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Che je lo manno a di?

Renzi VerdiniQuesta volta il titolo al “Marnetto quotidiano”  lo metto io. Quello suo originale, come sempre piuttosto conciso, è “Governabilità”. Ma quella espressione romanesca, che una simpaticissima attrice romana infilava ogni volta nei suoi sketch in tv, potrebbe titolare la gran parte delle caustiche note di Massimo, che, a dispetto o edificazione di molti, continuerò a pubblicare (nandocan).  

***da Massimo Marnetto, 10 marzo 2016 – Il baco della “governabilità” sta scavando anche nel PD.

Il partito sfugge ancora troppo al controllo dei renziani e allora vanno prese misure urgenti per renderlo governabile, appunto.
Primo, distruggere le primarie, facendole male.
Ancora un paio d’incidenti, brogli, bolle di affluenza bianca e il gioco è fatto. Arriverà qualcuno con l’aria pensosa e dirà che le primarie sono sospese (mai dire abolite per non allarmare), in attesa di tempi migliori Insomma, è stato bello, anche per eleggere Renzi, ma ora mettetevi là e fateci lavorare.
Secondo, dare la colpa agli altri della propria mediocrità. Cioè, chiamare il rifiuto degli elettori verso candidati mezze calzette “effetto Liguria”. Il messaggio deve essere netto: il partito decide, gli elettori eseguono. Chi non si adegua è un traditore ed è colpa sua se vince la destra.
Terzo, sterilizzare la dissidenza interna. Chi non sta con Renzi deve essere isolato e – grazie all’Italicum – non sarà più candidato, in modo da punire con lui, la parte di elettorato che rappresenta e che si ostina a resistere al pensiero unico del capo.
Infine, battere sulla governabilità:cioè non si può essere allo stesso tempo democratici ed efficienti. Il governo del fare non può avere l’intralcio della partecipazione. O perdere tempo con le critiche dell’opposizione. Ci vuole concentrazione di potere e di tempi, emarginando i dissidenti. Il resto verrà da solo, perché tanti elettori sono filo-governativi per indole e molti nobilitano la propria pigrizia con l’astensione. Su un cosa sola lo zoccolo duro è intransigente: poter evadere e corrompere senza troppe complicazioni.
E questo Renzi e Verdini lo sanno.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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