L’ “orgoglio” di salvare nuove vite. I Tg di giovedì 26 maggio

“Scalette assai simili, e non solo per le aperture”, scrive anche oggi, come tante altre volte, Alberto Baldazzi. Ecco, questo sì che sarebbe un tema interessante da approfondire nel suo osservatorio. Ha provato a farlo, non molto tempo fa, un collega caporedattore del Messaggero, Alessandro Barbano, con un libretto intitolato “L’Italia dei giornali fotocopia. Viaggio nella crisi di una professione”. Il saggio contiene anche quattro interviste a Giuliano Ferrara, Paolo Gambescia, Ezio Mauro, Paolo Mieli” e sostiene la tesi che l’omologazione culturale dei quotidiani italiani – ma il discorso potrebbe valere anche per i telegiornali – si è accentuata negli ultimi anni anche e soprattutto a causa del massiccio impiego di internet nel processo di formazione delle notizie. Da strumento che si pensava destinato ad esaltare le differenze è paradossalmente divenuto un metodo per replicare più volte possibile un modello unico e indifferenziato. Insomma, il tradizionale terrore del giornalista di “bucare” la notizia avrebbe preso il sopravvento e dato il via ad una penosa “ricorsa emulativa” che induce simultaneamente i giornali a un’omologazione, talvolta anche nella scelta dei titoli, indifferente rispetto ai contenuti. Sarà questa la ragione oppure un’altra? Che ne dici, Alberto? (nandocan)

***di Alberto BaldazziEn plein di aperture dedicate al nuovo naufragio nel Canale di Sicilia, che assommano anche i riflessi di quanto avvenuto ieri. Tutte le testate ritornano sulle immagini del barcone davanti alle coste libiche che si rovescia, con un bilancio ancora incerto di morti e dispersi, ma invece certo per i 562 uomini, donne e bambini salvati dalle due unità della Marina Militare. Trasversalmente si respira una qual certo orgoglio nazionale, del tutto comprensibile, e presente esplicitamente nei titoli di Tg2. Anche le testate solitamente più “allarmate” per il flusso dei profughi (leggi Studio Aperto), non possono non apprezzare l’efficace intervento dei militari italiani. Su tutti, e fin dai titoli, la storia della bimba di 9 mesi giunta orfana all’incontro con i salvatori, la cui madre era morta per ustioni durante il tragitto.

Anche al G7 giapponese si parla di profughi per la riproposizione da parte di Renzi del migration compact che sembra conquistare consensi, anche se di “questa” Europa ci si può fidare fino ad un certo punto”. Il premier italiano conferma che il prossimo G7 organizzato dall’Italia si terrà in Sicilia, a Taormina. Ieri Mentana aveva “suggerito” di scegliere come sede Lampedusa, e l’idea non c’era parsa malvagia.

Scalette assai simili, e non solo per le aperture. L’imminente ritorno in Italia del marò Girone, è titolo “alto” per tutti. Tg1 dà ampio spazio non solo agli apprezzamenti (trasversali), ma anche alle critiche di chi (Brunetta e Salvini) intimano al governo di non appropriarsi del risultato, visti i tanti ritardi con cui la vicenda vede una possibile conclusione positiva. Ne parla anche Renzi dal Giappone, segnalando (correttamente) la necessità di riportare “in bonis” i rapporti con l’India.

Titoli sulla Confindustria che sposa la riforma costituzionale per Tg1, Tg3, Tg4, Tg5 e TgLa7. Tg5 e i Tg Rai riprendono le ulteriori convulsioni all’interno del Pd e gli scambi sulla necessità di rivedere l’Italicum, negata dai vertici renziani.

Il Lungarno sventrato dall’esplosione della tubatura dell’acquedotto, le cui immagini hanno fatto il giro del mondo, è molto presente su Mediaset, mentre i Tg Rai tornano su Firenze senza particolari entusiasmi, senza titoli e nella parte terminale delle edizioni.

Per gli esteri la quota di delegati oramai raggiunta da Trump per la candidatura tra i repubblicani e le convulsioni in Francia intorno alla legge di riforma dl mercato del lavoro, ottengono entrambi titoli e ampi servizi. Secondo TgLa7 la tenuta del governo sarebbe a rischio, e le aperture di Valls ad alcune concessioni ne sarebbero la testimonianza.

Segnaliamo in conclusione tre approfondimenti. Tg3 torna sulle polemiche intorno ai dati dell’obiezione di coscienza sulla legge 194, che supera la quota del 70% e, come denunciato dalla Corte Europea, impedisce la corretta erogazione di una prestazione sanitaria solo formalmente garantita dalla legge. Tg4 dedica il suo lungo approfondimento alle violenze (fisiche e psichiche) sui minori in Italia, sulla base di dati 2015 del Telefono Azzurro, alternando servizi interessanti a diverse cadute da cronaca criminale. Tg2 riprende le parole del Papa sull’amore verso gli animali che non deve sostituire quello per gli esseri umani, e ci racconta lo stato dell’arte della convivenza domestica con cani, gatti e quant’altro, facendo intervenire il sempre lucido sociologo Ferrarotti.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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