Les Jeux sont faits. Sui tg di venerdì 3 giugno

Il titolo dato da Baldazzi alla sua analisi dei tg di serata è, come tutti sanno, la frase pronunciata dal croupier di un tavolo da gioco per segnalare la chiusura delle puntate. In questo caso la fine della campagna elettorale, dove anche i telegiornali hanno fatto – e torneranno a fare subito dopo questo voto alla roulette del referendum –  le loro puntate, con tanti saluti “alla cara estinta par condicio” e all’autonomia del servizio pubblico (nandocan)

***di Alberto Baldazzi – La chiusura della campagna elettorale va in onda “in chiave istituzionale” su tutte le testate, attente per un sera – l’ultima – alla cara estinta par condicio. Renzi, Berlusconi, Salvini, i candidati di Roma e Milano: ce n’è per tutti, ma è difficile immaginare platee televisive in visibilio. Su Mediaset le interviste “in batteria” di Berlusconi ai 3 Tg, con i giornalisti che reggono il microfono. Per Renzi, ancora di più: direttamente il suo audio lungamente riproposto, e qui i giornalisti non fanno neanche le comparse. L’unico “brivido” ce lo dà Tg1 che “osa” citare lo scontro a distanza tra Dario Fo e Benigni, il primo per il no, il secondo per il sì ad un referendum che quasi sempre ha rubato la scena alle tematiche amministrative per cui domenica si andrà a votare.

A cercare con il lumicino eventuali differenze, segnaliamo che per Rai e La7 l’apertura è per l’ennesimo naufragio, questa volta a sud di Creta, e per il mare libico che restituisce più di 100 vittime dei 2 barconi andati a fondo la scorsa settimana; per Mediaset, invece, ha la precedenza il rush finale per le amministrative. La visita di Mattarella a Lampedusa è comunque ampiamente ripresa da tutti, così come la sua definizione dell’isola come “orgoglio dell’Italia e dell’Europa”. L’inaugurazione del museo della fiducia e del dialogo, che ospita testimonianze artistiche frammiste a oggetti appartenuti ai profughi sbarcati in Italia o scomparsi in mare, piace all’informazione di serata, anche se Mentana commenta che purtroppo non sarà l’arte a risolvere la questione delle nuove migrazioni bibliche.

La Senna che minaccia i tesori del Louvre per la piena attesa in nottata, è “alta” su tutti i Tg: minuti e minuti di riprese e dirette dai ponti che rischiano di andare sott’acqua come nel 1982 e, ancora di più, nel 1910. Il maltempo in Francia e in nord Europa introduce soprattutto su Mediaset lunghi servizi su quello in nord e centro Italia, con le angosce che montano soprattutto in Liguria, memore delle recenti alluvioni.

L’omicidio della ragazza romana ad opera dell’ex fidanzato che le ha anche dato fuoco, ottiene trasversalmente grande spazio come nelle precedenti serate, e “lancia” gli altri 2 casi di Bologna e Milano: un avvelenamento ad opera del compagno il primo, un suicidio in una pubblica piazza il secondo, accompagnato da dubbi e perplessità da parte di familiari ed inquirenti.

TgLa7 e Tg1 danno spazio agli ultimi sondaggi che vedono Sanders davanti alla Clinton nelle imminenti primarie in California, il che mette ulteriormente in dubbio le chance dell’ex Segretario di Stato Usa. Tg2, infine, dedica l’approfondimento agli spasmi che sta vivendo il Venezuela del dopo Chavez.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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