L’Ue arruola i turchi per fermare i migranti sull’Egeo

migranti vignetta copertina

***di 19 marzo 2016 – Il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha messo sul tavolo dei 28 il frutto del negoziato con Ankara, prendere o lasciare. Secondo la bozza, i rimpatri in Turchia dei migranti arrivati illegalmente in Europa prenderanno il via domani mentre si prevede un’accelerazione dei primi 3 miliardi di euro ad Ankara e la riapertura dei negoziati  per l’adesione della Turchia all’Ue.

L’accordo, i dubbi, i pasticci. Gli europei si comprano una tregua di qualche mese per provare davvero a risolvere la questione rifugiati e migranti che attraversano l’Egeo. Per quelli attraverso il Canale di Sicilia si prevede invece il boom col l’Italia nuovamente in prima linea.
Ankara ottiene soldi e promesse che ora può vendere all’opinione pubblica di casa. Il premier Davutoglu proclama pomposamente che «non c’è futuro per la Turchia senza l’Ue e non c’è futuro per l’Ue senza la Turchia». In realtà nessuno dei contraenti l’accordo, ci crede veramente.

Quel dannato 7 marzo. Tutto si è complicato il 7 marzo, quando i turchi hanno messo sul tavolo il piano dell’«uno per uno», un profugo e te e uno a me, assieme ad altre richieste pesanti. Giorni di negoziati. Bruxelles ha fatto un passo indietro, Ankara non ha rotto come si pensava.
Il risultato è che l’Europa da domani rimanderà indietro tutti i siriani e gli illegali che arriveranno nelle isole greche. In cambio, per ogni persona rispedita in Turchia, i Ventotto ne reinsedieranno un’altra pescata nei campi profughi dell’Anatolia.

Canale legale di accesso per scoraggiare i clandestini. Soprattutto perché chi verrà preso in Grecia senza ragione sarà messo al fondo della lista di quelli che possono andare davvero in Europa. Che sia sufficiente resta da provarsi coi fatti. Anche perché il limite delle 72 mila unità è una cifra ridicolmente piccola rispetto ai volumi attesi.
L’intesa è solo una speranza. Come i risultati incassati dai turchi. 72 criteri per accelerare a giugno la liberalizzazione dei visti. I secondi tre miliardi saranno pagati nel 2018 solo se tutti gli impegni saranno rispettati.

Turchia utile ma non amata. I turchi devono fermare i trafficanti e rispettare i diritti umani. Gli europei devono vigilare sulle frontiere, essere solidali, condividere gli oneri e evitare che la chiusura della rotta balcanica e della porta greca crei nuovi flussi. In Bulgaria, anzitutto, ma anche in Libia o Albania. Verso l’Italia.
Ieri Davutoglu s’è lamentato in conferenza stampa per il gruppo di curdi che dava dell’assassino a Erdogan. Donald Tusk per fortuna ha replicato: «La libertà di parola è il nostro marchio di fabbrica». L’Anatolia è ancora molto lontana.

Questioni etiche. L’accordo tra Consiglio d’Europa e Turchia. I 28 statisti che governano questo continente di 506 milioni di abitanti hanno negoziato di fatto con Erdogan il seguente accordo: l’Europa accetterà 72.000 profughi e ne rimanderà altrettanti dalla Grecia in Turchia. In cambio Ankara ottiene per il momento 3 milioni di Euro per progetti sui migranti.
Basta dividere i 3 miliardi ottenuti dalla Turchia per 72.000 e otteniamo poco più di 40.000 euro a persona. Ecco il valore di migranti e profughi per Ankara. Dubbi legittimi sul loro reale utilizzo.

I veri mercanti di uomini sono gli stati europei. 72.000 sono solo gli stranieri arrivati in un anno a Berlino. Una cifra irrisoria se proiettata sull’intero continente. Un numero che non risolve nulla e che serve solo ad alleggerire il peso dell’accoglienza che si è scaricato negli ultimi mesi sulla Grecia. Presto poliziotti e guardie di confine europee sulle isole dell’Egeo per “selezionare” gli stranieri buoni da quelli “illegali”.
Come la mettiamo con la sentenza della Corte di giustizia che prescrive che un profugo possa essere espulso in uno stato terzo solo se questo è “sicuro”. La Turchia uno stato “sicuro”? Anche per un profugo curdo?

Le crisi di domani. Che ne sarà di quelli che arriveranno ora, con la stagione calda, e che sicuramente la Turchia farà passare per spillare ancora quattrini agli europei? – si chiede su il Manifesto Alessandro Dal Lago -. Renzi ha dichiarato che la questione dei migranti si risolve in Africa.
“Bisognerà dirlo agli afghani, agli iracheni e a tutti gli altri che non sono africani, non sono riconosciuti come profughi ed errano in quell’enorme campo minato che si stende tra Istanbul e Kabul, passando per Damasco e Baghdad. Con l’accordo di ieri l’Europa ha chiuso gli occhi sul loro destino”.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
Vai alla barra degli strumenti