Sfiducia numero 31. I Tg di martedì 19 aprile

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***di Luca Baldazzi – Lo scontro che ha preceduto il voto di fiducia, tutt’ora in corso al Senato, occupa le aperture di Tg1, Tg3, Tg5 e Tg La7. Doppio titolo su alcune testate, uno dedicato al discorso del premier, che si scalda sul tema della differenza tra giustizia e giustizialismo parlando di “sceneggiate televisive” che fungono da camera di consiglio, l’altro alle ragioni dell’opposizione. Il Pd parla di “rito seriale” delle 31 fiducie richieste. Coperture “stanche” sullo scontro politico visto che, come commenta Tg4, “stasera il governo non rischia”.

Il Ministro Padoan che sulle pensioni, a fronte dei dati sulla ripresa economica, apre sul tema flessibilità, è in apertura Tg4. Tg1, Tg2 e Tg La7 collegano questa uscita all’allarme lanciato sulle pensioni da Tito Boeri che, ospite delTg1, parla dei 35enni di oggi che rischiano di andare in pensione a 75 anni.

Tutte le testate riprendono l’ulteriore intervento del Papa sui profughi che si rivolge ai migranti per chiedere loro perdono per le società indifferenti al loro dramma. Tg4 propone un servizio non banale sui disturbi che molti profughi soffrono a seguito del trauma della traversata. Ricordiamo che, a seguito delle aggressioni di Colonia, il “precedente” Tg4 aveva proposto un servizio sugli scontati pericoli rappresentati da “migliaia di giovani deprivati sessualmente”. Alle tensioni di ieri tra Italia e Germania sugli Eurobond si affiancano su Tg3, Tg1 e Tg La7 quelle tra UE e Turchia dopo l’intervento di Erdogan che afferma che è l’Europa ad avere bisogno del suo paese, e che, secondo Mentana, “suona molto di ricatto”. Il mistero degli oltre 200 somali ancora dispersi nel Mediterraneo raccoglie servizi su tutte le testate.

Il rischio di attentati sulle spiagge avanzato dal giornale tedesco Bild-Zeitung viene ripreso da tutte le testate con le immediate smentite da parte del Copasir e del Ministro Alfano, ma anche delle autorità tedesche. Tg5 dedica una copertina dal giudizio severo su di un allarme “totalmente ingiustificato”, presentandolo come un momento di “cattivo giornalismo” se non proprio come un atto finalizzato “a far screzio all’Italia”. TgLa7 parla di una “frescaccia”, anche se ad opera di un importante giornale.

Tg4 e Tg5 si occupano della mafia che si è “aggiornata” e utilizza massivamente i social.

Titoli e servizi per quasi tutti sulla richiesta di ergastolo per l’omicidio di Ciro Esposito. Tg3 ascolta la sorella di Uva, assolta dall’accusa di aver ingiuriato le forze dell’ordine, “che chiede scusa all’“uniforme”, ma non ai polizziotti che ritiene coinvolti nella morte del fratello.

Interessante l’approfondimento del Tg2 sulle tante modalità di spaccio di droga e sulle 100 nuove sostanze immesse sul mercato nel solo 2015, facilmente acquistabili anche su internet.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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