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Le “sentenze” di Renzi. I Tg di lunedì 4 aprile

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 “I titoloni sugli attacchi di Renzi alla Magistratura non hanno un reale appiglio, ma così va il mondo”, commenta i tg di serata Baldazzi. Non i titoloni, ma gli attacchi di Renzi, mi permetto, caro Alberto, di obbiettare, visto e considerato che se i processi “non vanno a sentenza”, come abbiamo sentito ieri sera urlare il premier, è piuttosto perché, ignorando da decenni  denunce e proposte dei giudici, i governi continuano a mantenere organici insufficienti e risorse inadeguate. E i parlamenti mantengono norme e procedure farraginose, che consentono il rinvio sistematico delle udienze ma soprattutto la (quasi) sovrapposizione di tre gradi di giudizio che, opportunamente per le cause eccellenti, gli avvocati sfruttano fino all’estremo puntando alla prescrizione, poi facilmente spacciata per assoluzione dai loro clienti (nandocan).

***CONFUSIONE, di Alberto Baldazzi – Aperture e doppio titolo per tutte le testate sulle dichiarazioni di Renzi alla direzione del Pd, sulle reazioni della minoranza del suo partito e delle opposizioni, con la riproposizione degli interventi di Cuperlo, Di Maio e Brunetta che accusano il premier, a vario titolo, di arroganza (i Pd) e lobbismo (gli M5S). Il petrolio della Basilicata è, ovviamente, sullo sfondo alquanto confuso delle indagini che hanno portato alle dimissioni della ministra Guidi e all’odierna “visita” a Palazzo Chigi degli inquirenti di Potenza alla ministra Boschi, i cui esiti e contenuti restano per ora ignoti. Tra i servizi di serata, quello di Tg La7 si sofferma sulla “ironia della sorte” che a poche ore dall’attacco del premier alla magistratura lucana per sentenze che “non arrivano” ha visto arrivare a sentenza proprio uno dei processo da lui menzionato, quello dello scandalo Totalgate del 2008.

Molta confusione sotto il cielo, una vera pacchia per le opposizioni che, con i Cinque Stelle ripresi abbondantemente nella trasferta a Vigiano, “prescindono” da specificare i diversi rivoli delle inchieste che spaziano dall’abuso di influenza (Gemelli) ai reati ambientali per gli sversamenti , facendo di ogni erba in fascio, anzi una catasta su cui sacrificare il governo. I titoloni sugli attacchi di Renzi alla Magistratura non hanno un reale appiglio, ma così va il mondo. Unico elemento inequivocabile è che ne Pd siamo vicino al punto di rottura. Tg5 riprende ampiamente le accuse di Brunetta, neofita della lotta al conflitto d’interesse, “malattia mortale” del governo secondo il forzista.

Grande lustro su tutte le testate per lo scandalo dei Panama papers, già incoronato come la più grande fuga di notizie della storia. Tra le molte coperture che illustrano i potenti del mondo coinvolti e la spropositata quantità di denaro depositata nel paradiso fiscale di Panama, segnaliamo quelle di Tg4 e Tg La7, con Mentana che già annuncia le prime mosse del fisco italiano e commenta (riprendendo Hollande) che questa è una buona notizia.

L’inizio dei rimpatri forzati dalla Grecia alla Turchia secondo l’accordo tra Ankara e l’Unione è presente nei titoli di Tg1, Tg3, Tg5 e Tg La7 e nei servizi sugli altri. Molte le testimonianze sia dei profughi che dei volontari delle tante ong che si sono adoperate e che si adoperano perché questi disperati vengano trattati con rispetto e dignità. Tg3 e Tg La7 riprendono gli appelli di Frontex e Save the Children.

Il dietrofront della magistratura del Cairo che ha “posticipato a data da destinarsi” il vertice con la Procura di Roma fissato per questo giovedì, suscita grande sdegno e la rabbia di Tg La7, che sollecita un intervento duro della diplomazia italiana.

Tornando in Italia, ottimo l’approfondimento del Tg2 sulla piaga del caporalato che, nonostante le operazioni condotte, perdura nelle campagne del sud.

Segnaliamo il buon servizio di Studio Aperto e Tg4 che, nella giornata mondiale dedicata alla prevenzione dalle mine antiuomo, intervista l’unico artificiere donna in servizio attivo nell’esercito italiano.

L’annunciata nuova “versione”del Tg4, condotta da neo vicedirettore Alessandro Cecchi Paone, ha esordito con diversi cambiamenti sia nell’impostazione dei servizi che nel rapporto con la diretta. Forse è presto per giudicare, ma alcuni elementi (il minor numero di notizie affrontate in modo dialogico ed il limitato spazio alla cronaca) non ci sono dispiaciuti. Cecchi Paone ha dichiarato di voler “imitare” Fede e Mentana, proponendo un TG che in sostanza si identifica con il suo conduttore. In bocca al lupo, nella benevola consapevolezza che, comunque,sarebbe difficile peggiorare lo storico prodotto di Rete 4.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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