L’abbraccio ad Orlando. I Tg di lunedì 13 giugno

Più che una tentazione, l’abuso delle testimonianze riprese dai social media è conseguenza diretta del compromesso fra i due principali obbiettivi che si pongono le testate, il maggior numero di ascolti con il minor costo possibile di tempo e di denaro. Che poi il servizio pubblico richieda criteri diversi da quelli in uso nelle tv commerciali si è detto fin troppe volte. Quanto al “consueto dibattito sulle indiscriminate vendita e circolazione delle armi”, per quanto possa apparire noioso, mai come in questi casi dimostra la sua attualità, solo che bisognerebbe non limitarsi ad enunciarlo ma chiedersi, come suggerisce Mentana, “come è potuto succedere” che nella civilissima America i 13 miliardi e mezzo di dollari di fatturato annuale per questo sanguinoso commercio valgano più della vita di tanti cittadini (nandocan).

***di Luca Baldazzi – La strage di Orlando, il più grave eccidio sul suolo americano dall’11 settembre, domina la serata dell’informazione. Aperture per tutti, tre o più titoli sulle testate Rai mentre Tg4 dedica al massacro del Place i 4/5 del tempo dell’intera edizione. In giornate come questa, quando i fatti parlano da soli, può essere tentata qualche riflessione.

Iniziamo con una critica: gran parte dell’informazione è caduta vittima della tentazione delle “testimonianze dirette” offerte dai social media; molti i servizi sui messaggi e tweets scambiati tra i familiari e le vittime della strage mentre questa era in corso, momenti forti e veri ma lontani dal giornalismo soprattutto quando si “mette in onda”, come fa Tg4, la “sceneggiatura” degli ultimi messaggi tra una madre ed un figlio. Si affiancano però, alcune riflessioni più costruite. Titoli e servizi vanno al dolore della comunità di Orlando e, più in generale, a quella della comunità omosessuale americana, cui giunge il sostegno da quelle di tutto il mondo. Tg3 ospita Vladimir Luxuria, che afferma: “La gente è con noi, mentre la minoranza di quelli contrari si sente accerchiata e si estremizza”.

Non è importante parlare del perché è successo, ma del come è potuto succedere”, commenta invece Enrico Mentana, aprendo il servizio che riporta le reazioni di Obama e dei candidati alle presidenziali. Ampio spazio anche sui Tg Rai, dove si rinnova il consueto dibattito sulle indiscriminate vendita e circolazione delle armi. La figura del killer e le poco probabili rivendicazioni dell’Isis ottengono titoli, ma l’analisi più amara è quella sull’omofobia, in particolare in area islamica. Su questo Cecchi Paone va giù duro, affiancando alle barbare esecuzioni di omosessuali da parte del califfato, quelle compiute nei civili paesi islamici nostri alleati, dove peccato e reato si sovrappongono.

Le paure per la Brexit che affossano le borse, le manovre in vista dei ballottaggi, gli auguri a Berlusconi per l’intervento di domani e l’attesa per il match Italia Belgio, finiscono stasera inevitabilmente schiacciati. Il giudizio del ministro per lo Sviluppo Economico Calenda sull’operato della Consob e del suo presidente Giuseppe Vegas, per il quale Report si è augurato le dimissioni, ottiene comunque titoli su Tg5 e Tg La7 e servizi su quelli Rai, con Mentana che le considera imminenti.

Tg5 stasera ha trovato spazio per raccontarci che nelle ultime 48 ore sono stati soccorsi in mare oltre 2.570 profughi. Un esodo definito “irrefrenabile”, ma che nelle scorse giornate l’informazione aveva in gran parte perso di vista. Sempre Tg5 è il solo a riportare da studio l’acquisto miliardario di Linkedin da parte di Microsoft.

Segnaliamo in chiusura l’ottimo reportage del Tg2 dai villaggi devastati al confine est tra l’Ucraina e le repubbliche autonome di Donetsk e Luhansk, sostenute dalla Russia, che ci ha ricordato come questo conflitto ha causato oltre 9.000 morti ed 1 milione e mezzo di profughi.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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