Teatro in lutto, ci ha lasciati Giorgio Albertazzi

L’ho applaudito un’ultima volta al teatro Ghione pochi mesi fa, protagonista della “Tempesta”. Non recitava, era. Quella frase citata da Chiara Farigu, “Ci ho messo tutta la vita a imparare a non recitare più”, mi ha fatto ricordare quando compariva le prime volte in tv, sessanta e più anni fa, e mi pareva, più che un attore capace di calarsi completamente nel personaggio, un affascinante narratore e come tale infatti veniva utilizzato dalla RAI. Quanto amasse il teatro e quanto lo amassero gli italiani lo ha dimostrato calcando il palcoscenico fino all’ultimo. Di fronte al piacere che ci dava ascoltandolo il suo fascismo giovanile decisamente scompare (nandocan)

***di Chiara Farigu, 28 maggio 2016 – Giorgio Albertazzi, attore e regista famoso soprattutto per la sua carriera teatrale, è morto oggi a 92 anni. Aveva debuttato a teatro nel 1949, recitando in un’opera di William Shakespeare diretta da Luchino Visconti ma era diventato famoso soprattutto grazie a “Memorie di Adriano”, diretto da Maurizio Scaparro. Uno dei suoi più famosi ruoli cinematografici è stato quello in “L’anno scorso a Marienbad”, un film del 1961 di Alain Resnais. La sua ultima apparizione in teatro era stata ne “Il mercante di Venezia”. Una volta disse: «Ci ho messo un paio d’anni a imparare a recitare come Ricci e Benassi. Ci ho messo tutta la vita a imparare a non recitare più. Io non recito, io sono». Ed è così che ci piace ricordarlo, ciao, Giorgio!

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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