Luci ed ombre. I Tg di lunedì 6 giugno

Da anni mi domando il perché della contraddizione tra l’estrema brevità nei telegiornali dei servizi giornalistici che sorvolano i fatti più importanti della giornata e la prolissità delle chiacchiere da bar trasferite per ore negli studi dei talk show o delle maratone elettorali. Da anni non riesco a darmi una risposta. Forse perché le opinioni appassionano più dei fatti? O per avere dove piazzare della pubblicità a buon mercato? Negli ultimi tempi poi, per superare la noia che inevitabilmente sopraggiunge dopo la prima ora di trasmissione, si ricorre più di frequente a trucchetti come l’invito ad ospiti-animatori che “recitano” a soggetto  commenti politici (come ieri sera a Piazza Pulita l’inconfondibile Sgarbi o l’ineffabile D’Agostino) o il cambio della guardia degli invitati o il battibecco sul gossip che li riguarda, fino a che, tre ore dopo l’inizio dell’immersione, spegnendo il televisore mi chiedo: che cosa ho appreso di nuovo e di interessante? (nandocan)

***di Alberto Baldazzi – Dopo ore e ore di maratone notturne e speciali di giornata, di inflazione di citazioni di decine di esponenti delle più diverse forze politiche, inevitabilmente i Tg di serata raccolgono quello che l’informazione mainstream ha seminato nelle ultime settimane: ancora una volta dati su dati, stavolta “di pietra” perché forniti dal Viminale; ancora una volta citazioni a pioggia dai vari candidati “cassati”, vittoriosi o speranzosi nei ballottaggi; ancora una volta molti analisti e soloni ospiti negli studi dei Tg. Tutto questo schieramento in campo produce, però, una sostanza giornalistica assai scarsa. Del resto, la pretesa di imbastire con un unico filo risultati così diversi tra loro, di cui è stata piena la nottata delle maratone tv, è destinata alla sconfitta “al primo turno”.

L’apodittico premier, una volta tanto appare cauto nelle sue dichiarazioni, e l’identificazione di “luci ed ombre” che riguardano il responso per tutte le aree politiche (riportata da tutti i tg) ci è apparsa sostanzialmente appropriata e non solo “pro domo sua”. Per trovare qualche elemento di interpretazione propriamente giornalistico, più che ai commentatori in studio (Fontana e Molinari su Tg1, Cusenza su Tg5 e Sallusti su Tg4 e Tg5), si può guardare ai titoli di Tg La7 e ad alcune proposte di Tg4. L’unico “reduce” della stagione arancione, De Magistris a Napoli, e le prospettive non troppo fauste della sinistra a sinistra del Pd, vengono proposti ed analizzati da Mentana, mentre Tg4 tra una dichiarazione e l’altra segnala la particolarità di un Pd che a Milano e a Roma si afferma “solo” nei quartieri alti e del centro, mentre lascia campo libero soprattutto a M5S nelle grandi periferie. A poche ore dal voto questo (riproposto negli stessi termini anche da Mentana) appare un piccolo ma reale contributo all’interpretazione del voto amministrativo.

Poco altro nei Tg di serata. Presente su tutti l’arresto del cittadini francese in Ucraina che stava importando quintali di esplosivi e di armi pesanti da utilizzare durante i campionati europei di calcio. Il passaggio dell’Inter in mani cinesi è nei titoli per Tg1, Tg4 e Tg5. La vigilia delle primarie democratiche in California ottiene copertura da Tg4.

Chiudiamo segnalando da Tg La7 la pubblicazione di un documento del 2011 che “inguaia assai” la Consob ed il suo presidente Vegas. Oggetto di rivelazione da parte di Report, la lettera interna con cui si conferma da parte di un alto funzionario l’adesione all’invito di “oscurare” i profili di rischio nella sottoscrizione di obbligazioni secondarie, appare la matrice dei guai passati da migliaia di risparmiatori. Mentana fa suo quasi esplicitamente l’invito della Gabbanelli a Vegas: “Dimissioni”.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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