8 marzo di 70 anni fa, il voto alle donne e poi le mimose

8 marzo 1946 mimose

Dal blog di Ennio remondino, un breve aggiornamento sul lungo cammino della donna verso la parità, in Italia e non solo. Come nacque a Roma la tradizione delle mimose ma anche un dato piuttosto sorprendente: secondo Eurostat, in Italia la differenza di stipendio tra uomo e donna sarebbe al terzo posto in Europa, il 6,5% , più forte che a Malta e in Slovenia ma più bassa di tutte le altre, Germania compresa (21,6%). Insomma, saremo anche fra i peggio pagati, ma trattati con maggiore equità. Solo non considerando l’arretratezza dei nostri servizi sociali, naturalmente. Da nandocan auguri a tutte le donne. (nandocan)

***dalla redazione di RemoContro, 8 marzo 2016 – 70 anni fa, forse quell’8 marzo, più che il ritorno della giornata internazionale della donna dopo la cancellazione del fascismo, fu vigilia di voto per la prima volta nella storia e per tutte le italiane, il 10 marzo. E assieme la storia della donna in Italia propone la nascita della tradizione della mimosa. Fu omaggio alla donna e assieme invenzione della povertà del dopoguerra, anzi, per un bel pezzo d’Italia, non era ancora arrivata la Liberazione.

Nella Roma liberata, le festa della donna per la prima volta chiamata al voto, un po’ per omaggio un po’ per propaganda elettorale, si scelse di regalare a ogni donna, assieme ai volantini un fiore. Come avveniva in Francia con le violette. Ma i soldi per comprare e regalare fiori in quel 1946 non ce n’erano. Roma però nei primi giorni di marzo era tappezzata di mimose, e per questo fu scelto quel fiore spontaneo ormai divenuto simbolo.

Celebrazioni e annunci per la festa della donna, ma la strada da percorrere per la piena parità di genere, ci dicono studi e statistiche, è ancora lunga. Continua ad esserci un gap in Europa tra donne e uomini sul lavoro, sia per lo stipendio che nelle carriere. L’Italia, a stupirci, è tra i Paesi ‘virtuosi’ per uno degli scarti salariali minori registrati tra i 28, mentre si trova a metà classifica per numero di donne con figli che scelgono di lavorare a tempo parziale.

Dati Eurostat in occasione dell’8 marzo. In media nell’Ue una donna a pari mansioni di un uomo guadagna il 16,1% in meno (cifre 2014): i paesi che più discriminano sono Estonia (28,3%), Austria (22,9%), Repubblica ceca (22,1%), Germania (21,6%) e Slovacchia (21,1%). L’Italia è tra i ‘primi della classe’, con una differenza di stipendio uomo donna del 6,5%, terza dietro Slovenia (2,9%) e Malta (4,5%), e seguita da Polonia (7,7%), Lussemburgo (8,6%) e Belgio (9,9%).

Dopo la mimosa. Nel 1948 la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo arriva finalmente ad affermare, tra le altre cose, il diritto all’istruzione di tutti e il principio di non discriminazione. Ma nel contesto internazionale la dichiarazione è rimasta spesso tale, non avendo potere vincolante verso gli Stati. E sono ancora oggi molti i regimi e le culture in cui la donna non gode di diritti e libertà elementari e viene impedito alle bambine di frequentare gli studi.

Integralismi. E’ del 2012 l’attentato dei talebani nei confronti della giovane pachistana Malala Yousafzai, allora appena quindicenne. La ragazza era celebre già ad 11 anni per il blog con cui aveva ed ha fatto conoscere al mondo intero il regime degli integralisti islamici, ostile alle donne e all’istruzione femminile. Dopo lunghe cure per le ferite riportate nel vigliacco attentato la ragazza, divenuta simbolo, è stata anche insignita del Nobel per la Pace.

Terrorismo Isis e non solo. In Nigeria i militanti islamici di Boko Haram, responsabili di attentati sanguinari, hanno rapito decine di ragazze che frequentavano il liceo per darle in spose ai terroristi o venderle come schiave. Accade oggi nelle terre lacerate dalla follia jihadista. Altro dramma al femminile le gravidanze precoci in America latina e in altri paesi in via di sviluppo. Attualità controversa, la maternità surrogata, spesso praticata nei paesi più poveri.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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