Con la Turchia come oggi con Cuba. Pragmatismo e valori.

Turchia prigioneQuello che i media chiamano “il viaggio storico del disgelo”, la prima visita di un presidente americano a Cuba in 88 anni, è colto da Massimo Nava come spunto di  riflessione sulla validità del pragmatismo nei rapporti internazionali. E la conclusione, che a me pare un po’ frettolosa, è che se Obama imbocca la strada del “realismo” con la Russia e con l’Iran, anche l’Europa fa bene a fare lo stesso,”prendendo la Turchia per come è e non per come potrebbe essere”.  La mia opinione invece è che, se è doveroso per la politica tener conto della realtà, non si possa farlo “giusto o sbagliato che sia”, senza tener conto anche dei propri valori. Semmai il realismo esige che, nel rispetto di quei valori, si scelga il male minore. Nei rapporti con la Turchia, ad esempio, l’Europa dovrebbe chiedersi se i miliardi che regala per bloccare i migranti in un paese che dimostra ogni giorno di avere scarso rispetto dei diritti umani potrebbero essere meglio investiti in un’accoglienza più generosa dei fuggiaschi, contrastando i sentimenti di paura e di odio di parte della popolazione. E se questa scelta non sarebbe politicamente, oltre che moralmente, meno miope che rischiare di vedere utilizzati quei soldi nella produzione o nell’acquisto di armi da vendere ai terroristi. (nandocan)

Istanbul 2016*** I princìpi morali condivisi e le applicazioni che convengono

di 19 marzo 2016* – I principi morali non si applicano secondo regole condivise. Condivisi, a parole, sono appunto i principi. Quasi mai la loro applicazione, che é appunto a geometria variabile.

Tutti salutano con entusiasmo il viaggio di Obama a Cuba e la fine di mezzo secolo di sanzioni, incomprensioni e giochi sporchi.

Ad opporsi é rimasta ormai soltanto la comunitá di fuoriusciti della Florida che, naturalmente, ha continuato a fare affari con Cuba. Se ciò é possibile nei Caraibi, perché non dovrebbe esserlo dall’altra parte dell’Atlantico?

Ad esempio, nei confronti della Russia, patner strategico ormai indispensabile alla stabilitá e anche all’economia dell’Europa, unico attore veramente credibile nello scacchiere siriano, eppure sottoposto a embargo e ostracismo.

Ad esempio, nei confronti dell’Iran, nonostante l’accordo sul nucleare, la fine annunciata (ma non ancora implementata) delle sanzioni.

Anche l’Iran é un patner indispensabile dell’Europa e non certo meno affidabile o meno rispettabile ad esempio dell’Arabia Saudita, Paese notoriamente campione di diritti umani e democrazia.

In veritá, qualche cosa comincia a muoversi nei confronti della Turchia, sia pure con tutte le riserve del caso in materia dei diritti umani, di repressione delle minoranze e di libertá di stampa. Lo stiamo facendo con una buona dose di cinismo, sull’onda dell’emergenza migranti.

In pratica, in cambio di un pacco di miliardi e chiudendo entrambi gli occhi sugli standard di democrazia, non avendo né capacitá né volontá morale di risolvere il problema con le nostre forze.

Giusto o sbagliato che sia, la strada del realismo può contribuire a risolvere la somma disperante di impasse e di ostacoli che l’Europa ha di fronte. Possiamo continuare a indignarci, ma se altri continuano a farlo a senso unico non andremo lontano. Tanto vale prendere la Turchia per come é, e non per come potrebbe essere. O meglio, per come poteva essere anni fa con un po’ piú di lungimiranza e sano pragmatismo.

*da RemoContro

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
Vai alla barra degli strumenti