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Batracomiomachia. I Tg di martedì 7 giugno

Mentre Baldazzi osserva che i telegiornali stentano, nella cronaca politica interna, ad uscire dall’esposizione rituale del battibecco tra i partiti, devo riconoscere che ieri i due talk show della serata, Ballarò e Di Martedì, hanno offerto qualche interessante segno di ravvedimento sia nel modo brillante di condurre le interviste agli ospiti, sia nell’inserimento di spiegazioni e reportage, dimostrando che qualche iniezione di buon giornalismo giova notevolmente alla loro fruizione. Con l’augurio che non si tratti soltanto degli “ultimi fuochi” prima della chiusura estiva (nandocan)

***di Alberto Baldazzi – La “guerra dei numeri” tra Pd e Cinque Stelle è in apertura per i Tg Rai e La7. La “guerra” a chi scrive non piace mai, e i grammatici che nell’operetta attribuita a Omero rosicchiavano i distici elegiaci dei poeti, ancora di meno. Il giornalismo delle ultime 48 ore ripropone baruffe tra rane e topi, dimostrando che i numeri del primo turno delle amministrative profusi ad ampie mani sono spesso una scusa e un alibi per coprire l’assenza di analisi politica e di corretta informazione. Per chi questa sera non ha “consumato” Tg, un’assicurazione: non si è perso niente, a meno che non appartenga a quella sparuta minoranza che si nutre di dichiarazioni di politici, gli uni contro gli altri armati. In una stagione che vede all’angolo il partito e l’area politica dell’Editore, i Tg Mediaset dedicano relativamente poco spazio e nessuna apertura all’esito delle amministrative. Il ricovero di Berlusconi a Milano per scompensi cardiaci è presente su tutte le testate.

“Glissando” sulla politica, i Tg Mediaset aprono sulle atrocità e le minacce dell’Isis. Le donne curde bruciate vive a Mosul perché rifiutavano il ruolo di schiave sessuali, sono presenti su tutte le testate. Spazio sulle testate Mediaset anche alla jihadista bolognese arrestata oggi, con Tg4 che dedica un ampio speciale sulla condizione della donna nei regimi jihadisti, sempre “oggetto”, che sia di violenze o di plagio, mentre il nuovo video che minaccia la conquista islamista di Roma ottiene forse troppo spazio. I 10.000 profughi che dal 2014 sono morti attraversando il Mediterraneo sono titolo per Studio Aperto, mentre la presentazione del piano di controllo europeo sui migranti ottiene spazio sulla Rai e Tg5. L’attentato a Istanbul che ha fatto 12 morti e una quarantina di feriti, e presente in molti titoli e nei servizi per tutti.

La nomination di Hillary Clinton, prima donna a concorrere alle Presidenziali Usa, è data per certa e ripresa da tutte le testate.

Chiudiamo segnalando l’approfondimento di Tg2 su evasione scolastica e analfabetismo di ritorno. Il 40% degli italiani “non è in grado” di capire quello che legge, mentre 500.000 concittadini non sanno proprio leggere e scrivere. Non è consolante, ma il Servizio Pubblico fa bene a occuparsene. Ascoltare un “grande” come Tullio De Mauro all’interno di un servizio di Tg, è cosa rara e preziosa.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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