Ciao. I Tg di martedì 12 aprile

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La fine del bicameralismo non c’é. Se al referendum di ottobre prevarranno i sì avremo, questo sì, la fine del bicameralismo paritario e l’inizio di quello pasticciato. E avremo la violenza portata alla Costituzione con il consenso spontaneo di poco più di un terzo del parlamento italiano. Al di là dei numeri alla Camera, acquisiti con un premio di maggioranza dichiarato incostituzionale, Cinquestelle, centrodestra e Lega rappresentano i due terzi degli italiani. Ora si conta, per completare l’opera, sulla pigrizia, sull’assenteismo degli elettori ma soprattutto sulla disinformazione e sulla propaganda. Ma non è ancora detto. Precisiamolo, per favore. (nandocan).

***di Lorenzo Coletta– L’improvvisa morte questa mattina di Gianroberto Casaleggio, il “guru”cofondatore di M5S, suo ideologo e guida politica, si impone su tutte le testate rubando molte aperture al voto finale della riforma costituzionale che segna la fine del bicameralismo. Edizioni bloccate con Tg3 che dedica alla figura del leader del Movimento 3 titoli e metà Tg. Tra i servizi che cercano di indagare un personaggio sempre “nell’ombra” (Tg La7) le cui idee sulla democrazia del web hanno contribuito allo stravolgimento del panorama politico come della comunicazione, segnaliamo le interviste del Tg3 (che sente un commosso Dario Fo), Tg1 (Ilvo Diamanti), Tg4 (l’esule Paolo Becchi) e di Tg La7 (che raccoglie il ricordo di Antonio Di Pietro, che in un primo tempo aveva affidato la propria strategia di comunicazione politica proprio a Casaleggio). Molte le coperture, accomunate tutte dalla medesima riflessione: cosa si prospetta per il futuro del movimento?

L’ultimo passaggio in una Camera disertata dalle opposizioni della legge di Riforma Costituzionale conserva le aperture di Tg4, Tg1 e Tg2. Ampio spazio alla ministra Boschi che, facendo le veci del premier, presenta al Tg1 il prodotto di un lunghissimo lavoro parlamentare che si dovrà concludere con il referendum di ottobre.
Sempre Tg1, insieme a Tg2 e Tg4, entra nel merito spiegando punto per punto le modifiche alla Costituzione.

Alto su tutti il viaggio del premier Renzi a Teheran. Buona copertura di Tg1 e Tg4, con doppio servizio sui rapporti tra i nostri paesi prima e dopo la rivoluzione islamica. Sempre Tg4 sottolinea come il tema della pena di morte, che vede l’Iran ai primo posti nel mondo per esecuzioni, è stato quantomeno citato durante l’incontro dal presidente del Consiglio. Nessun titolo, ma spazio nei servizi alla visita di Gentiloni a Tripoli, con Tg4 e Tg La7 che riportano le dichiarazioni di supporto alla riconciliazione nazionale. Gentiloni parla anche di misure nei confronti dell’Egitto per il caso Regeni, e Tg1 presenta un’esclusiva intervista alla sorella di uno dei presunti criminali che il governo egiziano ha presentato come responsabili del delitto del nostro connazionale, in una delle troppe inverosimili versioni.

L’Austria che comincia i lavori al Brennero è nei titoli per tutti, accompagnata dalle preteste di Bruxelles e, da ultimo, della lettera alla Commissione dei nostri ministri degli Esteri e degli Interni. Il giudizio più severo arriva da Mentana, che considera il muro dell’Austria: “uno schiaffo contro Italia, non accettabile da punto di vista storico, e che proviene da chi non se lo può permettere”.

I dati del Fondo Monetario Internazionale che prevedono un taglio alle stime di crescita di tutta l’eurozona compaiono nei servizi dei tg3, Tg4 ed i Tg delle 20 con Tg1 che presenta un servizio sui rischi del Brexit.

Segnaliamo in conclusione il consueto approfondimento del Tg2 sui 100 minori vittime della mafia nell’ultimo secolo, e quello del Tg4 che, partendo da un quadro del Caravaggio ritrovato a Parigi, ci racconta in un servizio tutti i “casi simili” nell’ultimo ventennio.

Lorenzo Coletta

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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