No alla “deforma” costituzionale, SI al referendum contro l’Italicum. Da sabato 9 aprile la raccolta di firme.

20160318_155340Sabato 9 e domenica 10 aprile, subito dopo l’approvazione finale della legge alla Camera, si aprirà in tutta Italia la raccolta di firme per i due referendum contro la legge elettorale  promossi dal Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, presieduto da Domenico Gallo e Alfiero Grandi.

Il primo quesito si propone di restituire ai cittadini il potere di scegliere i propri rappresentanti, cancellando i capi-lista bloccati e le loro candidature plurime (fino a 10 collegi) ed eliminando il monopolio delle segreterie di partito nella designazione dall’alto della maggioranza dei deputati.

Il secondo quesito si propone di assicurare la rappresentanza della maggioranza reale degli elettori, abolendo quel premio di maggioranza che con l’Italicum regala il 54 per cento dei seggi ad un un’unica lista di minoranza anche se quest’ultima avesse ricevuto al primo turno solo il 20 per cento dei consensi.

Il via alla raccolta è stato dato ieri dal comitato per il NO alle modifiche costituzionali contenute nel ddl Renzi-Boschi, presieduto dal professor Alessandro Pace, e da quello per il SI contro l’Italicum presieduto da Massimo Villone, convocati in assemblea nazionale nell’auletta dei gruppi parlamentari a Roma.

Se la Camera, a metà aprile, approverà definitivamente il testo delle modifiche alla Costituzione contenute nella legge Renzi-Boschi il Comitato per il NO inizierà, in parallelo all’analoga iniziativa dei parlamentari, a raccogliere anche le 500mila firme previste dall’articolo 138 per esigere il referendum costituzionale di iniziativa popolare.

Questa campagna referendaria – è scritto nell’ordine del giorno approvato all’unanimità – è un modo per contrastare la sfiducia, per invogliare i cittadini ad avere protagonismo, a far valere concretamente la possibilità di contare e quindi di esercitare il diritto di ribaltare le decisioni che il governo sta tentando di imporre al paese. Anche per questo riteniamo importante un raccordo non solo operativo con le altre iniziative referendarie che sono in corso di organizzazione sul lavoro e sulla scuola e che sosterremo interamente. Per queste ragioni e perché condividiamo l’obiettivo di merito invitiamo i cittadini a recarsi al voto e a votare si al referendum contro le trivellazioni previsto per il 17 aprile, in modo da fare arrivare anche in questa occasione un chiaro messaggio al governo e alle oligarchie economiche del nostro paese”.

Nelle quattro ore di dibattito introdotto da Domenico Gallo e di cui è disponibile la registrazione integrale curata da Radio radicale, hanno parlato costituzionalisti, magistrati, politici, sindacalisti ed altre personalità di prestigio della cultura e delle istituzioni, dal presidente dell’ANPI Smuraglia al segretario della FIOM Landini, da Moni Ovadia a Stefano Rodotà, da Sandra Bonsanti a Marina Boscaino e molti altri.

Nessuno dei presenti si nascondeva le difficoltà dell’impresa. Chi detiene il potere e intende fare del referendum costituzionale un plebiscito sulla propria azione di governo, arriverà nelle case di tutti gli italiani tramite la televisione. I comitati proveranno ad “arrivare al cuore e alla mente degli italiani” con una grande mobilitazione sulla rete e con migliaia di incontri organizzati nei territori, manifesti, volantini e banchetti per la raccolta delle 500mila firme necessarie per il referendum sull’Italicum. Li troverete anche nei pressi dei seggi in cui il 17 aprile prossimo si svolgerà il referendum contro le trivellazioni.

A conclusione dell’ordine del giorno approvato dall’assemblea sono indicati anche i codici IBAN per chi volesse contribuire con una donazione alle spese:

DONAZIONI COMITATO PER L’ABROGAZIONE DELLA LEGGE 52/2015 “Italicum”: Bonifico Bancario CODICE IBAN: IT69J0101003201100000015865   – BIC: IBSPITNA (per chi sta all’estero) o con Carta di Credito sul sito www.referendumitalicum.it

DONAZIONI COMITATO PER IL NO ALLE MODIFICHE COSTITUZIONALI: Bonifico Bancario IBAN: IT50H0101003201100000015 772 – BIC: IBSPITNA (per chi sta all’estero) o con Carta di Credito sul sito www.iovotono.it

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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