Referendum 17 Aprile. Andate al mare ma prima andate a votare

Anch’io voterò sì come Lucio Giordano, anche se sono un po’ meno ottimista di lui sul raggiungimento del quorum. Voterò sì non per fare un dispetto al premier Renzi o all’ex Presidente Napolitano, anche se lo meriterebbero, dopo aver incoraggiato l’astensione dichiarando inutile andare alle urne per un referendun promosso da nove consigli regionali. Voterò sì perché ritengo importante uscire decisamente dall’ambiguità sulla scelta prioritaria delle energie alternative, inviando un segnale preciso alle istituzioni e alle multinazionali del gas e del petrolio. Voterò sì perché deve essere chiaro che in un paese democratico nessun bene comune può essere dato in concessione a un privato senza fissare una scadenza. Si tratti dell’etere, dell’acqua, del suolo o del sottosuolo, terrestre o marino. E non importa che agli effetti pratici le conseguenze del sì o del no siano poco significative (ma non è vero, basta pensare allo sgombero delle piattaforme e alla bonifica delle aree occupate a concessione scaduta). Un segnale come questo può indirizzare i progetti politici per l’avvenire più di una consultazione elettorale, costringendo a passare finalmente da un ambientalismo parolaio a un’azione concreta programmata in difesa dell’ambiente. Lo ha capito Papa Francesco e lo ha capito anche la maggior parte dei vescovi italiani. Mi auguro che dimostri di averlo capito anche la maggioranza degli italiani, domenica prossima (nandocan).

***di Lucio Giordano, 15 aprile 2016* – Il quorum verrà raggiunto e il referendum sarà considerato valido. La mia è più di una sensazione: è una quasi certezza. E sinceramente un poco mi dispiace per Matteo e Giorgio , che ci hanno messo la faccia, invitando a non andare alle urne domenica 17 aprile, per il referendum sulle trivelle. Perderanno  la scommessa, statene certi . Problemi loro, verrebbe da dire.  Se non fosse che  i due dovrebbero fare parte delle istituzioni. Uno è infatti  l’attuale premier, secondo molti ormai in caduta libera . L’altro è stato addirittura Presidente della repubblica italiana per nove anni, rieletto in un secondo mandato  che a tanti puzzava di incostituzionalità.

Adesso, che lo dica il salumiere sotto casa o l’ingegnere di una piattaforma petrolifera, di non andare a votare, ci può anche stare. Ma è gravissimo che a pronunciare una frase del genere siano i massimi rappresentanti dello Stato Italiano. Nel caso di Napolitano in molti , provocatoriamente, sono tentati di chiedere a Mattarella di rimuoverlo addirittura da senatore a vita. Una provocazione, appunto.

Però è indubbio che qualsiasi siano le motivazioni, VOTARE E’ UN DOVERE CIVICO. Un modo per far sentire gli italiani in democrazia e non in un bieco regime. O forse è proprio questo che chi invita all’astensione vorrebbe? Votare insomma  è davvero l’unico modo per un cittadino italiano di poter contare  ancora qualcosa nella res pubblica. Qui, dunque,  non dico di votare si o no, anche se è ovvio che  dovesse andare alle urne il 50 per cento piu’ uno degli italiani vorrebbe dire molto probabilmente  far vincere i sì. Ma anche questo non è detto. Ci sono tanti importantissimi referendum nella storia d’Italia considerati  fondamentali e dai risultati incerti : repubblica o monarchia, divorzio, aborto. C’era chi votava si e chi votava no. Democraticamente.

Che poi questo sia un referendum più sul futuro del Paese che sul presente è un altro discorso. Ma il futuro riguarda i nostri figli, non i nostri eredi di settimo grado. E il referendum sulle trivelle cerca di fermare anche la furbizia delle lobby petrolifere, quando le concessioni termineranno. Quanto ai posti di lavoro, tranquilli, nell’immediato non verranno persi e in un prossimo  futuro è molto probabile che quegli occupati verranno riassorbiti nel settore delle energie alternative. Chi dice il contrario racconta bufale, poche storie.

Non mi dilungo oltre sui disastri ambientali provocati dalle trivelle, una volta abbandonate. Qui su Alganews ne abbiamo dibattuto talmente tanto che rischio di essere ripetitivo. Il quesito è chiaro e chi parla di scelta economica azzardata mente sapendo di mentire. Gatta ci cova. Prova ne sia che il referendum sulle trivelle non è stato accorpato con il voto delle amministrative ( con grave spreco di denaro pubblico), in un maldestro tentativo di farlo passare sotto silenzio e non fargli raggiungere  il quorum.  Va detto che il governo ci stava riuscendo. Poi, si sa come vanno queste cose: il diavolo fa le pentole ma non i coperchi . Ci si sono messe quelle benedette intercettazioni dello scandalo Tempa Rossa e la polemica politica  è montata. Alla fine l’opinione pubblica si è fatta un’opinione e, soprattutto, è stata ampiamente informata sulla data del referendum e sul perchè: un autogoal in piena regola per i comitati del no. Quando poi Napolitano e Renzi hanno invitato a non votare , la frittata è stata completata.

Attenti a quei due, verrebbe da dire. E quello che doveva essere un sano esercizio di democrazia si  trasformerà, inevitabilmente e senza volerlo,   in un  voto pro o contro Renzi . Del resto anche Craxi, in caduta libera all’epoca, aveva provato la carta dell’astensione nel referendum DEL 9 GIUGNO 1991 : quello sulla preferenza unica. Andate al mare , aveva ammonito il leader del Psi. Gli italiani, vuoi perchè a quel referendum ci tenevano, vuoi perchè intendevano punire i toni arroganti di Bettino, al mare non ci andarono. E al voto finì il 62, 6 per cento degli aventi diritto .

Adesso, domenica 17 aprile, non è che uno non deve andare al mare, ci mancherebbe. Però prima di sdraiarvi in costume sulla spiaggia, datemi retta: passate per la cabina elettorale. Per quella del vostro stabilimento balneare c’è sempre tempo . Che vogliate votare si o no non fa differenza. Ma non perdete mai e poi mai l’allenamento con questo dovere civico. Magari un giorno potreste rimpiangere che nel nostro Paese non  sia più consentito votare, perchè  la disaffezione alla vita politica ha portato qualcuno a dirvi: votare è inutile, ci pensiamo noi. No, non è inutile. Anzi: votare è fondamentale. Se non per voi, fatelo almeno  per i vostri figli.

*da ALGANEWS, il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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