Tg formato esportazione. I Tg di martedì 26 aprile

***Con l’arresto e la gravissima accusa di terrorismo per il presidente della ong sui diritti umani e consulente della famiglia Regeni, dovrebbe essere chiaro a tutti ormai che la promessa collaborazione del governo egiziano alle indagini sul sequestro e la morte di Giulio è sempre stata soltanto una presa in giro. La verità sull’assassinio non la sapremo mai, a meno che non cada per una sollevazione popolare il governo di Al Sisi. Ma il 2 maggio, alla vigilia della Giornata mondiale per la libertà di stampa, saremo comunque a Roma, con Articolo 21, Fnsi, UsigRai, Reporters Sans Frontieres Italia, Amnesty International Italia, Pressing NoBavaglio e tante altre associazioni per ricordare che un’informazione veramente libera e indipendente è la sola vera arma di difesa dei diritti umani, al Cairo come a Bruxelles (nandocan)

***di Alberto Baldazzi  – Aperture diversificate per i Tg di serata, e grande spazio agli esteri. La denuncia della famiglia di Giulio Regeni per l’arresto in Egitto di un loro referente dell’ambito di una più vasta retata contro dissidenti del governo Al Sisi ottiene primo titolo su Tg1, Tg2 e Studio Aperto. Coperture ampie per tutti, accompagnate dal consueto sdegno verso le ritrosie del governo egiziano, che appaiono sempre più delle provocazioni. Tg3 e Tg La7 offrono le coperture migliori, che permettono di cogliere l’eco internazionale suscitata dal caso, punta dell’iceberg di una situazione per la quale diventa difficile considerare l’Egitto un paese alleato.

Secondo titolo e molti servizi sugli esiti del G5, che vede ormai imminente uno schieramento di forze anche italiane in territorio libico in risposta alla richiesta avanzata dal governo di unita’ nazionale. Le smentite sull’invio di 950 soldati italiani giungono immediate da Palazzo Chigi, che parla di 50 uomini al comando di una forza internazionale di 250 unità.

L’inchiesta napoletana sui casalesi che ha portato a diversi arresti e che inguaia il presidente del Pd campano Graziano evidenzia una situazione insostenibile che, però, è apertura solo per TgLa7 e secondo titolo per Tg2, mentre gli altri ne sottovalutano la gravità.

Sulla questione profughi, l’attenzione è sull’Austria che vira verso la destra extrema e xenofoba, ma anche su Londra che rifiuta 3.000 minori siriani non accompagnati, con Mentana che parla di una Gran Bretagna dai due volti che protesta per Regeni ma occhieggia all’interno alle posizioni populiste e chiusuriste. Sempre Mentana parla dei 2 mesi decisivi per la Ue, che potranno produrre la Brexit e l’inversione di marcia nella cinquantennale costruzione europea.

Sintomatico che sulle testate Mediaset non compaia il baciamano di un Salvini formato esportazione che omaggia Trump, mentre il surreale incontro è ripreso da Rai e La7. Sulle elezioni nella Capitale Tg1 ha Meloni ospite in studio, mentre più o meno tutti riferiscono delle bordate tra Pd e Cinque Stelle.

La non buona notizia della contrazione dell’attesa di vita degli italiani è addirittura apertura per Tg3, titolo per gli altri Rai e Studio Aperto, copertina per Tg5 e servizio per TgLa7. Sotto accusa la diminuzione delle risorse per la prevenzione, mentre TgLa7 non drammatizza e spiega che l’aumento dei morti lo scorso anno va messo in relazione con l’invecchiamento della popolazione.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
Vai alla barra degli strumenti