Strage Orlando, in Usa 89 armi ogni 100 abitanti. “Troppo facile reperirle”

Donald Trump non raccoglie consensi per caso. E il muro di resistenza che il presidente Obama incontra nel Congresso per porre almeno un freno al libero commercio delle armi da guerra è noto a tutti. Negli Stati Uniti ci sono 270 milioni di armi in circolazione: secondo uno studio di Archivio disarmo, la media giornaliera è di 30 vittime al giorno, la maggior parte sono giovani tra i 18 e i 35 anni. Per i giovani afroamericani, è la prima causa di morte (nandocan)

***da Redattore sociale, 13 giugno 2016 – 270 milioni di armi in circolazione, 89 ogni 100 abitanti. Il giorno dopo la terribile sparatoria nel club Pulse di Orlando, in Florida, dove hanno perso la vita 50 persone (e altre 50 sono ferite) si torna a riflettere sulla questione della armi leggere negli Usa. La strage è avvenuta, infatti, a pochi giorni di distanza dall’omicidio della ventiduenne cantante Christina Grimmie, star di YouTube, sempre a Orlando, e dall’arresto di James Howell, carico di armi ed esplosivi, a Santa Monica. Anche se non sembra ci sia alcun collegamento tra i diversi episodi (l’omicida di Orlando è Omar Mateen,e la sparatoria è stata rivendicata dal gruppo Stato islamico sulla radio Al Bayan) di certo si riapre il dibattito sul possesso di armi nel paese.

“C’è un dato comune in queste storie che, però, non viene messo sufficientemente in rilievo – sottolinea Maurizio Simoncelli, vicepresidente di Archivio Disarmo – la disponibilità e la facilità con cui armi piccole e leggere anche da guerra sono reperibili sul territorio nordamericano. Gli Usa sono tra i paesi la cui popolazione è tra la più armata al mondo: vi sarebbero ben 89 armi ogni 100 abitanti su un totale di 270 milioni di armi in circolazione nel paese. Di fatto, è oltre il 40 per cento maggiore rispetto a quello che si ha in Yemen, secondo solo agli Stati Uniti con 54,8 armi da fuoco ogni 100 abitanti. Il mercato americano è il maggiore in assoluto, quello dove anche i narcotrafficanti latinoamericani si riforniscono oltrepassando la frontiera messicana in uno scambio di droga con armi”.
Secondo uno studio realizzato da Archivio Disarmo sull’ utilizzo delle armi leggere in America negli Stati Uniti ogni anno oltre 30.000 persone rimangono uccise dalle armi da fuoco. La media giornaliera è di 30 vittime e la metà di loro sono giovani, di età compresa tra i 18 e i 35 anni; un terzo sono giovanissimi (sotto i 20 anni). L’omicidio in America è, infatti, la seconda causa di morte tra i giovani con età compresa tra i 15 e i 24 anni. Per gli afroamericani di quella stessa fascia di età si tratta addirittura della prima causa di morte.

“Sono dati drammatici se li paragoniamo a quelli degli altri paesi sviluppati – continua Archivio Disarmo -. Basti pensare che gli omicidi con armi da fuoco sono in media 50 in Giappone, meno di 150 in Germania, Italia e Francia, meno di 200 in Canada e oltre 10.000 negli Stati Uniti”. Secondo le stime del Gun Violence Archive il 23 dicembre 2015 si potevano contare ben 12.942 persone uccise negli Stati Uniti in seguito a un omicidio, a spari non intenzionali o ad un suicidio, in tutti i casi con armi da fuoco ma secondo Archivio Disarmo questa stima non tiene conto della maggior parte dei suicidi con arma da fuoco, (cifra che si aggira intorno alle 20mila persone). Nella sua analisi l’ong cita anche uno studio molto approfondito effettuato dal professor Michael Siegel delle Boston University che, insieme a due coautori, ha rilevato come esista una diretta correlazione positiva tra diffusione di armi e numero di omicidi perpetrati con armi. Lo studio in questione ha analizzato una serie di dati sugli omicidi con armi da fuoco per tutti i 50 Stati americani dal 1981 al 2010 cercando di vedere se vi fosse una relazione tra cambiamenti nel tasso di possesso di armi e il numero di uccisioni con armi. Il risultato emerso dimostra che “ogni 1 per cento di incremento nella proporzione di possesso domestico di armi da fuoco” si è tradotto in un incremento dello 0,9 per cento nel tasso di omicidi.
Per quanto riguarda le “sparatorie di massa” (“mass shootings” da intendersi – secondo la definizione dell’Fbi come l’evento durante il quale quattro o più persone sono colpite e/o uccise da armi da fuoco in un singolo episodio alla stessa ora e nello stesso luogo, escluso il tiratore) si sono verificate in circa 100 aree metropolitane nel 2015. “Il dibattito ora apertosi se i singoli episodi siano ascrivibili al terrorismo, all’omofobia, all’emarginazione sociale o alla follia appare tralasciare il quadro generale nell’ambito del quale la diffusione delle armi piccole e leggere solo nel 2015 ha provocato oltre 12.000 vittime e mass shooting in circa 100 aree metropolitane – conclude Simoncelli -. Ancora una volta si assiste a ennesimi massacri in un paese dove sembra che l’unica risposta possibile sia quella di armarsi sempre più alla ricerca di una sicurezza che questi arsenali non sembrano garantire”. (ec)
© Copyright Redattore Sociale, il grassetto è come sempre di nandocan

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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