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Panama Papers, evasione fiscale planetaria: ecco i nomi

Panama leaks***Per prima cosa un grazie ai colleghi dell’Espresso e delle altre 107 redazioni del mondo che hanno avuto la pazienza di studiare e analizzare in segreto per più di un anno quasi cinque milioni di email e oltre due milioni di documenti.pdf . Una fatica mostruosa, ma anche una delle rare occasioni in cui oggi è possibile sentirsi gratificati dal nostro mestiere. Cani da guardia e non da salotto, come piacerebbe poter sempre dire per ogni occasione del nostro lavoro. Nella difesa determinata di quella trasparenza che è doveroso pretendere da quanti decidono del destino di milioni di cittadini nei  sancta santorum del potere politico, economico o religioso. Oggi i paradisi fiscali rappresentano senza dubbio il laboratorio principale delle crescente diseguaglianza fra gli abitanti del nostro pianeta. Non soltanto nel reddito, ma anche nell’esercizio del potere e nella responsabilità di fronte alla legge. I luoghi dove si accolgono allo stesso modo, con un sorriso e un inchino, capi di stato e contrabbandieri, magnati dell’industria e mafiosi, grandi manager e boss della droga. I risultati di questa indagine, la più vasta e complessa nella storia del giornalismo, verranno – si spera – gradualmente alla luce e tutta la categoria dei giornalisti deve sentirsi impegnata perché questo accada senza riserve, sconti o discriminazioni. Le prime rivelazioni sono già molto significative. E l’Italia, che continua ad avere il primato negativo dell’evasione fiscale in Europa, non avrà più alibi alla colpa di conservarlo. Non mancheranno i tentativi di nascondere le verità scomode come tante volte si è fatto con i segreti di stato o le leggi bavaglio. Attrezziamoci per respingerli (nandocan)

 

***di Daniele Chicca, 4 aprile 2016* – Una mole di informazioni inedite che gettano luce sul mondo opaco della finanza offshore e dei paradisi fiscali. I Panama Papers di cui tanto si parla sono uno scandalo planetario, destinato ad allargarsi e a far uscire tanti scheletri dall’armadio di leader politici, sportivi, celebrità e imprenditori di tutto il mondo (leggi elenco dei nomi più in basso).

Le prime pagine di 107 redazioni internazionali in 76 paesi differenti, testate coordinate dal Consorzio internazionale di giornalismo investigativo (ICIJ) sulla base di 2,6 terabyte di dati – di cui quasi cinque milioni di email e oltre due milioni di documenti .pdf – consegnati da una fonte interna allo studio legale Mossack Fonseca, con sede a Panama, rivela i segreti di politici e personalità coinvolte nell’utilizzo di paradisi fiscali, tramite l’utilizzo di migliaia di aziende. Si tratta della più grande fuga di notizie sul mondo della finanza.

Si parla di 11,5 milioni di dati provenienti dagli archivi del gabinetto legale panamense specialista della residenza di società offshore, riguardanti affari fatti tra il 1977 e il 2015, in quella che è la maggiore rivelazione mai sfruttata dai media nella storia dell’informazione. I Panama Papers rivelano che capi di Stato, ricconi miliardari, grandi nomi dello sport e del mondo dello spettacolo hanno fatto ricorso a delle “montature” offshore per poter evitare di pagare le tasse in patria.

Coinvolti Unicredit, Putin e Montezemolo

Tra la mole record di documenti – si parla delle rivelazioni più grandi della storia, dieci volte pari a Wikileaks – compaiono nomi di personaggi eccellenti e anche due grandi istituti di credito italiani come Unicredit e Ubi Banca, nonché la banca tedesca Commerzbank. Non solo: i file panamensi – secondo quanto riportato da l’Espresso – “aggiungono particolari inediti su vicende giudiziarie come il caso dell‘eredità di Nino Rovelli, il re della chimica anni Settanta”.

