Vai alla barra degli strumenti

Il muro del Brennero, ultimo colpo all’Europa

***Ennesima strage nel Mediterraneo. A un anno dall’ecatombe in cui nel Mediterraneo persero la vita più di 700 migranti, altri 400 oggi, per la maggior parte somali, sarebbero annegati mentre cercavano di raggiungere le coste meridionali dell’Europa a bordo di quattro imbarcazioni. Mancano tuttavia, per il momento, le conferme ufficiali da parte del Viminale e dell’alto commissariato Onu per i rifugiati. “Noi andiamo a incontrare la più grande catastrofe umanitaria dalla seconda guerra mondiale” aveva detto nel viaggio a Lesbo Papa Francesco, accompagnato dal Patriarca di Costantinopoli e dall’arcivescovo di Atene. «Di pensare ce n’è veramente bisogno. E ce lo ricorda l’ennesima tragedia di oggi nel Mediterraneo», ha commentato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla cerimonia di presentazione dei candidati ai Premi «David di Donatello» per l’anno 2016. Purché l’Europa non si limiti a pensare.”La chiusura dell’Austria, uno dei Paesi piú ricchi d’Europa – scrive Massimo Nava nell’articolo che segue – è l’esaltazione dell’egoismo e della grettezza”(nandocan).

***di 18 aprile 2016 – È l’ultimo colpo all’Europa, ai nostri valori, all’idea stessa di convivenza e di progresso. Il Muro del Brennero è il più sgradevole e pericoloso per l’idea stessa di Europa e per che cosa ci prepara il futuro.

I Muri nei Balcani potevano essere almeno compresi, in quanto eretti da Paesi complicati da gravi problemi sociali e economici. L’accordo con la Turchia, per quanto eticamente controverso, era comunque una misura d’emergenza, tenuto conto della grande politica di solidarietà della Germania, che proprio ieri ha riaffermato misure di accoglienza e integrazione.

La chiusura dell’Austria, uno dei Paesi piú ricchi d’Europa, che oltretutto gode di una situazione privilegiata (basti pensare al sistema bancario, alle istituzioni internazionali, alla posizione geografica, all’enorme ricaduta dell’economia tedesca etc) è l’esaltazione dell’egoismo e della grettezza.

Quando arrivavano gli ungheresi dopo la caduta del Muro di Berlino, Vienna apriva le sue braccia, forse con la nostalgia dell’impero. La cultura austriaca è impregnata di nostalgia e rimpianti per un mondo che scompare.

Da un popolo che si é unito al nazismo con l’Anschluss potevamo forse aspettarcelo. Oggi decide lo Schluss, la chiusura. Propongo il #boicottaggio turistico. Tanto dall’altra parte del Brennero si sta molto meglio.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: