I miei ricordi di Paolo Poli

Firenze liceo Dante
Firenze liceo Dante

Roma, 26 marzo 2016 – La prima volta che ho assistito a uno spettacolo di Paolo Poli è stata al liceo Dante di Firenze (nella foto), per una recita scolastica della “Locandiera” di Carlo Goldoni. Se la memoria non mi inganna, io frequentavo la media nel seminterrato dell’edificio in piazza della Vittoria, mentre lui, più anziano di me di sei anni, era probabilmente alle soglie della maturità. Nella parte del cavaliere, follemente innamorato della locandiera, subiva i maltrattamenti di Elina Imberciadori, la figlia del preside del liceo, che immagino fosse anche sua compagna di classe. In quella giovane compagnia teatrale, l’Alberello, Paolo Poli recitava con Ferruccio Soleri, suo coetaneo che diventerà poi il “principe” degli Arlecchini, con Ilaria Occhini e Beppe Menegatti che curava le regie. Ho poi letto su internet che Franco Zeffirelli e Giorgio Albertazzi “li consideravano i loro pupilli” e che anche Renzo Montagnani era stato “coinvolto nelle loro attività”.

L’ultima volta che ho visto e ammirato Poli è stata tre anni fa, al teatro Ghione, per una godibile rassegna di poesia pascoliana, sceneggiata e interpretata come sempre da lui con bonaria ironia e finissimo senso dell’humour.

Scandalosamente divertente, negli anni sessanta, la sua rivisitazione della storia di Rita da Cascia. Anche per me indimenticabile.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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