Il taglianastri sull’autostrada. Sui Tg di giovedì 10 marzo

Renzi Salerno reggio CalabriaL’avevano detto in molti che, in vista delle elezioni e dell’atteso voto plebiscitario sulle riforme, il nostro Presidente del consiglio non avrebbe resistito alla tentazione di esibirsi in una qualsiasi inaugurazione sulla Salerno Reggio Calabria. E così è stato ieri, in occasione dell’abbattimento dell’ultimo diaframma dell’ennesima galleria, quella del Normanno. Quando, il 23 febbraio scorso, il premier aveva annunciato alla stampa estera la fine dei lavori per il 22 dicembre 2016, dalla platea dei giornalisti era partita una fragorosa risata. Un sindacalista della Fillea CGIL si limitò a ricordare che “ci sono tratti appena andati in gara, altri ancora in progettazione, e altri ancora da mettere in sicurezza”, per cui forse Renzi intendeva dire semplicemente che l’avrebbe lasciata incompiuta. “La stampa ride? Sarò felice di smentirli”, aveva invece commentato lui. Del resto, prima di Renzi in tanti, da Berlusconi a Passera, si erano esibiti nella proclamazione di date di fine lavori, sempre regolarmente disattese. Otto anni per costruirla, ventuno per completarla e ammodernarla. Matteo Renzi farà il miracolo? Chissà, ma per festeggiare poteva almeno aspettare che lo vedessimo. Temo invece che altre cerimonie verranno per questo incredibile monumento all’inettitudine, allo spreco di denaro pubblico, alla corruzione e alle mafie. Oggi mi chiedo se lo sprezzo del ridicolo manifestato in queste occasioni dai nostri governanti non sia incoraggiato dalla penosa, per non dire servile complicità dei nostri telegiornali, che si guardano bene dal rilevarlo o perlomeno ignorarlo con dignitoso silenzio (nandocan).

***di Alberto Baldazzi – – Scalette in pratica obbligate e, quindi, in fotocopia per i Tg di serata. Le aperture sono tutte, con l’eccezione di Studio Aperto, per le decisioni della Bce che rilanciano il bazooka di Draghi e azzerano i tassi per stimolare inflazione e ripresa in un’Europa che sull’economia si muove con la velocità di un bradipo. “Sorprendente” è l’aggettivo più utilizzato per accompagnare la scelta di aumentare il quantitative easing del 30% (da 60 a 80 miliardi al mese) e di “premiare” le banche che prelevano denaro da Francoforte nel caso in cui lo mettano a diposizione di famiglie e imprese. Ma sotto i titoli gridati c’è ben poco di ciò che sarebbe necessario per comprendere la ratio e i possibili effetti concreti della manovra di Draghi. Chi prova a farlo, e in parte vi riesce, è TgLa7 che spiega che il governatore Bce va avanti come un treno, senza preoccuparsi dei massi lanciati sui binari dalla Bundesbank e da quasi tutte le autorità finanziarie e bancarie tedesche. Sempre La7, seguita da Tg2, spiega che la votazione a Francoforte è stata “quasi” unanime, anche perché per le regole interne che prevedono che il board si esprima a rotazione, oggi la Germania non votava.

Dicevamo delle scalette obbligate, viste le ulteriori drammatiche notizie relative all’autopsia sui corpi dei due tecnici italiani finalmente giunti in Italia, e le novità sulla auspicata (quanto tardiva) collaborazione della magistratura egiziana con gli inquirenti italiani per l’uccisione di Giulio Regeni. Sulla prima vicenda tutti i Tg riportano le dichiarazioni e le posizioni legittimamente indignate dei familiari, ma le testate minori Mediaset le espongono come un’icona delle presunte responsabilità, tutte “in negativo” del governo.

Voltando pagina, i dati della diminuzione della disoccupazione nel 2015 sono ampiamente riportati, e va sottolineato che il senso di pur minimo sollievo è espresso non solo dai Tg Rai, ma anche da Tg5 e TgLa7. Per Tg1 l’occupazione in aumento è secondo titolo. Anche in questo caso il servizio più preciso è quello di La7.

Renzi che presenzia all’abbattimento dell’ultimo diaframma a Normanno in una galleria della Salerno-Reggio Calabria, anche in questo caso è “titolo” per Tg1, il che ci risulta alquanto eccessivo. Visto che si parla di imminente scontato cambio ai vertici delle testate del Servizio Pubblico, questa “aderenza” alla uscite del premier, più che agli attuali direttori può essere riferibile ad un clima diffuso che si respira a Saxa Rubra. Sempre per la politica, è quasi inutile confermare che il caos a destra sul candidato per Roma Capitale non è presente su Mediaset, che invece abbonda di riprese e citazioni dell’intervista odierna di Berlusconi a Il Messaggero che contiene il vaticinio della vittoria di Bertolaso al primo turno (!?!). Sulle altre testate l’ulteriore “no” di Salvini al candidato di Forza Italia emerge con evidenza. Passando all’altro schieramento, Bassolino è invece presente trasversalmente sia in Rai, sia a Mediaset che su La7 nel giorno in cui si profila una sua lista civica “contro” il Pd della Valente.

Cambiando aria, attraversiamo l’Atlantico per i “sassolini dalle scarpe” che per TgLa7 Obama si sta togliendo, approfittando dei pochi mesi di mandato che gli rimangono. Il capo della Casa Bianca ammette che nel 2011 gli Usa sbagliarono a dar retta a Cameron e Sarkozy sulla campagna di bombardamenti in Libia in logica anti Gheddafi. Ammissione tardiva ma, comunque, apprezzabile.

Un altro elemento che è presente sui titoli e/o nei servizi di tutte le testate è rappresentato dalle proteste degli agricoltori italiani per l’ok all’importazione senza dazi di ulteriori 35.000 tonnellate di olio tunisino. Mentana dice che “l’Italia ha perso” al tavolo di Bruxelles. Per Tg4 si tratta di un’altra manifestazione anti italiana della matrigna Bruxelles. Da segnalare che nelle votazioni a Strasburgo anche il gruppo Pd si è diviso a metà. A dimostrazione che il problema c’è, ed è serio.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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