Pensioni:parole in libertà. I Tg di mercoledì 20 aprile

Sarà perché, come scrive Baldazzi, il pubblico televisivo è sempre più attempato, fatto sta che da settimane nei talk show, dove le parole in libertà si sprecano,  non si parla d’altro. E che i nati negli anni ottanta riceveranno una magra pensione, lo dica o non lo dica Boeri, è già un’amara certezza per tutti, a cominciare dai giovani, i quali oggi vi dicono: intanto dateci un lavoro e uno stipendio decente, per la pensione vedremo, ma se la togliete a genitori e nonni non avremo già ora di che campare. Quanto alle dichiarazioni di Susanna Camusso, l’osservatorio tg ci lascia nel dubbio: non è stata chiara lei o i tg non le hanno saputo spiegare bene? Comunque il dato più significativo è che “lo sciopero unitario dopo 7 anni dei metalmeccanici italiani per il rinnovo del contratto” fosse nei titoli solo per il tg3. Buona lettura (nandocan).

***di Alberto Baldazzi – Mentre tutto è fermo e, concretamente, non sta accadendo nulla, il tema pensioni anima la comunicazione di un Paese che si fa sempre più anziano e che, soprattutto per quello che riguarda il pubblico televisivo, è ancora più attempato e molto spesso “in vista” dell’agognato assegno pensionistico. Primo titolo su quasi tutte le testate per l’apertura del ministro Padoan in vista dei prossimi documenti di programmazione del governo, ma anche sui riflessi delle dichiarazioni di ieri di Boeri che segnala non i rischi, ma la certezza, che se non si interviene sulla flessibilità in uscita i nati negli anni 80 riceveranno una magra pensione non prima dei 75 anni. In questo contesto alquanto “confuso” (Tg4) le dichiarazioni di Susanna Camusso, cui dedica molto spazio Tg3, che critica l’uscita del Presidente dell’Inps non aiutano a far chiarezza o, quantomeno, i Tg non le hanno spiegate bene. Sempre a proposito di sindacati, lo sciopero unitario dopo 7 anni dei metalmeccanici italiani per il rinnovo del contratto è presente a macchia di leopardo con titolo per il solo Tg3.

L’apertura di Tg La7 è sulla concertazione mondiale contro il terrorismo dell’Isis, con l’annunciato vertice di lunedì prossimo tra Obama, Merkel, Cameron, Hollande e Renzi. Interessante il reportage del Tg3 da Aleppo dove ci prepara a sferrare l’offensiva forse decisiva contro l’Isis che per anni ha occupato quella zona, mentre le contraddizioni che contraddistinguono la “pax putiniana” appaiono evidenti.

Tornando in Italia, è sempre il Pd con le sue dinamiche interne al centro dell’attenzione per “l’ultima” polemica tra maggioranza e minoranza sulla simbolica richiesta di referendum confermativo sulla riforma costituzionale. Sotto osservazione anche le prossime mosse di Berlusconi che viene inquadrato dai Tg Rai e La7 nell’imbarazzante condizione di dover scegliere di “mollare” Bertolaso o, in alternativa, di andare avanti da solo verso un verdetto elettorale su Roma che, con ogni probabilità, lo vedrebbe indietro rispetto al pacchetto di mischia della destra. Mediaset non ne parla, mentre invece si diffonde, con toni alquanto trionfali, sull’entrata del gruppo nel settore radiofonico con posizioni quasi dominanti (acquisto delle emittenti del gruppo Hazan). Sempre a proposito di Mediaset, la supermulta comminata al gruppo e a Sky per la gestione dei diritti televisivi del calcio, compare nei titoli del solo Tg La7 e in un servizio del Tg1.

“l’infermiera killer” di Piombinonon abita più” nell’informazione di serata visto che il tribunale del riesame la ha scarcerata. Toni autocritici un po’ per tutti, e più esplicitamente per Tg4. Un’altra autocritica, che si sposa ad una critica più generale alla comunicazione mainstream, è quella con cui Mentana riconosce che lo sversamento nel Polcevera a Genova è stato non adeguatamente trattato nei giorni scorsi, pur essendo in presenza di un vero e proprio disastro ambientale.

Studio Aperto apre sulla causa contro lo stato norvegese vinta da Breivik, autore nel 2011 delle stragi di Olso e Utoya, perché il trattamento carcerario sarebbe inumano. Già la mite condanna a 21 anni – il massimo della pena nel codice penale norvegese – aveva fatto clamore, ma ora le accuse relative al caffè tiepido ed alla mancata fornitura della PS3 mettono d’accordo in pratica tutti i Tg. Cecchi Paone usa un, forse involontario, ossimoro: la Norvegia “esagera con la sua civiltà”.

I 90 anni della Regina Elisabetta d’Inghilterra vengono ampliamente festeggiati da Mediaset e, per rimanere agli esteri, servizi per tutti sulle vittorie di Trump e Clinton alle primarie di New York.

L’approfondimento del Tg2 è dedicato alla scarsa attenzione che le istituzioni prestano ai testimoni di giustizia malgrado l’incisivià e il coraggio dimostrati da questi “cittadini a 360 gradi”.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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