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Al Sisi e la #veritapergiulioregeni.  23, 24, 25 aprile in campo il calcio di serie A. 

***Tra noi che continuiamo a chiedere verità e il dittatore egiziano Al Sisi che continua a inventarci favole non può essere che un dialogo tra sordi. Consapevolmente, da entrambe le parti. Ma il confronto proseguirà con parole che non ci verranno mai dette. Diplomazia e trasparenza non sono (quasi) mai andate d’accordo. E’  probabile che quella verità che già conosciamo non sarà mai formalmente accertata a livello giudiziario e politico, ma l’emozione suscitata nell’opinione pubblica potrebbe svolgere un ruolo, sia pure marginale, nel complesso gioco dei rapporti tra i due paesi. Credere che l’assassinio di Giulio Regeni possa concretamente modificare le relazioni dell’Italia e addirittura dell’Europa con l’Egitto è altrettanto ingenuo che ritenere il delitto di Serajevo, che pure colpiva il principe ereditario dell’impero austro-ungarico, come la causa determinante della prima guerra mondiale. Non sono un esperto ma sulla politica estera nei confronti dell’Egitto non soltanto l’impegno dell’ENI e di altre imprese italiane in quel Paese, ma anche lo spostamento in corso del centro di gravità degli interessi occidentali ed europei dall’alleanza con l’Egitto e con l’Arabia saudita  a quella con l’Iran di Rohani conteranno, credetemi, molto di più (nandocan) 
***di , 13 aprile 2016 – Nel giorno in cui il presidente egiziano Abdel Fatha al-Sisi nega, ancora, le responsabilità di Stato sulla morte di Giulio Regeni, il calcio di serie A si unisce a chi continua a chiedere verità e giustizia per il giovane ricercatore ucciso al Cairo. Il presidente della Lega Maurizio Beretta ha comunicato al presidente della Commissione Diritti Umani del Senato, Luigi Manconi. che nel corso del turno del campionato del 23-24-25  aprile saranno esposti negli stadi italiani, ma anche dai giocatori delle squadre, gli striscioni gialli che chiedono “Verità per Giulio Regeni”.
La richiesta era stata formulata nel corso di una conferenza stampa promossa proprio dalla dalla Commissione presieduta da Manconi, dal portavoce di Amnesty international Riccardo Noury.
In un primo momento l’appello era stato raccolto solo dalla Lega di serie B, oggi anche il campionato maggiore ha aderito a questa importante forma di sostegno alla campagna per tenere alta l’attenzione sull’atroce fine del nostro connazionale.
Nelle ultime ore il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, ha avviato le consultazioni con l’ambasciatore italiano al Cairo richiamato nel nostro Paese per dare un forte segnale all’Egitto, che continua a propinare ricostruzioni inattendibili sul delitto Regeni e non offre la piena collaborazione che lo stesso al-Sisi aveva garantito attraverso un’intervista rilasciata a Repubblica.
A fare pressioni sul governo egiziano non è solo l’Italia. Ieri anche dal Regno Unito è arrivata una presa di posizione forte e in Parlamento è stato approvato un documento con il quale si chiede al Cairo di fare piena luce sulla vicenda, che non riguarda solo il ricercatore friulano ma centinaia di desaparecido egiziani.
Anche l’Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell’Unione europea Federica Mogherini, che continua a seguire da vicino il caso Regeni, ha ribadito che “l’Europa tutta pretende risposte plausibili sulla morte del giovane”.
La Mogherini ha incontrato nei giorni scorsi il ministro Gentiloni a margine del G7 in Giappone al quale ha confermato di essere pronta a esaminare tutte le strade possibili per sostenere e accompagnare il nostro paese nella ricerca della verità….

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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