“La Rai del futuro non può ridursi a semplice distributore di contenuti”

Con tutta evidenza – e la conclusione unanime dei giornalisti RAI lo conferma – il modello aziendale perseguito dall’attuale governance continua ad essere, specie per quanto riguarda l’informazione, quello del passato più o meno recente, con la semplice sostituzione di un indirizzo politico filo-governativo a quello partitocratico. Nonostante tutte le chiacchiere in contrario, poco altro che questo è concesso alla specificità del servizio pubblico, che offra una vera alternativa alla televisione commerciale. Se il criterio guida resta quello esclusivo dell’audience, che ragione c’è di avere una produzione autonoma di contenuti? Fanno bene i colleghi a mobilitarsi “per rompere l’immobilismo aziendale”, meglio se aggiungendo indicazioni precise a “riforme, cambiamento, innovazione” nel dialogo sempre più indispensabile con l’opinione pubblica. Tutto il lavoro fatto in questi ultimi anni in collaborazione con articolo 21 non può e non deve andare perduto (nandocan).

***da Usigrai.it, 13 maggio 2013 – L’Assemblea dei Comitati di redazione e dei fiduciari della Rai riunita per due giorni ad Assisi approva la relazione del Segretario dell’Usigrai. E’ il nostro sì a una Rai nuova, a un Servizio Pubblico più forte. Noi, giornaliste e i giornalisti della Rai, chiediamo riforme, cambiamento, innovazione. Solo così potremo rilanciare la centralità del Servizio Pubblico.
Il Piano industriale presentato dal Direttore generale si limita invece, a dieci mesi dall’insediamento del nuovo management, solo a una descrizione dell’esistente, a definire semplici linee guida, senza individuare precise azioni operative, senza prevedere concreti investimenti. Aldilà degli annunci rispetto all’informazione “core business”, in realtà l’informazione è la grande assente.
La Rai del futuro non può ridursi a semplice distributore di contenuti: il passaggio a media company, seppure imprescindibile, resta una scatola vuota se non si rimette al centro il prodotto e la sua qualità. L’indispensabile rivoluzione della Rai ad oggi non si vede. Eppure la recente riforma ha dato alla dirigenza aziendale poteri senza precedenti.
Ancora una volta allora saremo noi a lanciare la sfida. Per questo proponiamo alla Rai di convocare a breve una Conferenza di Produzione dove far partire finalmente il confronto a tutto campo: la presenza di una multipiattaforma e crossmediale, l’informazione di rete, i palinsesti, i linguaggi, le risorse e i mezzi di produzione, la qualità, i contenuti, l’approfondimento e l’inchiesta.

Contestualmente, l’Usigrai organizzerà, insieme ai Cdr e alle associazioni di stampa, iniziative in tutte le realtà territoriali per rilanciare anche noi la necessità del dibattito pubblico più ampio possibile, con il coinvolgimento dei cittadini, in vista del rinnovo della Concessione del Servizio Pubblico.
A sostegno di questa richiesta forte e urgente di cambiamento e innovazione, l’Assemblea dei CdR dà mandato all’Esecutivo Usigrai di gestire un percorso di mobilitazione, incluso lo sciopero, per rompere l’immobilismo aziendale.

Approvato all’unanimità

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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