici storici. A 72 ore dal termine della campagna per i ballottaggi, tiriamo un sospiro di sollievo segnalando la totale assenza di riferimenti nei titoli.

Più spazio alla brexit e ai sondaggi (TgLa7) che fanno innalzare la tensione e inabissare gli indici di borsa: quinto giorno di crollo.

La politica propone lo scontro tutto interno al governo tra Alfano e Calenda su Vegas e Consob (in evidenza solo su La7), e soprattutto i contorni finalmente meno labili sulle imminenti proposte del governo sulla flessibilità in uscita per le pensioni: titoli per Rai e La7. Lo stesso avverbio, “finalmente”, vale per la “buona notizia” del passaggio in Aula della legge del “dopo di noi”, sull’assistenza a chi ha problemi e non ha più la famiglia che se ne occupa.

Tg5 si occupa ancora di immigrazione con servizio sui numeri della “tratta degli schiavi”, molti dei quali minorenni. Tg2 dedica il quotidiano approfondimento alle ecomafie che lucrano sui rifiuti, svelando che la piaga non è solo al sud.

Ovviamente spazio di relax , occupato dal risorto spirito nazionale per la bella vittoria degli Azzurri di Conte di ieri sera contro il Belgio e che, al momento, mette d’accordo tutti. Chissà quanto durerà.

 

 

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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