Sillogismo bersaniano

Pippo ha ragione, ma di fronte alla pervicace arroganza di Renzi perfino un personaggio paziente e remissivo (troppo) come Bersani potrebbe perdere la pazienza. E una volta tanto anch’io tifo per l’incoerenza (nandocan)

***di Giuseppe Civati, 28 maggio 2016 – Ora, qualcuno potrebbe notare che avendo votato prima l’Italicum e poi la legge di riforma costituzionale questa decisione si sarebbe potuta assumere fin dal voto in Parlamento (alla Camera, la Costituzione è stata votata due volte dopo il sì all’Italicum): ci troviamo di fronte allo strano caso di parlamentari che votano sì in aula e però poi magari votano no al referendum.

Non è però il caso di sottilizzare.

Seguiamo piuttosto il ragionamento di questi ultimi giorni:

Bersani dice che l’Italicum va cambiato, altrimenti il sì al referendum potrebbe essere messo in discussione.

Renzi risponde: l’Italicum non si tocca.

Quindi?

Se la premessa bersaniana detta una condizione specifica e il segretario-premier la rifiuta immediatamente e senza tanti giri di parole, dobbiamo presumere che Bersani voterà no al referendum costituzionale. Giusto? O, forse, pensiamo che si possa andare avanti così, come al solito, votando sì al referendum, senza condizioni, come si è fatto già mille altre volte e nonostante tutto?

Ai poster (elettorali) l’ardua sentenza.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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