Israele ancora più a destra: Netanyahu mette alla difesa il falco Lieberman

Avigdor Lieberman, leader  della destra nazionalista “Israel Beinenu”, destra che più estremista non si può, sarà il nuovo ministro della difesa israeliano, entrando così nella maggioranza di governo. Isaac Herzog, il capo dei laburisti che pure nei  mesi scorsi aveva dato segno di volersi avvicinare a Netanyahu suscitando anche qualche preoccupazione  nella tenue sinistra israeliana, parla ora di un“governo al limite della follia”. Questa mossa decisamente a favore dei falchi, festeggiata dal “focolare ebraico” dei coloni, avviene nonostante che i due leaders si fossero appena dichiarati entusiasti dell’offerta di mediazione del Capo dello Stato egiziano, generale Al Sisi, per una ripresa del dialogo coi palestinesi. Hamas e Al Fatah avevano fatto altrettanto. “Un’opportunità storica – aveva commentato il leader dell’opposizione – da cui il mondo arabo moderato si aspetta un’apertura coraggiosa, forte e realistica da parte di Israele”. Si potrebbe ora osservare che mettere al ministero della difesa un estremista di destra non è il miglior modo di aprire un negoziato con la controparte. Ma di razionalità e di coerenza c’è ben poco nella politica israeliana. “A questo governo della follia non daremo un giorno di tranquillità”, dichiara Isaac Herzog. Peccato che appena tre mesi fa lo stesso Herzog, convenendo sull’assenza di condizioni per la soluzione dei “due Stati”, avesse ammesso pubblicamente l'”opportunità” di completare  il Muro all’interno della Cisgiordania, continuando così a separare decine di sobborghi e quartieri arabi da Gerusalemme (nandocan). 

 

***dalla redazione di RemoContro, 19 maggio 2016 – Benyamin Netanyahu vira ulteriormente a destra e allarga la sua risicata maggioranza di governo ai nazionalisti di “Israel Beitenu” guidati da Avigdor Lieberman, affidandogli il ministero chiave della difesa al posto di Moshe Yaalon.

Il leader dei laburisti israeliani Isaac Herzog che in queste settimane era stato ‘corteggiato’ da Netanyahu, ha definito l’intesa a destra come “governo al limite della follia. Netanyahu ha rinunciato ad un tentativo di cambiamento importante nella nostra vita. A questo governo della follia non daremo un giorno di tranquillità”.

Sempre Herzog ha nuovamente a definito “importanti” le parole del presidente egiziano Al-Sisi per una ripresa delle trattative con i palestinesi. “Ci sono segnali di cambiamento nella regione. Ma Netanyahu ha girato il volante del Paese in una direzione pericolosa per la nazione”.

L’accordo con Lieberman – ex ministro degli esteri nella passata legislatura che ruppe clamorosamente con Netanyahu dopo le ultime elezioni – è un colpo di scena che sposta l’asse del governo oltre la destra sino a ieri nota.

Infatti. Festeggia “Focolare Ebraico”, partito vicino ai coloni guidato dal ministro dell’educazione Naftali Bennett, sottolineando che il nuovo esecutivo “sarà il governo più a destra nella storia di Israele”. Chi applaude e chi si preoccupa.

Non a caso: nei giorni scorsi una dura polemica aveva visto contrapposti Netanyahu e lo stesso Yaalon (l’ex ministro), quando questi ha difeso il vice capo di stato maggiore Yair Golan che aveva denunciato “embrioni” di fenomeni in Israele simili alla situazione in Europa degli anni ’30.

Nazionalismi razzisti e destra esasperate -per memoria storica- che poi portarono al nazismo e al fascismo. Un intervento non gradito da Netanyahu che prima ha strigliato Golan -così dice la stampa israeliana- e poi ha convocato Yaalon ‘licenziandolo’.

Lieberman, ultima novità, ha chiesto il pugno di ferro nei confronti della cosiddetta “Intifada del coltelli” palestinese di questi mesi. Tra le condizioni poste a Netanyahu, l’introduzione della pena di morte” per i terroristi, quelli che non vengono uccisi sul posto dell’attentato.

L’allontanamento dell’ex ministro della difesa, sostituito da Lieberman, porta a Netanyahu sei seggi alla Knesset, sufficienti per superare l’attuale asfittica maggioranza di 61 deputati su 120: solo uno in più della soglia di governo.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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