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Un paese rattrappito. I Tg di venerdì 10 giugno

Nel dicembre del 1933 vennero premiate con una visita nella capitale le 93 madri più prolifiche d’Italia. Erano donne che vantavano dai 14 ai 19 figli viventi. Ricevute dal Papa e poi da Mussolini, esse ritirarono dalle mani del Duce un premio in denaro. Improbabile riproporre agli italiani di oggi soluzioni come questa o come la tassa sul celibato imposta dal governo fascista. Si può certo migliorare il il trattamento alle famiglie ma, con buona pace di Salvini e della destra, la sola alternativa ragionevole a “un paese rattrappito” è fare un po’ di spazio agli immigrati (nandocan).

***di Luca Baldazzi –  In una serata dalle aperture assai differenziate, privilegiamo i dati Istat che documentano il primo calo della popolazione da oltre 90 anni, presenti su tutte le testate: titoli per Tg1, Tg La7 e i 3 Mediaset, con copertina per Tg5. L’immagine di un paese sempre più vecchio, in cui calano le nascite e dove a crescere è solamente la percentuale degli stranieri (8,3%), produce servizi dai toni quasi rassegnati e fa parlare Mentana di un Italia che “si sta rattrappendo”.

L’attenzione alle condizioni di Silvio Berlusconi, che ieri aveva fatto l’en plein nelle aperture, si mantiene alta anche sera: aperture per Studio Aperto e Tg4, titoli per Tg1, Tg3 e Tg5. Il messaggio dell’ex premier, che si dice sereno affidandosi, in vista dell’intervento al cuore che lo attende martedì, a Dio e ai medici, figura “alto” in tutte le testate, mentre le voci di una “dibattito sulla successione” (riprese dai Tg Rai ma smentite da Romani su Tg1) non figurano sulle testate Mediaset, che ribadiscono come la Forza Italia a guida B resta “pienamente operativa”. E’ TgLa7 a fornire forse il quadro più netto, illuminando lo scontro tra i familiari di Berlusconi e il “cerchio magico” del leader, accusato di averlo “sfruttato” troppo negli ultimi giorni della campagna per le amministrative.

I timori della Brexit che a meno di 2 settimane dal voto affossano le banche europee e colpiscono duro Piazza Affari, sono in apertura per Tg1 e Tg La7. Mentana aiuta a fare chiarezza presentandoci un recentissimo sondaggio che delineerebbe una maggioranza (55%) di euroscettici in Gran Bretagna.

Gli incontri di Renzi con i giovani industriali ed i rappresentati del terzo settore a Lucca ottengono secondo o terzo titolo su tutte le testate, con quelle Mediaset che enfatizzano gli “altri fischi” che hanno accolto il premier. Il provvedimento del Cdm volto a regolamentare in qualche modo l’uso dei voucher riceve buone coperture da Tg3 ed i Tg delle 20 (titolo per Tg3 e Tg5).

Nel giorno dei funerali di Sara, la ragazza romana uccisa e bruciata dal proprio ex, tutte le testate accompagnano una dura riflessione sul tema dei femminicidi, arrivati quest’anno già a 59. Tg3 sceglie di aprire, mentre Studio Aperto propone di parlare non più di “femminidici” ma di “strage”. Amara anche la riflessione di Mentana, che costata come l’introduzione dell’aggravante di femminicidio nel codice penale non abbia prodotto una riduzione del fenomeno.

L’inizio dei europei di calcio viene seguito da tutte le testate, con titoli per Tg1, Tg4 e Tg La7 e massima attenzione ai problemi di sicurezza.

Sulle proteste nella tendopoli di Rosarno a seguito della morte di un bracciante africano per mano di un carabiniere, tornano stasera Studio Aperto e Tg3. Il primo racconta di una “situazione pericolosa”, mentre Tg3 fa parlare gli occupanti del centro, in sciopero della fame per rivendicare la verità sulla morte del loro compagno.

Chiudiamo sull’interessante approfondimento del Tg2, che con ospite in studio il robotino Icub, ha trattato del ruolo che avranno in futuro le nuove tecnologie robotiche e del rapporto sempre più stretto tra l’uomo e la macchina “intelligente”. Bei servizi e grande “efficacia” dell’intervista in studio al robot, anche se c’è da dubitare – come capita per le interviste ai politici, che si sia trattato di “domande vere”. Ma una cosa è certa:il robotino è risultato più educato e più simpatico della media dei politici.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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