Le unioni dividono, perché? I Tg di martedì 10 maggio

Alberto Baldazzi ha deciso di mettere da parte ogni scrupolo non solo di osservatore imparziale ma anche semplicemente di osservatore dei telegiornali per entrare completamente nel ruolo di corsivista della politica. E dopo l’esordio trionfalistico sulle unioni civili “storico passaggio di civiltà”, si dispiace che i teleutenti rimangano “schiacciati sotto il peso delle diatribe politiche fini a se stesse”. Diatribe che impediscono di capire perché i Cinque Stelle osteggiano le unioni medesime, perché la sinistra parlamentare storce il naso, perché la destra “liberale”, pur con diverse eccezioni, le rigetta”. Si può obiettare che quel dibattito politico non è fine a se stesso e ha le proprie motivazioni, ma non è questo il punto. Se i telespettatori (ma evidentemente anche lui) non riescono a comprenderne il motivo é perché i telegiornali  non provvedono come dovrebbero a spiegarne il contenuto, entrando nel merito delle diverse posizioni anziché limitarsi a registrare i contrasti e gli alterchi. Allora mi aspetterei dall’osservatorio un’analisi del perché queste spiegazioni non vengono date o sono incomplete e faziose, seminando ignoranza e faziosità anche tra i cittadini. Niente da fare. Forse questo richiede più impegno di quello che il nostro amico Baldazzi, dopo aver già delegato ai suoi giovani collaboratori gran parte della rassegna quotidiana, può mettere a disposizione (nandocan).

***di Alberto Baldazzi  – Ci siamo. Ma lo storico passaggio di civiltà, su cui il governo chiede la fiducia rivendicandone il grande valore politico, divide trasversalmente e diventa occasione di sterili contrapposizioni, impedendo di festeggiare adeguatamente l’imminente varo delle unioni civili. Apertura per i Tg Rai, secondo titolo per La7; più in basso su Tg5. Tg1 riassume il senso concreto del provvedimento, ma i teleutenti rimangono schiacciati sotto il peso delle diatribe politiche fini a se stesse che impediscono di capire perché i Cinque Stelle le osteggiano, perché la sinistra parlamentare storce il naso, perché la destra “liberale”, pur con diverse eccezioni, le rigetta. E’ la politica, bellezza! Chiara – e ampiamente ripresa – l’opposizione della Cei, mentre il candidato della destra a Roma Marchini, colto da un torcicollo istituzionale per il troppo guardare a destra, ci regala lo strafalcione del “sindaco che non le celebrerà” (nei titoli per Rai e La7). E se non fosse uno strafalcione, si dovrebbe parlare di una sorta di obiezione di coscienza che farebbe ridere i polli. Nelle cronache dei Tg quasi assente quella “stepchild adoption” che aveva dominato le scalette e il pubblico dibattito durante la precedente discussione al Senato. Domani il voto di fiducia, una volta tanto “appropriato” perché non dettato dai rischi del pallottoliere, ma dalla volontà di sottolineare il riconoscimento delle “unioni che uniscono”.

Il linguaggio aggressivo e talvolta scurrile della politica è oggetto di servizi su diverse testate in relazione allo scontro Boschi-Cuperlo e agli attacchi di De Magistris a Renzi. Per Mentana le “spiegazioni” del sindaco di Napoli non convincono.

Soprattutto su Mediaset ampio spazio agli arresti di 3 presunti jiadisti in Puglia e agli accoltellamenti in Germania. Alfano è ripreso da tutti mentre plaude all’attività degli inquirenti che “bloccano” gli islamisti prima che entrino in azione. Per TgLa7 la reale pericolosità dei 3 arrestati sarebbe dubbia.

Per Banca Etruria potrebbero pagare anche le alte sfere, e non solo i direttori di filiale. Questa la buona notizia che discende dalle indagini che hanno scoperto circolari interne che invitavano a vendere i prodotti tossici anche ai piccoli risparmiatori. Nei titoli per TgLa7 che, in apertura, ritorna su Tempa Rossa nel giorno in cui il vice ministro De Vincenti viene ascoltato dai Pm.

Tg2 torna sul tema delle libertà di stampa ampiamente conculcata in Turchia, anche per questo un “partner” alquanto infido per l’Europa.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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