Quando sequestrata sembra l’informazione. I Tg di lunedì 7 marzo

Libia sequestratiTemendo di scandalizzare qualcuno, sommessamente mi domando: non sarà un tantino eccessivo lo spazio dedicato da giorni  nei telegiornali, soprattutto in quelli meridiani, alla pur drammatica e coinvolgente vicenda di quattro nostri connazionali? Non sarebbe meglio distribuirlo più equamente tra i fatti principali  della giornata? Capisco il desiderio di coprire ogni dettaglio dell’avvenimento con aggiornamenti e  interviste ripetute (e in genere abbastanza scontate). Non mi riferisco tanto ai protagonisti (d’altronde giustamente laconici), quanto a parenti, conoscenti o semplici vicini di casa. Capisco anche che è molto più facile agguantare ascolti con una storia personale e familiare piuttosto che approfondire una notizia di economia o di  politica interna o internazionale, rendendola comprensibile nel suo contesto. Ma almeno per i tg del servizio pubblico  si potrebbe dare al dovere di completezza dell’informazione  un senso diverso e più equilibrato. O no? (nandocan) 

***di Luca Baldazzi I Tg Rai, Tg5 e Tg La7 aprono sul rilancio del premier turco che, al vertice di Bruxelles sull’immigrazione, ha deciso di “alzare la posta” (Tg1 e Tg5) chiedendo un’altra tranche da tre miliardi di euro e un percorso facilitato per l’ingresso nell’eurozona del suo paese, in cambio della gestione dei flussi migratori. Se i Tg Rai si mostrano cauti nel giudizio sulle istanze turche, ricordando che i tre precedenti miliardi non sono ancora stati stanziati, Tg4 e Tg La7 non usano mezze parole: si tratta di un “ricatto”, un lascia o raddoppia con il futuro di Schengen come posta. Sempre Mentana rilancia da studio quella che parrebbe essere una delle condizioni “di bandiera” poste da alcuni paesi europei, ed in primo luogo del governo italiano: che il governo la smetta di vessare le opposizioni interne e di chiudere i giornali incarcerando giornalisti e direttori. I Tg delle venti annunciano una “cena non programmata” in corso tra i leader europei, che potrebbe riservare portate più “digeribili”. Continuano intanto sui Tg Rai le cronache ed i collegamenti dal campo profughi di Idomeni sul confine greco-macedone. Ottimo quello di Tg3.

Le testimonianze, forti e dignitose, dei due tecnici italiani Calcagno e Pollicardo rientrati ieri in Italia dopo 7 mesi di prigionia, e l’attesa per la restituzione delle salme dei loro colleghi sono nei titoli per tutti ed esauriscono la pagina degli esteri sulle testate minori Mediaset.

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Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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