Dignità e indignazione. I Tg di martedì 29 marzo

Schermata 2016-03-30 a 03.01.49

Dignità è quella mostrata dalla madre di Giulio Regeni, ferma nel chiedere giustizia per quel volto torturato, riconosciuto soltanto dalla punta del naso. Indignazione è quella un po’ strumentale dei tg Mediaset, che accostano la vicenda Regeni a quella dei Marò, coglendone l’occasione per accusare di debolezza e inefficienza il governo italiano (nandocan).

***di Alberto Baldazzi – Aperture per quasi tutti con titoli multipli per la conferenza al Senato dei genitori di Giulio Regeni. Le dichiarazioni della madre, quell’aver riconosciuto il volto del figlio torturato solo dalla punta del naso, catturano l’attenzione di tutte le testate. La dignità e la fermezza dimostrate non hanno bisogno di commenti. I Tg Rai e La7 riprendono il paragone tra le torture subite dal ragazzo e quelle cui venivano sottoposti i partigiani dai nazisti e dai fascisti. Quelli Mediaset abbinano la vicenda Regeni a quella dei marò (copertina per Tg5), e al centro delle critiche oltre al governo egiziano finisce quello italiano. Sulla vicenda indiana sempre Tg5 ricorda che siamo alla vigilia di una decisione del tribunale dell’Aja.

Il dirottamento del volo egiziano a Cipro che fa tremare per alcune ore tutta Europa, e che si risolve con la constatazione che non di un terrorista si trattava, ma di un “idiota”, conquista la seconda posizione in tutte le scalette. A proposito di “vero terrorismo”, le tante falle della sicurezza belga sono in apertura per TgLa7 ed ampiamente presenti nei servizi di Tg1, Tg3 e Tg5. Il paradosso dello jihadista che utilizzava il nome di un ex calciatore dell’Inter, compare nei servizi di Tg1 e Tg3. Tg4 forza la polemica securitaria parlando di strutture senza controllo a Roma, e dell’Italia come “crocevia”dei jihadisti.

TgLa7 e Tg3 si diffondono sui possibili cambiamenti al decreto per i rimborsi agli obbligazionisti truffati dalle 4 banche in default, che triplicherebbero il fondo nella fervida speranza che Bruxelles non abbia da ridire sul tema “aiuti di stato”.

Renzi negli Usa è titolo per Tg1 e servizio Tg5 e TgLa7, che sottolinea come il plauso all’Italia “regina” delle energie alternative vada letto in riferimento alle polemiche che accompagnano le ultime settimane di campagna referendaria sul no-triv e che squassano il Pd.

TgLa7 ci informa che Dilma Roussef sarebbe alla fine del suo percorso politico, con la sua maggioranza che si sfarina dopo le polemiche e le proteste per la vicenda giudiziaria dell’ex presidente Lula. Sempre per gli esteri Tg2 si porta avanti con il lavoro andando a sondare gli umori in Gran Bretagna alla vigilia del referendum sull’Unione Europea.

 

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
Vai alla barra degli strumenti