Mossack Fonseca non risulta essere un consulente fiscale della capogruppo”, è stata la replica del portavoce di Unicredit citata nell’articolo di L’Espresso, in cui si precisa che “i file segreti raccontano una storia più articolata. La banca milanese in effetti ha avuto relazioni d’affari con lo studio panamense per la gestione di circa 80 società offshore. Per esempio la Baracaldo inc. e la Overshoot inc. entrambe di Panama, oppure la Nemo partners Ltd, registrata alle Isole Vergini britanniche. Nel 2010 però Unicredit prende le distanze”.

Nei documenti top secret su quasi quarant’anni di affari sporchi, ai limiti della legalità, figura anche il nome di Giuseppe Donaldo Nicosia, sotto inchiesta a Milano per frode fiscale e bancarotta fraudolenta. Un’inchiesta in cui è coinvolto anche l’ex senatore di Forza Italia, Marcello Dell’Utri, che sta scontando in carcere una condanna a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa”.

Coinvolti nello scandalo di evasione fiscale anche il presidente di Alitalia Luca Cordero di Montezemolo e il pilota italiano di Formula Uno Jarno Trulli.

Tra i grandi personaggi a livello globale spicca il caso del presidente russo Vladimir Putin. Il suo nome non appare mai nei documenti, ma il coinvolgimento è evidente. Banche, società e persone legate al leader del Cremlino, spiega Il Guardian, “hanno guadagnato milioni di dollari da una serie di affari che non avrebbero potuto essere assicurati senza il suo appoggio”.

Non si tratta di una sola banca, ma di 21 paradisi fiscali per centinaia di paesi coinvolti, dal Lussemburgo a Panama, passando per la Svizzera, le Isole Vergini e le Seychelles, Montecarlo e le Bahamas. Non si tratta di una sola banca o di uno schema organizzato di ottimizzazione fiscale per una multinazionale, come nel caso dei LuxLeaks del 2014, qui siamo di fronte a una mappa completa della finanza mondiale che è stata espressamente tenuta segreta lontano dallo sguardo delle autorità fiscali.

Senza le rivelazioni di una fonte anonima interna allo studio legale, queste informazioni sarebbero restate al riparo. La miniera d’oro di informazioni è stata svelata a partire dal 2015 da una fonte anonima al giornale di Monaco di Baviera Suddeutsche Zeitung.  Da quel momento la seconda banca di Germania, Commerzbank, è finita nel mirino degli inquirenti per frode fiscale. Grazie anche alla collaborazione della testata tedesca con il Consorzio ICIJ, esperto in maniera di inchieste giornalistiche internazionali, è stato poi rivelato che la banca non era la sola ad aggirare il fisco.

Sono 12 i capi di stato o di governo coinvolti, di cui sei in attività. Sono 128 i dirigenti politici e alti funzionari pubblici, più 29 delle 500 persone più ricche al mondo, diversi funzionari di intelligence e centinaia di italiani.

Ancora non si conoscono i ruoli esatti e l’ampiezza della presunta frode fiscale di ciascuno. Ma il legame con il centro finanziario “tossico”, che si rifiuta di cooperare con gli Stati stranieri nella lotta contro l’evasione fiscale, è dimostrato dalle montagne di documenti resi noti.

  • Petro Poroshenko, presidente dell’Ucraina
  • Mauricio Macri, presidente dell’Argentina
  • Hamad bin Jassim bin Jaber Al Thani, ex premier del Qatar
  • Khalifa bin Zayed bin Sultan Al Nahyan, presidente degli Emirati arabi uniti ed emiro di Abu Dhabi
  • Ahmad Ali al-Mirghani, presidente del Sudan
  • Pavlo Lazarenko, ex primo ministro dell’Ucraina
  • Davíð Gunnlaugsson, primo ministro dell’Islanda
  • Ayad Allawi, ex premier dell’Iraq
  • Ali Abu al Ragheb, ex primo ministro della Giordania
  • Sheikh Hamad bin Khalifa Al Thani, ex emiro del Qatar
  • Salman bin Abdulaziz bin Abdulrahman Al Saud, re dell’Arabia saudita
  • Lionel Messi, stella argentina del calcio

*da Wall Street Italia. Fonte principale: L’Espresso

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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