Renzi “a patti” col (suo) partito.Ma quando?

Congresso anticipato a quando? Sembra che l’osservatorio tg trascuri questo piccolo particolare, tutt’altro che irrilevante. Perché se la data annunciata è quella del novembre 2016, la “promessa” di Renzi sarebbe solo un altro tentativo gratuito di tenersi buona la sinistra del partito, e magari di una parte dell’elettorato, fino a quando l’esito del referendum/plebiscito di ottobre, qualunque sia il risultato, avrà provveduto a definire i rapporti di forza. Se il voto risulterà favorevole al segretario premier nonostante la scarsa collaborazione dei suoi avversari interni, guai ai vinti. Che cosa impedirà a Matteo Brenno di gettare la spada sul piatto della bilancia? Se Renzi si fosse concretamente impegnato a modificare significativamente la legge elettorale prima del referendum, allora sì che potrebbe avere “un partito meno litigioso”. Voglio sperare che non l’avrà con una mossa puramente tattica. A meno che Bersani, Gotor e gli altri della minoranza non si illudano di riuscire a ottenere, come premio per la collaborazione attualmente prestata, un ridimensionamento dei poteri dell’esecutivo e il rafforzamento del loro ruolo all’interno del Pd dopo la vittoria del Sì. Ve li immaginate Renzi e la Boschi che, all’indomani del trionfo, cedono volentieri la gestione o anche solo la cogestione effettiva del partito a Speranza? Per usare un eufemismo diffuso nel loro ambiente, “faccio fatica” a crederci. Credo più facilmente al deputato Dario Ginefra che, citato sulla repubblica di oggi da Goffredo De Marchis, dice: “Per Matteo il referendum è anche il congresso del Pd. Le assise successive, in caso di vittoria, sarebbero solo confirmatorie”. Ciò vuol dire che gli amici della minoranza PD hanno una sola alternativa possibilmente vincente: aprire la campagna referendaria per il No anche all’interno del partito. Certo, possono sempre restare a guardare alla finestra, dichiarando di votare per il No o facendolo in segreto, ma questo non avrebbe molto a che vedere col fare politica. (nandocan). 

***I tg di lunedì 9 maggio – La proposta del premier-segretario Renzi che al direttivo del suo partito chiede di fare “fronte comune” per i prossimi 5 mesi in vista delle amministrative e, soprattutto, del referendum costituzionale di ottobre, ottiene le aperture dei Tg Rai e Tg La7. La promessa di un “congresso straordinario” che permetta al Pd di affrontare la “questione morale”, ma anche quella degli equilibri interni, e le polemiche con gli M5S sul garantismo occupano i servizi di tutte le testate, mentre Tg La7 lascia intendere come la kermesse anticipata potrà essere l’occasione giusta per tentare di ricucire i logorati rapporti tra maggioranza e sinistra Pd. Noi vorremmo essere più espliciti: il Renzi pre-referendum ha bisogno di un partito meno litigioso, e con la mossa del congresso anticipato probabilmente lo otterrà.

Sempre nel solco della pacificazione, l’intervento del presidente del Senato Grasso sul rapporto politica-magistratura, viene ripreso da molte testate: titoli su Tg1 e Tg3; il Tg di Bianca Berlinguer fa intervenire anche il Vicepresidente Anm Poniz, per il quale: “i magistrati sono legittimati ad intervenire sulle questioni di rilievo costituzionale perché riguardano tutta la cittadinanza”.

L’avvio della campagna nel Regno Unito per il referendum sulla Brexit domina la pagina degli esteri delle testate Mediaset, con buone coperture anche sui Tg Rai. Segnaliamo il servizio sul Tg3 che analizza il discorso di Cameron. Le dimissioni del cancelliere austriaco Faymann, il social democratico responsabile della firma per il muro sul Brennero, sono titolo per Tg1, Tg3, Tg5 e Tg La7. Per l’ammiraglia Mediaset questa è la seconda sconfitta del leader austriaco, che aveva già “perso la faccia” (politica) assecondando le spinte xenofobe dei partiti di estrema destra prima delle elezioni. Tg4 segnala la drammaticità del momento che vede in dubbio per il Vecchio Continente la stessa pace. La7 dedica titolo e servizi allo spettro di un’altra crisi, quella “cronica” del debito greco (servizi su Tg3, Tg1 e Tg5).

“L’auto assoluzione” – così definita dalle forze d’opposizione e ripresa dai Tg delle 20 – da parte della Consob, che avrebbe “operato correttamente nel controllo sulle vendite” dei titoli subordinati delle banche fallite è titolo per Tg3, Tg5 e Tg La7. Sempre per l’economia, Tg5 apre sugli sgravi “esagerati” denunciati dall’Inps di cui hanno potuto beneficiare molti imprenditori nel 2015. In tema di retribuzioni, Tg2 ospita per 10 minuti il Presidente Inps Tito Boeri che ribadisce la necessità di tagliare i vitalizi ai politici: una proposta non solo simbolica, ma di concreti risparmi.

La battaglia per le amministrative si accende sulle testate Mediaset, con Tg5 che produce un lungo servizio sui diversi front “caldi”, mentre Tg4 da il via alla “campagna di Roma” intervistando la “favorita” M5S Raggi, e facendole anche qualche domanda non banale. Spazio sui Tg Rai e Tg5 al ricorso di Fassina per la sua lista esclusa per “errori burocratici”.

Molto spazio sui Tg Mediaset (apertura per Studio Aperto) all’allarme per l’alta percentuale di pesticidi che avrebbe contaminato, secondo i dati Ispra, oltre il 60% delle acque di superficie e il 30% di quelle di profondità. Titolo anche per il Tg3.

Il 9 maggio 1978 veniva ritrovato il corpo del leader DC Aldo Moro. In quello stesso giorno, a Cinisi, veniva ucciso Peppino Impastato. Sui Tg Rai diversi servizi sul leader democristiano e sulle domande che sono ancora aperte relativamente alla stagione delle stragi; Tg1 dedica un bel servizio anche al lascito del fondatore di Radio Out, che dai suoi microfoni denunciava le ferite inferte dalla mafia alla sua terra e che per questo venne barbaramente assassinato.

 

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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