Cose turche. I Tg di martedì 8 marzo

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Sulle primarie di Napoli avrei preferito che il TG 3 avesse sentito Bassolino, le testate mediaset interrogato Orfini e Mentana magari ambedue. Questo perché sono convinto che le interviste (preferibilmente con possibilità di replica) sono tanto più interessanti quanto più lontane sono le idee dell’intervistatore da quelle dell’intervistato. Se poi un giornalista imparziale riesce a mettere a confronto ambedue le parti in competizione, meglio ancora. Quanto alla collocazione di un servizio nella prima o nella seconda parte del tg, non è sempre vero che in tv sia migliore la prima come nella carta stampata. Può capitare che l’ordine di trasmissione sia diverso da quello dato nel sommario iniziale perché la fascia di ascolto cresce nel corso del telegiornale indipendentemente dai contenuti. Infine vorrei suggerire a Baldazzi di non cavarsela mai con espressioni generiche come buon servizio, ottimo servizio, decente trattamento, ecc. I voti in pagella possono essere utili alla scelta di un film o di un programma televisivo. A posteriori, la concisione va  bene, ma è meglio secondo me focalizzare l’attenzione su pochi pezzi dando giudizi più argomentati (nandocan).

***di Alberto BaldazziIl mezzo fallimento (Tg La7) del vertice europeo sull’immigrazione o, se vogliamo, l’ulteriore rinvio al 21 marzo in attesa di mettere i puntini sulle i nella trattativa con la Turchia che chiede più soldi e maggiore accreditamento “europeo”, è nei titoli solo per Tg1 e Tg3. Le accuse dell’Onu al dispositivo che prevede il meccanico rimpatrio ad opera della Turchia dei rifugiati che non avrebbero diritto all’asilo, aggiungono ulteriori problemi e confusione. Segnaliamo che TgLa7 ritiene che la Merkel sia comunque molto soddisfatta. In coda il vertice Renzi-Hollande a Venezia (apertura tg1) è vissuto sulla firma degli accordi sulla Tav, con i Tg Mediaset che danno ampio spazio alle contestazioni no-tav nella laguna, degli scambi sulla situazione libica ma anche del doveroso ricordo di Valeria Solesin.

Sui Tg Rai relativamente sottotono le polemiche che stanno scuotendo le primarie del Pd a Napoli. Tg3 ne parla da studio sentendo Orfini. Ampio spazio invece a Bassolino su TgLa7 e le testate Mediaset (titoli per tutti).

Per converso, la Rai mette nei titoli e in evidenza il sostanziale ok di Bruxelles ai conti di Palazzo Chigi e di Padoan, mentre le altre testate o non ne parlano o lo collocano nella seconda metà delle edizioni.

Sulla Libia titoli e servizi per la decisione degli americani di “prepararsi ad intervenire” dopo che il parlamento di Tobruk ha rinviato ulteriormente il voto sulla formazione del governo unitario. Sul tema profughi ancora buoni servizi su Tg3, ma anche suTg5 che riprende i dati Onu sulle morti nella rotta balcanica.

Orgia di cronaca nera su Mediaset ed in particolar modo su Studio Aperto, così tanta che fatichiamo a ricordare i troppi casi vecchi e nuovi affrontati. Su tutti spicca l’agghiacciante omicidio nella Capitale “per vedere l’effetto che fa”, come hanno confessato i due autori sotto l’effetto di 3.000 euro di cocaina (ripreso anche da altri Tg).

L’8 marzo è stato decentemente trattato, con lunghi servizi su Tg3, l’approfondimento del Tg2, la copertina e la poesia dedicata a tutte le donne su Tg5.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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