E ora che succede? (e cosa è successo dopo il 6 marzo)

Una domanda che avevano fatto in molti, fin dal giorno dopo il “laboratorio” del 6 marzo al Palazzetto dello Sport (qui il video). Qui di seguito, in neretto, la risposta che ci è stata inviata. Ancora interlocutoria, mi pare. Su un’alternativa credibile alle candidature attuali, è chiaro che non ci sarà finché tutti coloro che, alla sinistra del PD, camminano nella stessa direzione, condividendo valori e obbiettivi, non si metteranno attorno a un tavolo per indicarla. Ma per agire e scegliere non c’è molto tempo (nandocan)

Contaci***da CONTACI, 21 marzo 2016 – Abbiamo dato vita a CONTACI perché è indispensabile dare nuova dignità e senso alla pratica politica, a Roma ancor più che altrove. E abbiamo iniziato a sperimentarla in tanti incontri prima il 13 febbraio, poi sul territorio e poi il 6 Marzo scorso al Palazzetto dello sport.

L’abbiamo fatto in vista delle elezioni amministrative di Giugno perché Roma ha un bisogno disperato di questo cambiamento per tentare di rimettersi in piedi, perché il prossimo governo della città deve affrontare le sfide di un momento storico drammatico e perché l’offerta politica non è all’altezza. Perché’ senza una diversa concezione del potere e un rapporto vero tra cittadini e amministratori Roma sarà sempre più povera, triste, soffocata, preda degli interessi di pochi.

Dopo anni di crescente sfiducia per la prima volta abbiamo avvertito il potenziale liberatorio e unificante del percorso che abbiamo iniziato. Se ne sono accorti tutti coloro che abbiamo incrociato.

La grandissima parte di chi ha partecipato agli incontri promossi in questi mesi ha chiesto continuità e coerenza con le premesse: una nuova pratica politica e concezione del potere per esprimere un nuovo governo della città. Allo stesso tempo e proprio perché l’interesse e la speranza sono forti, tutti ci rivolgono la stessa domanda: e ora che succede? Cosa viene dopo? Domanda questa a cui è difficile rispondere nel contesto in cui ci muoviamo.

Nelle due settimane trascorse dal 6 Marzo abbiamo tentato di favorire un punto d’incontro tra le persone e le forze politiche organizzate che si muovono oltre il PD romano e non solo, con tutti gli argomenti a nostra disposizione e con la forza dell’esempio dato.

Abbiamo chiesto a tutti di mettere nelle mani dei cittadini la costruzione di un patto per Roma e la scelta dei candidati per rappresentarlo. Scrivendo, parlando e incontrando chiunque fosse disponibile. Ci sembrava ragionevole favorire la convergenza di attori che dichiarano di battersi per obiettivi simili e che, a parole, tengono alla partecipazione attiva dei cittadini al governo della città.

Tra decisioni rinviate, aperture di dialogo smentite da appelli pubblici, dichiarazioni d’interesse subito contraddette, gli attori politici che occupano il “teatro” romano, dimostrano di essere soprattutto interessati a misurare la forza reciproca. Tutto si gioca in chiave di politica nazionale, anche a sinistra proprio come a destra, dove nuovi candidati spuntano come funghi dopo la pioggia.

Prendiamo atto che, al di la delle parole, con pochissime eccezioni (es. Possibile, Parte Civile, Green Italia, …) nessuno degli attori politici incontrati è davvero disponibile a mettersi in gioco e lasciare nelle mani dei cittadini le scelte su programmi e candidati.

E intanto il solco tra cittadini e politica si allarga in modo vertiginoso, a sinistra più che ovunque stando alle rilevazioni più recenti.

Non intendiamo restare semplici testimoni di questo disastro annunciato. Ma per rispondere con coerenza alla domanda “e ora che succede?” dobbiamo agire e scegliere insieme tra diverse alternative.

Agire, mettendo all’opera laboratori di discussione collaborativa per individuare insieme le politiche che vogliamo dal prossimo governo di Roma. Partendo dagli esiti del 6 Marzo e approfondendo il confronto sulle tante aree d’intervento che abbiamo individuato.

Scegliere, decidendo se concorrere direttamente alle elezioni con una lista civica indipendente per dare rappresentanza e volti alla domanda di Politica che hanno espresso CONTACI e altre associazioni, reti, persone singole e attori della politica seriamente impegnati a cambiarla o, invece, se concentrarsi da subito nella costruzione di una presenza in città dopo il voto e l’identificazione di possibili interlocutori nelle istituzioni.

Siamo stati silenziosi a lungo, troppo. Ci dispiace, ma il materiale accumulato lungo il percorso è ricchissimo (v. ad esempio le Schede Lab 1000 6 marzo http://www.contaci.rm.it/materiali/) e in una situazione così confusa e ingolfata abbiamo sentito il bisogno di considerare a fondo le opzioni per capire come non sprecare il potenziale mostrato da quello che abbiamo finora fatto. Ora proviamo a recuperare.

Stiamo mettendo a punto un metodo di lavoro per agire e uno per scegliere; contiamo siano pronti in qualche giorno. E abbiamo individuato un possibile percorso per agire a scegliere.

Per scegliere. Vorremmo dedicare il 9 e 10 Aprile a incontri in tutti i municipi per valutare la situazione come si presenta e scegliere insieme quale sia il miglior modo per influire sulle elezioni di Giugno, se con una presenza diretta o no. Vorremmo che queste giornate fossero il momento in cui tutti coloro che hanno già incrociato il percorso di CONTACI e le tante energie vitali che abitano Roma s’incontrassero per decidere insieme come riprendersi in mano il futuro della città. Non è troppo tardi.

Per agire. Nel frattempo, a partire dal 29 Marzo, iniziamo i laboratori a tema che dovranno continuare fino alle elezioni – per la proposta – e poi dopo come strumenti di organizzazione del controllo sulla nuova amministrazione, indipendentemente dalla scelta circa la lista civica. Stiamo lavorando ad un metodo di discussione che consenta di combinare discussioni dal vivo e forum in internet, di integrare i punti di vista di chi ha specifiche competenze con quelli di chi vive i problemi sulla propria pelle.

In entrambi i casi lo sforzo organizzativo è notevole così come quello economico. Per calibrare il modo di andare avanti è indispensabile sapere chi ha interesse e disponibilità, sia per lavorare ai laboratori che per partecipare alle giornate del 9 e 10 Aprile. Per questo ti chiediamo di segnalarci entro venerdì 25 Marzo cosa ti interessa a questo indirizzo https://it.surveymonkey.com/r/BYT6ZB2. Il “dopo” si discute e decide insieme.

 

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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