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Pakistan strage: blasfemia e terrorismo

Pakistan, strage di Pasqua. Almeno 72 morti. Un kamikaze si è fatto esplodere nell’Iqbal Park, vicino all’aerea bambini. Tra i feriti e le vittime numerosi cristiani che erano lì a festeggiare la Pasqua. La rivendicazione dei talebani. La legge anti blasfemia definita dal governatore del Punjab, musulmano, una kala kanoon, una “legge nera”, in lingua urdu.

Pakistan cop

***di Ennio Remondino, 28 marzo 2016 – Non sono moltissimi i cristiani in Pakistan. Quelli della piccola comunità di un quartiere di Lahore Stavano festeggiando la Pasqua in un parco. È lì che è avvenuto lo scoppio. Un kamikaze, forse anche più di uno) si è fatto esplodere a Lahore. I morti accertati sono almeno 72 e oltre 320 i feriti, tra cui donne e una trentina di bambini. Tra le vittime e i feriti nell’attacco ci sono numerosi cristiani. L’esplosione è avvenuta nell’Gulshan-e-Iqbal Park, che si trova nella città a nordest del Paese che, nella giornata domenicale era gremito di gente.

La zona è stata presidiata dalle forze di polizia e lo stato di emergenza è stato dichiarato negli ospedali circostanti. Il Punjab è sempre stato tradizionalmente una zona più tranquilla rispetto ad altre del Pakistan. Gli avversari del premier Nawaz Sharif lo hanno accusato di tollerare la presenza dei militanti in cambio della pace nella sua provincia, accuse che il premier ha sempre negato. Nel 2014, il Pakistan ha lanciato un’offensiva contro talebani e combattenti jihadisti nella regione del Nord Waziristan.

L’attentato è stato rivendicato dal gruppo talebano pachistano Tehrik e Taleban Pakistan, il Ttp. «Obiettivo i cristiani», afferma un portavoce della fazione. Messaggio al primo ministro Nawaz Sharif. «I nostri attentatori suicidi continueranno questi attacchi». Probabile vendetta all’esecuzione di Mumtaz Qadri, impiccato il 29 febbraio, dopo avere ucciso nel 2011 l’ex governatore Salman Taseer, ‘colpevole’ di aver criticato la legge anti blasfemia. Qadri era guardia del corpo dell’allora governatore che poi aveva assassinato.

In Pakistan, la blasfemia è punita del codice penale e arriva alla condanna a morte. L’accusatore non ha l’onere di provare ciò che dice. La legge è stata introdotta dal presidente Muhammad Zia-ul-Haq nel 1986. Secondo la Chiesa cattolica pakistana, dal 1986 all’agosto 2009, almeno 964 persone sono state incriminate. La prima donna condannata a morte per effetto della legge è stata Asia Bibi nel 2010. Spesso accade che chi viene rilasciato venga presto assassinato in un agguato da estremisti islamici.

Il 19 giugno 2009 la cattolica Asia Noreen Bibi venne accusata di oltraggio al profeta Maometto da donne dello stesso villaggio con cui aveva avuto un diverbio sull’utilizzo del pozzo comune. A rischio linciaggio, la madre di cinque figli fu messa sotto custodia della polizia e da allora, nonostante il sostegno legale e la solidarietà internazionale, è ancora prigioniera. In isolamento, dopo l’aggressione subita da una secondina nel 2011. Il 16 ottobre 2014, l’Alta Corte di Lahore confermando la pena capitale. Il 22 giugno 2015 la Corte Suprema ha sospeso la pena capitale.

Il caso di Asia Noreen Bibi ha innescato un dibattito sulla legge di tutela dell’identità islamica. Una norma del 1987 voluta dal generale-presidente Zia Ul-Haq per blandire gli islamisti. Il suo impiego arbitrario verso minoranze e musulmani moderati, ma anche per la risoluzione di controversie economiche e familiari, è diventata strumento di pressione e discriminazione. Il Governatore del Punjab, Salmaan Taseer, musulmano, l’ha definita una “kala kanoon”, “legge nera” in lingua urdu, perché si presta alle più diverse strumentalizzazioni.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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